1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

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mercoledì 18 giugno 2008

La nuova Giunta Provinciale, l’ultimo disperato tentativo di Nigro per rimanere a galla…e il Presidente perde nuovamente e indecorosamente le staffe.

Davvero un brutto spettacolo quello andato in scena ieri mattina nella sala del Consiglio Provinciale nel corso dei lavori dello stesso. Una maggioranza disastrata che tenta, con tutta la goffaggine di cui è capace, di camuffare la ragioni alla base di una crisi irreversibile che vede tutti contro tutti senza nessuna articolazione politica, senza nessun partito contrapposto ad altri ma solamente interessi singolari in competizione tra loro. Lo spettacolo pessimamente condotto da Nigro è avvenuto in una sala colma di lavoratrici/ri della ex Sma che, attoniti, si chiedevano di cosa si stesse parlando -visto il lessico incomprensibile alla maggior parte delle persone comuni- di tanto importante da meritare un sonoro diniego alla loro richiesta di chiarimenti circa le vicende che attengono alla loro vertenza. Tra 9 mesi, il tempo di un parto, si chiude la vicenda amministrativa di questa Provincia. Tanto è il tempo che ci separa dalle prossime elezioni e si pretende d’aver varato una sorta di Giunta di “rilancio”. Niente di tutto ciò: piuttosto è la Giunta degli equilibri di potere; la possibilità di “spargere” fette di potere fino all’ultimo giorno del mandato di questa amministrazione provinciale. Diremmo si tratti di un ottimo argomento per decidere di far perdere definitivamente al centro-sinistra l’opportunità di riscattarsi col rischio che il Nigro-“Caronte” traghetti il centro-sinistra sull’altra sponda (dove uno come lui potrebbe anche trovarsi a suo agio). Un amministrare senza qualità: è questa la vera ricetta che ha contraddistinto gli anni di questa amministrazione, tra gli ululati e i latrati dei tanti che chiedevano una “postazione di comando”, ululati mai sopiti, neanche nella giornata di ieri durante la quale anche la riproposizione di una pseudo-sinistra di governo ha creato mal di pancia interni. Ancora una volta il Presidente Nigro ha perso le staffe, come ogni qual volta accade, da un po’ di tempo a questa parte, a colui che non è abituato al dissenso e al confronto democratico. Nigro mostra di essere un relitto della diplomazia che chiude definitivamente, con questa esperienza, il suo mandato politico, prima (chissà) di essere debitamente “parcheggiato”, come accade a molti, in qualche ente pubblico secondario di accompagnamento alla meritata pensione. Rifondazione Comunista, orgogliosamente all’opposizione di questo meccanismo tutto piegato sul potere e per niente riverso alla soluzione dei problemi dei cittadini rimarca il proprio ruolo di opposizione e continuerà, senza sconti per nessuno, a vigilare sull’esercizio del “potere” dei giaculanti ostentatori di via Ridola.

Gianni Palumbo
Comitato Politico Regionale PRC-SE

Vincenzo Dambrosio
Capogruppo PRC-SE
Provincia di Matera

mercoledì 4 giugno 2008

Dopo le leggerezze amministrative e le scriteriate scelte politiche la Regione Basilicata dia risposte immediate ai lavoratori di Marinagri

