1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

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giovedì 12 giugno 2008

Onorevole stipendio - Operai della FIAT di Melfi scrivono a Napolitano








da Repubblica. MELFI - Vittorio Cilla ha due figli e 1.200 euro al mese in busta paga, assegni familiari compresi. Passa tutta la vita a realizzare sportelli che poi saranno montati sulla Fiat Punto. E un poco gli sono girate. "Perché ho fatto un conto: questi signori che cumulano il doppio incarico, quello di parlamentare e di consigliere regionale, in un mese intascano quanto me in un anno intero. Mi sembra uno scandalo, una vergogna". Per questo l'operaio Vittorio Cilla prima è sbottato in mensa, poi ne ha parlato in macchina e in piazza: infine insieme con otto colleghi - tutti dipendenti della Sata, l'azienda della Fiat di Melfi, o di ditte dell'indotto - ha deciso di prendere carta e penna e di scrivere al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Ci sentivamo umiliati e un poco ci vergognavamo anche" spiega Antonio D'Andrea. Loro cittadini lucani rappresentati da quattro consiglieri regionali (Mara Antezza e Carlo Chiurazzi del Pd, Cosimo Latronico ed Egidio Digilio del Pdl) che, in attesa di scegliere, cumulavano incarico e indennità. "È proprio così difficile - hanno così scritto a Napolitano insieme con Michele Manniello, Antonio Russo, Franco Di Cugno, Giovanni Carnevale - avere norme che impediscano cose di questo genere? Come si può chiedere a chi percepisce mille euro al mese di vivere onestamente se poi lo Stato permette queste cose? Presidente, speriamo in un suo autorevole intervento affinché cose come queste e tante altre (negative) che caratterizzano la pratica politica non si verifichino, se si vuole che i cittadini tornino ad avere fiducia nei loro rappresentanti".

venerdì 18 aprile 2008

Paolo Ferrero - Ripartire da Rifondazione Comunista

La sconfitta che abbiamo subito alle elezioni è pesantissima. Essa va oltre la semplice registrazione del pessimo risultato della nostra partecipazione al Governo Prodi, o dell’arretramento sociale e culturale cha abbiamo subito negli anni scorsi. C’è di più: c’è che non siamo riusciti a comunicare alla nostra gente il senso della nostra utilità.
Questa sconfitta che ha portato alla scomparsa della sinistra dal Parlamento rischia di aggravarsi per il processo di dissoluzione politica del gruppo dirigente della Sinistra Arcobaleno che si caratterizza, nei commenti post voto, per una babele di messaggi che vanno da chi intende entrare nel PD, a chi vuole rilanciare il centro sinistra, a chi vuole fare l’unità coi socialisti, a chi si affida ai giovani, chi ai padri nobili, ecc. Alla sconfitta rischia rapidamente di subentrare il completo disorientamento e la perdita del senso del proprio impegno politico.
Non migliori mi paiono le due opposte ipotesi che si sostengono a vicenda: quella di un nuovo partito della sinistra che veda lo scioglimento dei partiti esistenti, e quella dell’unità dei comunisti. Questi progetti si sostengono a vicenda perché alla fine se andassero avanti sarebbero destinati a realizzarsi in parallelo ottenendo l’esito di ridividere la sinistra su basi ideologiche senza alcuna chiarezza sulla linea politica e sulla cultura politica dei soggetti stessi. Questi progetti prevedono nei fatti la distruzione di Rifondazione Comunista e del suo patrimonio di elaborazione, di linea, di militanza. Un disastro politico che - tra l’altro - non farebbe i conti con il problema del reinsediamento sociale della sinistra e con la necessità di fare i conti con la crisi della politica e con le forme assai diversificate di militanza che caratterizzano la sinistra diffusa.
Per questo è assolutamente necessario attivare al più presto sedi di discussione politica in tutte le città, per ragionare collettivamente su quanto è successo. Riattivare i percorsi di discussione politica è assolutamente necessario per evitare che la sconfitta determini il ripiegamento e il ritorno a casa delle decine di migliaia di compagni e compagne, con o senza tessera di partito, che hanno generosamente dato il loro impegno nella campagna elettorale.
In questa situazione terremotata io ritengo che si debba ripartire da qualche punto fermo. Per questo ritengo necessario, nel contesto di valorizzazione dei rapporti unitari a sinistra, rimettere in pieno funzionamento Rifondazione Comunista, sia come corpo politico collettivo formato da decine di migliaia di compagni e compagne, sia come capacità di proporre un indirizzo politico grazie al quale uscire dal pantano.
Per questo è bene che il Congresso sia fatto immediatamente e per questo ho insistito moltissimo per avere la riunione del Comitato Politico Nazionale nelle giornate di sabato e domenica prossimi, dopo l’assemblea di Firenze “per la Sinistra unita e plurale”. Una riunione dell’organismo dirigente di Rifondazione è necessaria per riattivare il corpo del partito e il suo gruppo dirigente e per darci una linea da tenere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Senza una direzione politica chiara Rifondazione è destinata ad essere triturata dalla sconfitta elettorale e dalla confusione politica.
Ripartire da Rifondazione Comunista - che deve continuare a vivere per l’oggi e per il domani - è condizione assolutamente necessaria per poter ricominciare a lavorare ad un processo di unità della sinistra che - evitando scorciatoie politiciste ed organizzative - riesca a ricostruire una lettura credibile della società italiana, un qualche grado di radicamento sociale e un senso concreto dell’utilità sociale della sinistra in questo nostro paese.