Sabato 31 maggio, il Consiglio Comunale di Policoro si riunisce in seduta straordinaria, aperta ai parlamentari lucani, agli amministratori regionali, a quelli provinciali, alle organizzazioni imprenditoriali e ai sindacati confederali, per discutere “… dello stato di crisi determinato dal blocco cautelare dei cantieri della società Marinagri con i relativi effetti negativi sul sistema economico ed occupazionale di Policoro e della zona”. Iniziativa importante, non vi è dubbio: sabato 31 maggio la “casta” sarà in movimento, tutti a Policoro, tutti si stringeranno attorno alla società Marinagri, al suo patron Vitale e ai lavoratori che hanno perso il posto (e quindi il reddito) per colpa dei sigilli del solito De Magistris. Nessuno escluso, l’intero arco partitico, maggioranza ed “opposizione” insieme per difendere imprese e lavoratori dai giudici. La vicenda Marinagri, con il suo portato drammatico, può essere assunta a icona del funzionamento del sistema di potere in questa regione. A livello istituzionale, a quanto pare, si è intervenuti con atti, oggi messi in mora dalla magistratura, come la modifica del Piano Paesistico di Area Vasta del metapontino, che ha consentito una gigantesca operazione speculativa. Politica e imprenditoria, in una spirale perversa tutta a spese del territorio e oggi dei lavoratori dei cantieri di Marinagri, avviluppati dentro il dramma della perdita del posto di lavoro. La rabbia dei lavoratori è più che mai legittima, in un contesto economico-sociale in continuo e progressivo smantellamento. Oggi più che mai la rabbia di chi perde il posto di lavoro è giusta. Ciò che invece è tremendamente ingiusta è la strumentalizzazione che il ceto politico, diretto e principale responsabile della precarizzazione di vita di questi lavoratori (come di quelli, per esempio, della CIT Holding), sta operando senza ritegno per offuscare le proprie responsabilità. La cecità dorotea di questa classe dirigente –contraddistinta da forti elementi di trasversalità– sta portando la società lucana verso il baratro. Per questo oggi ai lavoratori dei cantieri dell’area portuale (sarebbe bello anche accennare a quell’altra area portuale, anch’essa con un “pezzo” sotto sequestro giudiziario, quella dell’aulica “Argonauti” alla foce del fiume Basento) le risposte deve darle la Regione Basilicata, responsabile insieme agli amministratori del Comune di Policoro, di aver consentito, stando alla puntuale ricostruzione della magistratura, uno scempio ambientale di proporzioni abnormi (come da tempo segnalato dalle associazioni ambientaliste e dai comitati cittadini) che sottopone il territorio e i cittadini ad un ulteriore specifico rischio, quello del danno da esondazione che tutti scongiuriamo. Ovviamente la denuncia politica attiene ad un ampia discussione che deve poter essere inclusiva e partecipata dai cittadini che sul litorale lucano continuano ad accampare diritti. Da tempo Rifondazione Comunista denuncia che questo modello di sviluppo-turistico di massa è vorace di territorio e diritti. Nel merito della vicenda giudiziaria, esprimiamo una piena fiducia nell’operato della magistratura e la solidarietà al giudice De Magistris per i continui attacchi subiti nel corso degli ultimi tempi. A ciascuno le proprie responsabilità.

Vincenzo
Dambrosio

Capogruppo PRC-SE Provincia di Matera

martedì 1 aprile 2008

Provincia di Matera, bilancio di previsione 2008. Discussione e dichiarazione di voto.

Prima di ogni altra cosa è necessario complimentarsi con il dirigente del settore ragioneria e con tutti i suoi collaboratori per la mole di lavoro svolto e per la qualità dello stesso.

Quest'anno, come sappiamo, la Provincia, non è soggetta ai vincoli imposti dal patto di stabilità e quindi vi sono state maggiori possibilità di intervento, dentro gli indirizzi stabiliti dalla giunta, in alcuni settori piuttosto che in altri compatibilmente, è chiaro, con il quadro economico finanziario dato.

Il bilancio, però, sappiamo bene non è un fatto esclusivamente tecnico e nella sua valutazione intervengono altri e più complessi fattori che ne determinano la direzione generale, l'impronta programmatica, la cultura politica che lo ha ispirato. Con il voto sul bilancio si esprime sostanzialmente la condivisione e l'adesione ad una opzione politica, nel nostro caso visto che si discute il bilancio della Provincia di Matera ci si esprime anche sulla capacità di governo dimostrata dal centro sinistra in questa regione se pure non ci sono automatismi di sorta.

Certo, non l'ho si mette in dubbio, in questo bilancio di previsione sono previste delle azioni condivisibili in diversi settori ad iniziare dall'apertura di un capitolo apposito per la gestione del progetto regionale VIE BLU, per questo si condivide fortemente l'idea dell'approvazione in questa seduta, con questo però non si può affermare che la tutela del lavoro, in tutte le sue forme, e la lotta alla precarietà siano la bandiera di questa maggioranza evanescente. Siamo ben lontani da questo! Lo dimostra la vertenza COGEIN rispetto alla quale l’Amm.ne Prov.le si era impegnata ad assorbire i lavoratori nella nascente APEA (l’Agenzia Provinciale per l’Energia e l’Ambiente) e invece la situazione di precarietà assoluta continua tutt’ora. Così come si giudicano positivi alcuni interventi nel settore della sicurezza stradale (ad es. svincolo Pomarico-Piani Bradano), però anche in questo caso a prevalere è la logica dei grossi progetti e delle montagne di danaro che devono spendersi a tutti i costi oliando i meccanismi storici della filiera della formazione del consenso. Le opere pubbliche non si pensano e realizzano in una ottica razionale per incontrare le esigenze delle comunità ma per mobilitare la mole di denaro più consistente possibile pensando di fatto, nel 2008, che questo possa produrre ricchezza e sviluppo per il territorio. Siamo alla preistoria!

Nella discussione del precedente bilancio di previsione Rifondazione Comunista presentò una serie di emendamenti ritirati in seguito alla manifestata volontà dell'amministrazione di darne un seguito nell'attività amministrativa ordinaria. Si trattava di proposte ispirate dal buon senso e finalizzate a fornire dei motivi per votare quel bilancio, oggi si sarebbero potuti presentare tutti e sette gli stessi emendamenti perché come succede per ogni atto che non risponde ad una logica ricattatoria l'amministrazione provinciale ha ignorato degli impegni solenni assunti in questa sede. Giova ricordare che si trattava di proposte assai poche onerose nel campo della cultura dove l'azione della Provincia è a dir poco disastrosa oltre che goffa e impercettibile, nel campo delle politiche attive del lavoro dove si proponeva la redazione di una inchiesta scientifica sulla condizione di lavoro nella nostra provincia, nel settore della sicurezza stradale, nel settore della cooperazione internazionale.

Per questo, Presidente, la linea emendativa ai vostri bilanci risulta essere assai poco efficace e dall'opposizione non c'è altro modo per esprimere un'opzione politica differente che votare contro questo bilancio di previsione.

Questo voto è contro il ponte di comando di questa regione del quale lei Presidente fa parte a pieno titolo, è contro una classe dirigente che in 15 anni ha portato questa regione ad essere la più povera d'Italia, ad avere un tasso di immigrazione pari a quello del 1960. E' un voto contro chi ha svenduto alle multinazionali del petrolio questa regione ed ora ci si ricorda che le royalties al 7% non esistono in nessun posto al mondo neppure in quello che voi chiamate con disprezzo Terzo Mondo, dove le classi dirigenti vengono selezionate con la guerra preventiva degli USA. Adesso dopo aver pregiudicato irreversibilmente con le estrazioni petrolifere l'ecosistema delle zone maggiormente interessate, producendo solo povertà, emigrazione e umiliazione per quei cittadini che dopo decenni di lavoro all'estero tornano nella loro terra e la trovano sventrate dalle vostre trivelle, i grandi elemosinieri della Basilicata in piena campagna elettorale si inventano la rinegoziazione degli accordi con le società petroliferi. E' davvero sconcertante! E la Provincia di Matera che fa? Elemosina la possibilità di utilizzare le royalties anche per questo territorio. Esiste una parola, un concetto che chi ricopre incarichi politici dovrebbe assumere come bandolo del proprio agire: autonomia; autonomia come condizione per rappresentare con dignità le nostre comunità. E' possibile mi chiedo legare le sorti di un territorio ai profitti di multinazionali che per definizione devono solamente sfruttare questa terra e poi fuggire altrove?

A tal proposito la puntata della trasmissione “Annozero” credo sia stata esemplare, così come lo è stato il sentimento di vergogna dei cittadini lucani di fronte al balbettare di quel Presidente della Regione che davvero avrebbe dovuto tacere.