Rilanceremo Rifondazione Comunista, senza paura della realtà, come sempre abbiamo fatto.

La catastrofe è di tali proporzioni che mi ha lasciato attonito. Sapevo, e lo avevo detto e scritto, che l’idea della Sinistra e L’arcobaleno era sbagliata anche elettoralmente. Ma non prevedevo certamente un simile risultato. Non è quindi con la stupida presunzione di chi afferma con aria supponente: - “l’avevo detto io!” – che mi accingo a scrivere queste note. Rimane solo l’amarezza di non aver potuto discutere prima, per tempo, a causa di un atteggiamento, questo si presuntuoso, di chi presentava le proprie decisioni come le UNICHE POSSIBILI, di chi derideva le posizioni altrui (come le mie per esempio) come MINORITARIE e TESTIMONIALI (salvo svegliarsi martedì mattina avendo ridotto l’intera sinistra ad una testimonianza extraparlamentare), di chi continua imperterrito a parlare di nuove accelerazioni e di nuove scelte irreversibili.

Comunque, cerchiamo di ragionare.

Prima che compaiano studi approfonditi sui flussi elettorali bisogna affidarsi ad una osservazione superficiale. Credo però sufficiente per formulare almeno ipotesi. Ovviamente da verificare. Le destre stravincono. Raccolgono tutti i propri voti potenziali (compresi quelli che nel 2006 si erano astenuti) e un cospicuo numero di elettori delusi dal centrosinistra. La intrapresa politica fondata sulla espressione dei peggiori istinti di una società atomizzata e scossa dalla crisi è pienamente riuscita. Spicca, da questo punto di vista, il voto della Lega.
Al contrario, l’operazione del PD, che tentava di contendere alla destra i voti ispirati dalla paura e dall’insicurezza e quelli dei ceti abbienti benpensanti è completamente fallita. Solo l’idea, perniciosa e perdente, del VOTO UTILE CONTRO BERLUSCONI è stata in parte premiata unicamente con voti di sinistra, occultando parzialmente la totale inefficacia del progetto del PD.
La distanza, in voti assoluti e in percentuali, fra i due principali schieramenti, lo dimostra inequivocabilmente.