E' un voto contro chi ha sventrato le ultime spiagge incontaminate d'Italia regalandole alle multinazionali del turismo in cambio di una manciata di posti di lavoro stagionali precari e sottopagati.

Più di ogni altra cosa con questo voto si vuole segnare un punto forte di alterità con le logiche che ispirano il rapporto tra politica, istituzioni e cittadini in questa regione e in questa provincia. Il controllo molecolare della democrazia che si attua attraverso gli enti pubblici gestiti dalla politica. Dalle ASL, alle ai parchi regionali, ai direttori generali dei dipartimenti, dall'APT all'ALSIA, dall'Ageforma all'ATER e potremmo continuare a lungo. I cittadini lucani più di altri cittadini del Sud sono trattati come clienti da una politica che attraverso il controllo degli strumenti della spesa si guadagna il suo stare a galla e produce l'impoverimento complessivo della qualità dei servizi in questa regione per via della propria inadeguatezza e incapacità ampiamente dimostrate.

Per questa articolata serie di motivazioni, signor Presidente, Rifondazione Comunista, all’opposizione della sua maggioranza, voterà contro il Bilancio di previsione 2008.

Vincenzo Dambrosio

Capogruppo PRC-SE

Consiglio Provinciale - Matera

giovedì 21 febbraio 2008

PROVINCIA MATERA - Interrogazione del PRC sullo smaltimento dei rifiuti

Il consigliere di Rifondazione comunista, Vincenzo Dambrosio, ha presentato un’interrogazione al presidente della Provincia di Matera, Carmine Nigro, per conoscere la posizione dell’ente sulle modalità di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e, in particolare, l’importanza che si attribuisce all’incenerimento dei rifiuti e quindi alla filiera industriale e quanta, invece alla raccolta differenziata dei rifiuti attraverso il metodo “porta a porta”.

mercoledì 6 febbraio 2008

Intervento in Consiglio Provinciale del 5 febbraio 2008 del capogruppo PRC/SE Vincenzo Dambrosio