La Sinistra e L’Arcobaleno perde in ogni direzione. Quando si perdono quasi tre milioni di voti su quattro si troveranno le tracce dell’esodo in ogni dove. Ma credo si possa dire, non so in quale esatta misura, che la gerarchia sia: astensione, PD (compresa italia dei valori). Molto al di sotto, in diverse altre direzioni, compresa la Lega e perfino l’UDC. Non bisogna dimenticare il voto del Partito Comunista dei Lavoratori e di Sinistra Critica (316mila al senato e 376mila alla camera pari all’uno per cento) che sono tutti voti provenienti da Rifondazione. Che due piccolissime formazioni esordienti alle elezioni prendano più di un terzo di voti rispetto a quattro partiti con 140 parlamentari è qualcosa che dovrebbe far riflettere. E non si tratta solo della falce e martello, che pure ha avuto il suo ruolo, ma anche di un voto militante e giovanile di movimento che, nonostante la dimensione sostanzialmente irrilevante dal punto di vista elettorale, non può essere osservato con sufficienza dal punto di vista politico.
Al di là dei flussi credo sia necessario capire i motivi profondi di una tale perdita di voti. Ognuno può verificare empiricamente, interrogando i propri conoscenti, che le motivazioni sono state tante, diverse, e in molti casi contradditorie. Delusione per la condotta al governo, sia nella versione del “tanto siete inutili” che in quella più diffusa (credo) del “siete diventati uguali agli altri”. Da questa scaturisce l’astensione ed anche il voto per il PD per la paura di Berlusconi, ed all’Italia dei Valori. Segue quella tanto infondata quanto esistente del “avete disturbato l’azione di governo e siete la vera causa della sua caduta”. Da questa scaturisce il voto al PD. C’è, ed anche forte, il non essersi riconosciuti nel nome, nel simbolo e nel leader della SA. Da questa scaturisce l’astensione e il voto per la falce e martello. Ovviamente le prime due motivazioni sono numericamente molto grandi, ma non bisogna sottovalutare che la terza, sebbene numericamente minore, ha investito i militanti e i più politicizzati che sono sempre il motore della campagna elettorale.
Con un’Italia devastata socialmente, con un governo pessimo del quale facevamo parte, con le lotte e i movimenti presenti ma impossibilitati a vincere e nemmeno a farsi ascoltare, con l’insidia della nascita del PD (che troppi cretini dicevano avrebbe aperto grandi spazi elettorali a sinistra) la sinistra, e Rifondazione in particolare, si è trovata in una tipica e classica situazione di empasse. In un vicolo cieco.
Invece di affrontare con realismo la situazione, di aprire una vera trattativa con Prodi mobilitando tutte le forze disponibili, anche scontando di perdere una parte di consensi, ma conservando gli altri, si è scelto di scappare dai problemi e di avviare la costruzione di un nuovo partito tanto generico quanto moderato. Per giunta mortificando le identità, soprattutto quella comunista, e facendo tutto in modo oligarchico.
Così facendo si sono persi consensi in tutte le direzioni.

Insisto! Nessuno mi toglie dalla testa che la rottura con Prodi sul welfare avrebbe scontato la perdita di molti voti, ma anche la mobilitazione nella lotta di una parte del paese che ci avrebbe capiti benissimo e che non ci avrebbe abbandonati alle elezioni. Di fronte a tutto questo, oggi, tutto si può fare tranne che continuare, come un pugile suonato, a ripetere che la Sinistra Arcobaleno è il futuro. Sono rimasto davvero molto colpito dal fatto che Bertinotti, Giordano, Vendola e Migliore abbiano riproposto ossessivamente il superamento di Rifondazione e la costruzione di un nuovo partito anche dopo il risultato elettorale, nonostante il Pdci abbia dichiarato chiusa l’esperienza SA lanciando la costituente comunista, con l’evidente scopo di lucrare sullo scioglimento di rifondazione, nonostante i Verdi vadano al congresso con la discussione che verterà sull’alleanza (forse perfino ingresso) col PD o sul rilancio alle europee del simbolo storico del Sole che Ride, e nonostante moltissimi di Sinistra Democratica siano andati nel PD perfino in campagna elettorale ed altrettanti si apprestino a farlo presto nelle prossime settimane.
Veramente non credo alle mie orecchie!
E’ per questo che non bisogna permettergli di produrre altri fatti irreversibili.
Rifondazione Comunista esiste, ferita, con i suoi difetti e limiti, ma esiste.

Ci sono decine di migliaia di compagne e compagni che non si rassegnano, che non hanno nessuna intenzione di consegnare al PdCI e ad altri i resti militanti ed anche elettorali che deriverebbero dalla morte di Rifondazione. Che hanno saputo coniugare l’identità comunista con l’innovazione politico-culturale, che non hanno una vocazione di potere, che sono immersi in tutte le lotte del paese. Che sanno che il risultato elettorale non riflette il vero stato delle cose e che c’è rimedio a tutto questo. Perciò rilanceranno, rilanceremo, Rifondazione Comunista riprendendo il cammino del nostro progetto, mortificato e contraddetto dall’esperienza di governo, e produrremo unità nei movimenti ed anche fra le forze politiche fondandola sui contenuti, sulle cose, e non più sulle illusioni salottiere.

ramon mantovani

giovedì 17 aprile 2008

Prc Basilicata, si dimette il Segretario Regionale Michele Saponaro

Il segretario regionale di Rifondazione comunista, Michele Saponaro, ha annunciato le dimissioni dall’incarico. “Anche in Basilicata la proposta politica de La Sinistra-L’Arcobaleno è stata battuta sonoramente. L’ossessione del ‘voto utile’, indotto dalla polarizzazione voluta dalle scelte populistiche – quelle rozze e indecenti, cioè razziste, mafiose, padronali, egoiste del centro-destra; quelle ‘interclassiste’, che volutamente tendono a confondere, sotto l’egida del mercato, gli interessi del capitale e del lavoro – spiega con tutta evidenza – ha sostenuto Saponaro - il grado di irrazionalismo inculcato nelle scelte elettorali con il chiacchiericcio dei salotti buoni televisivi; ma soprattutto, l’impotente solitudine della ‘scelta di parte’ fatta in ritardo dalla Sinistra, come estremo tentativo di salvarsi dalla sua fine. Ne è conferma proprio il contestuale voto amministrativo, che risarcisce in qualche modo la sinistra lì dove si è coalizzata con il PD. Ho condiviso le scelte fatte e questo motiva le mie dimissioni. In realtà, da tempo la politica del Novecento – e di cui ancora nel ’68 e fin nei primi anni ‘70 abbiamo avuto la ventura di viverne gli ultimi sprazzi – non è più il luogo della decisione perché – continua ancora - le decisioni restano per principio sottratte alla discussione pubblica, che così si adatta passivamente alla politica, così come la politica si è passivamente adattata all’economia e questa alla tecnica. Ma la Tecnica tende solo al proprio autopotenziamento, da cui traggono profitto i potentati economici indifferenti alle sorti umane. Questo processo oggi si è disvelato fino al punto di risolversi in un procedimento regolamentato dall’acclamazione, indotta dalla fascinazione televisiva, di élite chiamate alternativamente al potere. Oggi, è toccata a Berlusconi, legittimato da un elettorato che non poteva far altro, a prendere decisioni all’interno dello scenario dischiuso e predisposto dalla tecnica (per decidere sì o no l’apertura di centrali nucleari, introdurre organismi geneticamente modificati, petrolio o fonti rinnovabili, acqua pubblica o privata, tassi d’inflazione, ecc.; per tali decisioni, occorrerebbe essere di volta in volta fisici atomici genetisti, consulenti di organismi internazionali - FMI, Banche, Borse, ecc.). Non sta qui il progressivo disinteresse dei cittadini di fronte alla politica, incapace di indicare un modo diverso e più efficace per restituire agli uomini - costretti oggi a confrontarsi in disperse formazioni, quando non individualmente col volto tremendo del futuro, dell’ignoto, dell’incommensurabile, quale oggi la tecnica è - il diritto di parola sulla loro vita sociale e collettiva? Paradossalmente, spezzati gli antichi legami affettivi e comunitari originati proprio – ha affermato - per sottrarci al terrore della solitudine e dell’irreperibilità di una traccia di senso, la loro assenza, oggi, ci rigetta in quella stessa paura del futuro che la natura incomprensibile metteva agli antichi. Non sono morte le ragioni della Sinistra e del suo popolo, neppure in Italia: lavoro, democrazia, partecipazione, cultura del limite; sono gli oggetti del nostro interrogarci e che fanno la vera politica. Non ci si può rassegnare al conformismo e al rischio della scomparsa degli uomini e della natura. Ma per un progetto simile occorrono altre forze, altre energie, un’altra generazione di cittadini. Noi possiamo solo – conclude Saponaro - ripartire dal dichiararci ‘parte’: dalla parte delle ragioni del lavoro e della precarietà del lavoro e della vita”.

mercoledì 16 aprile 2008

Seppellire l’Arcobaleno
Ricostruire il Prc dall’opposizione
Il risultato elettorale della Sinistra arcobaleno è per generale ammissione al di sotto delle peggiori aspettative. Per la prima volta da 126 anni, da quando nel 1882 Andrea Costa venne eletto primo parlamentare socialista, non esiste nel parlamento italiano né un socialista, né un comunista. Non esistono precedenti, almeno nel nostro paese, che possano fare da guida per darci un orientamento.