Questa cari colleghi è la Basilicata, non la Sicilia di Totò Cuffaro e dei suoi picciotti, l’antimafia parla cioè di Basilicata e della provincia di Matera, territorio in cui sono attivi dei clan criminali quali Mitidieri-Lopatrielo e Zito-D’Elia. Saremmo degli ingenui, colpevolmente ingenui se non ci ponessimo degli interrogativi, se non riportassimo nell’alveo della riflessione politica questi dati, circa le vie che possono prendere le montagne di fondi pubblici che si utilizzano nel settore della viabilità (per esempio). Parliamo di questo, parliamo dei meccanismi di controllo sulla gestione dei cantieri e degli innumerevoli subappalti che si mettono in moto nei lavori di una certa entità; parliamo di criteri oggettivi per la gestione dei lavori di somma urgenza per esempio; parliamo di come predisporre degli strumenti che controllino efficacia dell’investimento e che i soldi non vadano ad oliare altri meccanismi del sistema che implicano automaticamente pericolose devianze. Il centrosinistra campano, ci ricordava il brillante Roberto Saviano su Repubblica di ieri, ha per troppo tempo pensato che il problema della camorra e delle sue infiltrazioni negli apparati decisionali della Pubblica Amministrazione fosse un problema che riguardasse l’altra parte, commettendo l’errore che oggi ha sepolto sotto i cumuli dei rifiuti quella classe dirigente. Nel corso degli ultimi anni - sostiene Saviano- i circoli della sinistra hanno aperto le porte alla camorra. Non faccio nessun parallelismo ma torno sul punto di partenza: occorre, cioè, approfondire l’analisi e lo studio di questa tematica proprio alla luce di quello che lo stesso Saviano e -chiaramente- i maestri dell’antimafia in questo Paese, da don Luigi Ciotti ai ragazzi della Locride, sostengono cioè che non esiste più una mafia delle coppole e magari legata ad una sola parte politica ma una macchina economica che non ha nessun connotato politico-partitico preciso e predefinito ma stringe alleanze con il mondo politico quando esso garantisce il dispiegarsi di certi interessi. Quindi quella che Rifondazione Comunista pone con forza è una questione politica e non penale. Si ritiene che oggi più che mai in questa regione (e quindi anche nella nostra provincia), sia necessario un repentino cambio di marcia all’insegna della trasparenza, delle pari opportunità, dell’adozione di criteri oggettivi nel reclutamento del personale interno ed esterno come nel caso degli appalti. L’uso di strumenti come l’appalto-concorso certamente non ci aiuta in questa direzione. La domanda a cui bisogna rispondere e tenere presente sempre è la seguente: a chi serve la Provincia di Matera? Non vorrei rassegnarmi alla risposta che si sente sui marciapiedi, cioè a quelli che hanno la tessera ai partiti della maggioranza. Viviamo, per scomodare un intellettuale della caratura di Giacomo Schettini nel “tempo in cui il controllo molecolare da parte del potere politico e burocratico produce e fa dilagare quella che è stata chiamata volontaria servitù”. La questione che pone Rifondazione Comunista è questa: si può ancora tirare a campare? Non si faccia il tentativo di trasporre il tutto dentro l’idea di un duello con Nigro perché così non è. Non ci tengo affatto, perchè Nigro è ancora il Presidente della Provincia di Matera e deve dar conto di molto altro, per esempio di come sia possibile -lo spieghi ai cittadini- che mentre lei dice che va tutto a gonfie vele c’è una crisi strisciante e irrisolta da 7 mesi per questioni di potere. Nigro deve dare conto ai cittadini della provincia di Matera di cosa si sta preparando per le nomine all’Ageforma e alla neonata APEA, c’è da dire che i presupposti non sono certamente dei migliori se si considera quello che si legge sui giornali e cioè che dalla Giunta si passa alla Agenzie Speciali (in gergo queste vengono chiamate col brutto termine di “compensazioni”). Un giro di potere tutto interno alla casta, chiaramente si spera di sbagliare e che li ci vadano persone competenti e con i titoli diversi da quelli di amministratore provinciale comunale o regionale. Questo è solo un esempio della questione politica che chiama in causa un’altra grande questione che si chiama questione morale. In questa non c’entrano né i magistrati né i processi, c’entra -invece- la cappa presente in questa regione che ogni anno consegna circa 3 mila giovani tra i 14 e i 35 anni all’emigrazione (dati SVIMEZ). Uno dei più importanti uomini politici del dopoguerra, Enrico Berlinguer, nel 1981 in una celebre intervista di Eugenio Scalari, su Repubblica, a proposito della questione morale: “Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi”. Da allora certamente la situazione dei partiti, in Italia e nel mezzogiorno in particolare, è assai peggiorata e lo stesso Berlinguer nel 1981 anticipava quello che anni dopo sarebbe esploso clamorosamente nella cosiddetta tangentopoli che altro non è stata che la crisi in cui l’Italia si è trovata ad affrontare il crollo di una intera classe politica, la svalutazione e la fine del paradigma fordista e quindi il ridisegnarsi degli assetti sociali e produttivi del Paese. Nonostante tutto -come sostiene autorevolmente Marco Revelli fine studioso della materia- all’epoca c’era un quadro istituzionale, c’erano dei poteri, c’era la politica, oggi assistiamo alla liquefazione completa del quadro politico. Tornando a noi non è sostenibile una situazione in cui i nemici delle nuove generazioni si chiamano precarietà, disoccupazione, alienazione continua, emigrazione, smarrimento, e le istituzioni che, se pensate in un’ottica di autogoverno delle comunità, possono rappresentare un’argine, uno strumento per contrastare questi fenomeni -in un ambito appunto di liquefazione della politica- vengono invece ridotte a depandance di questo o quel partito, nel nostro caso del partito di Mastella, dell’UDEUR, del suo partito caro Presidente, il partitino persona che ha mandato a casa il Governo Prodi. Non si può consentire in una provincia come la nostra, fortemente depressa, dove assistiamo inerti alla progressivo e ineluttabile smantellamento dell’apparato produttivo che il permanere o meno del quadro politico uscito dalle elezioni dipenda dai calcoli di Mastella e del suo codazzo osannante. Le Istituzioni non possono cadere così in basso, la vita stessa delle istituzioni non può dipendere dallo strisciante trasformismo dell’Udeur di Mastella , vedete, non perchè ha fatto cadere il Governo, sono molto laico in merito, e neppure perchè invece di rispettare il programma che gli ha consentito di occupare la poltrona di Ministro prenda ordini da Bagnasco, neppure questo, ma perchè penso che la misura sia colma, non abbiamo bisogno che si arresti Mastella -che in questi giorni parla come il leader di Batasuna- No! Bastano le scene degli sputi in parlamento o la vicenda De Magistris, giudice trasferito perchè indagava su questo signore. Cosa altro deve fare questo partito per essere espulso dal consesso politico? Sapete chi era fino a qualche tempo fa il segretario nazionale dei giovani dell’UDEUR? Francesco Campanella attuale pentito di mafia, pupillo di Mastella (sembra sia stato il suo testimone di nozze), pupillo anche di Totò Cuffaro e soprattutto del clan Mandalà di Villabate, sarebbero quei bravi ragazzi che tra una sparatoria e una estorsione accompagnano lo “zio Binu” a curarsi in Francia. Rifondazione Comunista ha ritirato il suo sostegno a questa maggioranza e si colloca, quindi, all’opposizione della stessa. Ribadiamo la solidarietà e sottolineiamo l’impegno della nostra assessora Rosa Rivelli che ha operato, nonostante tutto, nel difficile clima politico che gradualmente si è venuto determinando. Rifondazione Comunista ritiene che la tenuta di questa maggioranza sia tutta da verificare, ed invita ad aprire una riflessione dentro la sinistra e dentro tutte le forze che compongono questo Consiglio sull’opportunità di mantenere in vita questo poeta morente, senza offesa per il Cardarelli. Rifondazione Comunista, Presidente Nigro, da ora fino all’imminente fine del suo mandato elettorale, ora di dubbia legittimità, sarà all’opposizione per mandarla definitivamente a casa.