Nel 1948 il Fronte popolare costituito da comunisti e socialisti subì una disfatta storica che aprì la strada a vent’anni di pesante egemonia democristiana, agli anni duri della discriminazione anticomunista, alla scissione della Cgil. Tuttavia le strutture portanti ressero, il Pci rimaneva un partito forte e radicato profondamente nella classe operaia.

Oggi la portata della sconfitta non discende solo dall’esclusione dal parlamento, ma soprattutto dalla sensazione di tracollo e di disfacimento che traspare in queste prime ore.

Che una sconfitta ci sarebbe stata, era scritto in partenza. Un’esperienza di governo fallimentare, terminata ingloriosamente per mano di Mastella e Dini: una rottura col Pd subìta con rassegnazione da parte dei gruppi dirigenti dell’Arcobaleno, che in buona parte hanno continuato a piagnucolare per la protervia di “Walter” che non ha voluto stringere accordi (e c’è chi continua anche dopo il voto con lo stesso ritornello); una campagna elettorale zoppicante, parole d’ordine vaghe e contraddittorie, dirigenti in larga misura screditati che si rivolgevano a piazze quasi sempre semivuote. Tutto questo lasciava presagire un esito negativo, ma i numeri, smentendo anche i sondaggi più negativi, dicono che si è aggiunto qualcosa di più.

Alla semplice domanda: “C’è un solo motivo per cui valga la pena di votare l’Arcobaleno?” oltre due milioni e settecentomila elettori che nel 2006 avevano votato le forze dell’Arcobaleno (senza contare Sinistra democratica) non hanno saputo dare risposta. Il voto della sinistra è esploso in frammenti, chi nell’astensione, chi nelle liste del Pcl e di Sinistra critica, chi nel “voto utile” al Pd, diversi, c’è da supporre, anche nel voto a Di Pietro e alla Lega nord. Il terreno è franato sotto i piedi di un gruppo dirigente che fino all’ultimo minuto non ha dimostrato di avere il minimo sentore di quanto si stava preparando. È la fine di un’epoca.

Al capolinea arriva non solo una linea politica fallimentare che dal 2005 ha condotto Rifondazione da una sconfitta all’altra. Finisce l’epoca della sinistra glamour che invece che ai cancelli delle fabbriche convoca i giornalisti nei locali alla moda; finisce la lunga stagione delle “trovate” bertinottiane, dei giochi di parole, delle “mosse del cavallo” e dei “balzi della tigre” che tanto piacevano all’ex presidente della Camera.

Si potrebbe scrivere un lungo catalogo degli argomenti con i quali questi dirigenti intelligenti attaccavano noi e tutti coloro che criticavano la loro linea negli anni scorsi, in particolare quando ci opponevamo all’entrata nel governo Prodi. Per non dilungarci citiamo solo il più (involontariamente) umoristico: “Se seguissimo le vostre posizioni – dicevano –, usciremmo dalla politica e finiremmo col fare gli extraparlamentari!”. I signori strateghi sono ora serviti!

Si apre una probabile diaspora, l’attrazione verso il Pd sarà irresistibile per larga parte del ceto politico dirigente dell’Arcobaleno. Gran parte dei Verdi si prepara a una precipitosa correzione di rotta. Sinistra democratica ha ripetuto per tutta la campagna elettorale e anche oltre che prima o poi col Pd bisognerà riaprire il dialogo. Le sirene si fanno sentire anche in Rifondazione.

Bene: chi deve andare vada, senza farsi trattenere dai rimpianti; vadano ad accomodarsi nel loft di Veltroni, nessuno li rimpiangerà, per ricostruire dopo questa sconfitta ci servirà ben altro materiale umano e ben altra linea politica e se nel fuggi-fuggi dovesse essere travolto qualche spezzone del Prc, tanto meglio. Se il Prc ha un futuro, può averlo solo liberandosi dei tanti che invece di vivere per la politica hanno deciso di vivere di politica, di carriera, di amministrazioni locali, dei traffichini della politica pronti a tutto pur di salire un gradino di carriera.

Comincia una lunga marcia verso i lavoratori, le fabbriche, i conflitti, gli immigrati, le donne (quelle vere, che subiscono sulla loro pelle il pesante ritorno del clericalismo e dell’oppressione familiare e lavorativa; non le immaginette da convegno che fanno solo battaglie per le candidature), le periferie, i tanti luoghi nei quali nessuno sa più a cosa debba servire un partito comunista e di classe.

Questa lunga marcia la faremo, ne siamo certi, assieme a tante migliaia di compagni e compagne che non sono disposti a vedere andare in liquidazione le idee e il partito per il quale abbiamo combattuto tante battaglie.

Il presidente uscente di Confindustria Montezemolo esulta perché il risultato elettorale non solo garantisce la governabilità, ma anche per “la netta sconfitta delle forze politiche portatrici si una cultura anti-impresa, anti-mercato e anti-sviluppo”.

C’è solo una strada per smentire l’arrogante trionfalismo del capo confindustriale: ricostruire, con pazienza certosina, tanta umiltà e tanto spirito di sacrificio, la presenza dei comunisti nei conflitti di classe che inevitabilmente torneranno ad attraversare il nostro paese. Che non si tratti di pie illusioni lo conferma il fatto che molti commentatori qualificati, dal direttore del Corriere della Sera in giù, hanno manifestato la loro preoccupazione per la cancellazione della sinistra dal parlamento: temono, dicono, una deriva radicale. Faremo di tutto per far sì che il loro timore sia la nostra speranza, che nelle lotte future si ricostruisca un Prc che possa andare a testa alta non nei salotti televisivi, ma fra gli sfruttati che lottano per i propri diritti e il proprio futuro.

Per fare una lunga marcia occorre tuttavia una direzione credibile, per idee e personaggi. Uno dei pochi punti oscuri di questo risultato elettorale è come faccia Franco Giordano a occupare ancora la carica di segretario del Prc. Diciamo questo non perché cerchiamo facili consolazioni o capri espiatori, ma per la convinzione profonda che sarebbe un primo atto volto a ridare credibilità al nostro partito.

Quanto alle “dimissioni” annunciate da Bertinotti, non siamo propensi a prenderle troppo sul serio. È noto che gli dèi non si dimettono dall’Olimpo, e il compagno Bertinotti ha già abbondantemente dimostrato in questi mesi e anche nella campagna elettorale di preferire di gran lunga il ruolo di deus ex machina che dall’alto della sua posizione pronuncia sentenze oracolari piuttosto che tornare a mischiarsi con noi, poveri plebei della politica militante, ai quali tuttavia non si perita di lasciar pagare il conto (politicamente parlando) dei suoi festini. E cosa dovremmo pensare di quei dirigenti che come un disco rotto ripetono “guai se si ferma il processo unitario!”… e viene da domandarsi quali altri guai dovrebbero ancora capitarci prima che ci si decida a buttare alle ortiche una linea fallimentare!

Il compagno Alfonso Gianni ha il pregio di parlare sempre chiaro. Su Liberazione del 15 aprile si esprime come segue: “idea personale: lanciare subito un appello per una costituente della sinistra, contare insomma chi ci sta, nei partiti e nella società”.

Per l’ennesima volta, che sarebbe anche l’ultima, si tenta di porre il partito di fronte a un fatto compiuto; ma è anche, dobbiamo esserne coscienti, il tentativo disperato di una componente politica sconfitta, che minaccia neanche tanto fra le righe nuove scissioni (“chi ci sta… nei partiti”) pur di sottrarsi a un dibattito democratico. Possiamo e dobbiamo battere questo tentativo in un confronto serrato, implacabile e soprattutto che coinvolga finalmente quelle migliaia e migliaia di compagni che sono stati espropriati da tempo del loro diritto a dibattere e a decidere del futuro del partito.

Una nuova linea di classe e di opposizione può e deve affermarsi nel congresso del Prc, che rivendichiamo si apra in tempi brevissimi. Vengano i compagni, gli iscritti, i militanti, quelli del 20 ottobre, e mettano a riposo un gruppo dirigente fallimentare e impongano un drastico cambio di rotta. Questa è la battaglia che faremo nel congresso, aperti a collaborare con tutti i compagni, comunque l’abbiano pensata fino a ieri, che condividano con noi due semplici cose: un’idea politica e un sentimento.