Sinistra Democratica sulla crisi alla Provincia di Matera

"Il dibattito svolto durante l'ultimo Consiglio Provinciale non ha fornito i chiarimenti che i cittadini della Provincia di Matera si attendevano. Abbiamo, come Sinistra Democratica, posto al presidente, Carmine Nigro, e a tutti i partiti del centro sinistra il tema che si chiarisse quale fosse la collocazione del Presidente all'indomani della caduta del Governo Prodi, per mano di Mastella.
La richiesta non mirava ad innescare un processo di omologazione e quindi un effetto domino, in tutti gli enti dove il centro sinistra amministra con l'Udeur. Al contrario – sottolinea la nota del gruppo consiliare di Sinistra Democratica della Provincia - tendeva ad ancorare l'Udeur di Matera al centro sinistra e a rinforzare il legame del Presidente alla coalizione che nel 2004 lo aveva eletto, in un frangente molto delicato per la vita dell'ente, coinvolto in delicate indagini della Procura di Santa Maria Capua a Vetere. La delicatezza della fase politica nazionale e la nota indagine della Magistratura, non sono stati elementi sufficienti per far scegliere al Presidente la sua collocazione politica. Sinistra Democratica, ufficialmente, durante il Consiglio Provinciale, ha rimarcato la priorità che rivestiva la collocazione di Nigro su tutte le altre riflessioni che il centro sinistra sta consumando in provincia. Per dirla chiaramente anche la nostra eventuale presenza in giunta diventava elemento secondario. Quando i calcoli sulle prospettive personali hanno la priorità su gli interessi generali di istituzioni e territori si minano nel profondo le relazioni con i cittadini, - sottolinea Sd - aumenta il distacco tra eletti ed elettori si fornisce carburante all'antipolitica, si creano le condizioni affinché un alleanza si rompa. Il piegare le istituzioni ad interessi di parte è prassi che non ci appartiene e che non vogliamo avallare, per questo Sinistra Democratica non può più far parte della maggioranza che amministra la Provincia di Matera".