L’idea politica è che possiamo ricostruire un partito comunista all’altezza delle necessità se sapremo calarci fino in fondo nel conflitto di classe nella società e nella politica, interpretandolo nel solo modo concepibile oggi, e cioè come un conflitto che ci contrappone a entrambi gli schieramenti dominanti del Pd e del Pdl.

Il sentimento è quello di chi non è disposto a permettere che dopo averci condotto a questo disastro, i responsabili principali compiano l’ultimo scempio usando una sconfitta causata da loro stessi per dissolvere in un nulla politico il lavoro e le battaglie di centinaia di migliaia di compagni.

martedì 15 aprile 2008

Rassegna stampa






Comunicato Stampa di Francesco Cirigliano (CPN Prc/Se)

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Comitato Politico Nazionale – Direzione Regionale di Basilicata


Comunicato Stampa

La debacle elettorale de La Sinistra,L’Arcobaleno annunciata dagli exit pool e dalle prime proiezioni, confermata dal risultato finale, ci pone di fronte ad un vero e proprio baratro: per la prima volta sarebbe assente dal Parlamento – quello nato con la costruzione della Repubblica antifascista – un partito che, attraverso simboli e programmi, rappresenta le lavoratrici e i lavoratori. Per la prima volta di questa storia mancherebbero dai rami del Parlamento le comuniste e i comunisti.

Un fatto senza precedenti che vede dei responsabili sia nel gruppo dirigente nazionale, sia in quello regionale di Basilicata che, in questi mesi e in queste settimane, ha costantemente ingessato dibattiti e discussioni, per procedere a testa bassa in un progetto il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti.

Sulla strada di un’accelerazione tutta organizzativista che, dopo aver cancellato la falce e martello, non è riuscita a mantenere fede a quella moratoria – proposta dal segretario nazionale e da lui stesso violata – volta a rimandare a dopo le elezioni il dibattito congressuale sul presunto scioglimento del Prc. Se a ciò si aggiunge il modello verticistico e senza appelli con cui si è proceduti alla formazione delle liste elettorali, emerge con drammaticità il quadro che fa da cornice alla catastrofe che abbiamo di fronte.

Ora è arrivato il momento di convocare immediatamente gli organi dirigenti regionali e, sin da subito, si sente la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte dei protagonisti di questo fallimento. Non possono esistere uomini buoni per tutte le stagioni!

Potenza, li 14.04.’08

Francesco CIRIGLIANO

(membro del Comitato Politico Nazionale del PRC-SE)

Dichiarazione di Ramon Mantovani sui risultati elettorali

Dal Blog di Ramon Mantovani

“Quattro partiti prendono un milione di voti e diventano extraparlamentari.
Se il gruppo dirigente irresponsabile che ha portato a questo disastro insiterà sulla linea della sinistra arcobaleno sarà travolto dai militanti e dagli iscritti di rifondazione comunista.
Sarebbe bene per loro e per il partito che si dimettessero immediatamente.
E’ stata l’esperienza di governo a deludere gli elettori e ad allontanarci dai movimenti e dalle lotte.
Bisogna ripartire da rifondazione e ripartiremo da rifodazione, anche cercando una unità seria con altre forze mettendo da parte l’idea elettoralistica e subalterna al partito democratico della sinistra e l’arcobaleno”.

ramon mantovani

sabato 29 marzo 2008

COMUNICATO POLITICO

Partito della Rifondazione Comunista

Circolo “E. Berlinguer”

Miglionico

Care/i compagne/i e care/i concittadine/i, alla luce degli avvenimenti che nelle ultime settimane hanno caratterizzato la vita del nostro partito a livello regionale e provinciale, il Circolo di Rifondazione Comunista di Miglionico ha deciso di prendere posizione in maniera netta contro coloro che, a livello regionale, hanno gestito la vicenda in maniera arrogante ed irresponsabile.