Gianni Palumbo (PRC) sulla crisi alla Provincia di Matera

“Nel Consiglio provinciale di oggi il presidente Carmine Nigro non ha fornito alcuna risposta politica ai problemi sollevati dal gruppo di Rifondazione Comunista e dal gruppo della Sinistra Democratica. La chiara situazione di difficoltà nella quale Nigro è precipitato è ormai inequivocabile”. E’ quanto afferma in un comunicato il segretario provinciale materano del Prc Gianni Palumbo.
“Il nostro capogruppo – prosegue - pone una questione politica, come è facilmente evidenziabile dal suo intervento inviato oggi anche alla stampa, e il Presidente della Provincia arzigogola risposte improbabili che nulla o quasi hanno di politico.
La collocazione all’opposizione di Rifondazione Comunista è, lo ribadiamo, determinata da fatti politici concreti sui quali, ancora una volta, invece di rispondere seriamente si è preferito glissare. Non è stata data alcuna risposta rispetto alla collocazione politica del presidente Nigro e del suo partito all’interno delle maggioranze di questa Provincia, e di tutti quei luoghi dove in questa regione amministra.
Tra pochi giorni – sottolinea Palumbo - sarà la campagna elettorale a fornire il quadro degli schieramenti di campo, senza indugi. Si è persa una buona occasione per chiarire col dibattito in un luogo appropriato invece che fuggire senza fornire spiegazioni”.

martedì 5 febbraio 2008

I lavori del Consiglio Provinciale di Matera

Una riunione di maggioranza che definisca regole e comportamenti da mettere in pratica a partire dai prossimi giorni e, a conclusione di questo fondamentale percorso, il confronto in Consiglio. E’ la proposta, condivisa da maggioranza ed opposizione, avanzata dal presidente della Provincia, Carmine Nigro, in risposta all’intervento del gruppo consiliare Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo affidato ad Antonio Santochirico. “Vogliamo – ha detto – che si cambi registro proponendo una coalizione rinnovata nello spirito e nella pratica, a cominciare dal taglio dei costri della politica varando una Giunta a sei in luogo degli attuali otto rappresentata da tutti i partiti della coalizione”. Poi, la domanda chiave: “Chiediamo al presidente Nigro eletto con i voti del centro sinistra se è ancora del centro sinistra”.
A stretto giro, la risposta di Nigro: “L’Udeur resta lì dove si è collocato”. Poi, ancora: “Quella della Sinistra Democratica è solo una posizione strumentale, più che altro frutto di una politica laboratorio che mal si collega alle istanze che arrivano dalle comunità provinciali”. Quindi, il riferimento a tutto quel che è accaduto negli ultimi mesi negli assetti dell’assemblea, “strappi a ripetizione di fronte ai quali l’impegno prioritario è stato quello di tenere unito il centrosinistra”. Altro passaggio nell’intervento del presidente Nigro ha riguardato il peso della Sinistra Democratica nel territorio: “Hanno chiesto due assessori esterni che, in aggiunta ai quattro consiglieri, avrebbero sovradimensionato la reale consistenza sul fronte del responso delle urne a loro carico, senza considerare che la loro elezione è avvenuta nelle liste dei Democratici di Sinistra”. Duro il commento di Nigro alla posizione assunta da Rifondazione Comunista. “La Giunta, presidente in testa, è stata accusata di far parte di un comitato d’affari. Di fronte ad una simile affermazione, rivelatasi peraltro infondata alla luce delle decisioni della magistratura era il caso – si chiesto Nigro – di continuare ad avvalersi della collaborazione di Rifondazione Comunista?”. E Nigro ha concluso: “Costruiamo le regole della partecipazione e dell’intesa ed uniformiamoci ad esse. Concludiamo la verifica e riprendiamo il cammino, peraltro mai interrotto, nonostante tutto, nell’interesse delle comunità provinciali”. E, al riguardo, su sollecitazione di Cosimo Mongelli, di Alleanza Nazionale, ha auspicato un immediato esame della questione sempre più esplosiva che sta investendo la valle del Basento con ridimensionamenti sempre più corposi sui livelli occupazionali e su quelli produttivi.