Affinché tutto sia chiaro, però, riteniamo sia giusto ricostruire l’accaduto.
In data 10 marzo, un gruppo di ventuno compagni, tra i quali numerosi segretari di circolo e componenti del Comitato Politico Federale di Matera, tenendo presente la scarsa considerazione con la quale erano state valutate alcune loro proposte, criticavano, con un documento unitario, la metodologia verticistica utilizzata per la scelta dei candidati in Basilicata, chiedendo, per questo motivo, le dimissioni del Segretario Regionale Michele Saponaro.
In quel documento, sottoscritto anche da vari esponenti del nostro circolo, si specificava inoltre che quelle critiche riguardavano il metodo e non i singoli candidati, nei confronti dei quali rimane invariata la stima e l’augurio per il raggiungimento degli obiettivi politici prefissati.
Nonostante le richieste di quei compagni fossero rimaste inascoltate, nei giorni seguenti alcuni di loro, compreso il Segretario Provinciale del materano Gianni Palumbo, avevano dichiarato di voler rimandare tutti i chiarimenti del caso a dopo le elezioni, per non turbare una campagna elettorale già di per se difficile ed agguerrita.
Incurante di tutto ciò, il Segretario Regionale, in data 14 marzo, dimostrava tutta la propria arroganza ed incapacità di gestire il partito, e pubblicava un articolo con il quale definiva quei ventuno compagni “pochi rifondaroli delusi da talune candidature”, etichettando le posizioni espresse nel documento come “uno sparuto dissenso, in preda a furore sentimentalista”, ed attribuiva arbitrariamente quelle parole al Segretario Provinciale di Matera, che in realtà ne era all’oscuro, determinandone quindi le dimissioni.
A tal proposito, vogliamo esprimere tutta la nostra solidarietà nei confronti del compagno Gianni Palumbo, che durante i sette mesi alla guida del partito in provincia di Matera, ha fatto della chiarezza e della partecipazione l’asse portante del proprio mandato.

In ragione di tutto ciò, il Circolo di Rifondazione di Miglionico torna a ribadire la condivisione completa del documento con il quale quei ventuno compagni avevano criticato le scelte regionali e a chiedere con forza le dimissioni di Saponaro, ritenendolo responsabile di questa situazione e totalmente incapace di gestire il partito a livello regionale….. ad oggi siamo ancora in attesa di una sua smentita, riguardo il “FALSO” articolo del 14 marzo scorso.
Il Circolo di Miglionico annuncia la non partecipazione alla campagna elettorale ed i componenti del proprio Direttivo, si autosospendono da tutte le cariche di partito, a livello locale e provinciale, per tutta la durata della stessa, rimandando ogni decisione sulla propria permanenza nel partito a dopo le elezioni, quando sarà necessaria ed inevitabile una verifica a livello Provinciale e Regionale.
Nonostante tutto il Partito della Rifondazione Comunista di Miglionico rinnova l’invito a tutti i cittadini a votare per le liste della Sinistra L’Arcobaleno, perché questa rappresenta l’unica alternativa utile per migliorare la situazione del nostro Paese, ma riterrebbe contrario hai propri principi politici e personali partecipare alla campagna elettorale in questo clima di negata partecipazione politica.
Dopo questi brevi, ma dovuti, chiarimenti cogliamo l’occasione per salutarVi affettuosamente e per augurare a tutte le forze politiche una buona campagna elettorale, all’insegna della correttezza e della sincerità nei confronti degli elettori.



Il Direttivo di Circolo

lunedì 17 marzo 2008

Incubo rosso per Pdl, Pd e Casini: a Bertinotti tra 21 e 26 senatori

Altro che 6-7%. Altro che disfatta. La Sinistra Arcobaleno - stando ai sondaggi riservati in mano alla coalizione guidata da Fausto Bertinotti e che Affari ha potuto visionare - la Cosa Rossa si attesta nell'ultima rilevazione del 10 marzo all'8,5% rispetto all'8 di sette giorni prima. Ma soprattutto, in base ai dati territoriali, si nota come l'Arcobaleno possa, a meno di un mese dall'apertura delle urne, superare lo sbarramento a Palazzo Madama in molte regioni. Creando così non poche difficoltà praticamente a tutte le altre formazioni politiche nella Camera Alta. Stando ai numeri riservati che circolano nel quartier generale di Rifondazione Comunista, la sinistra radicale al momento può ottenere da 21 a 26 senatori. La forchetta è così ampia perché molto dipende dal risultato dell'Udc nelle singole regioni. Ma veniamo ai dati. In Piemonte Bertinotti è accreditato del 9%, due seggi sicuri a Palazzo Madama e il terzo scatterebbe se Casini non superasse lo sbarramento dell'8%. In Lombardia la Sinistra Arcobaleno vale l'8%, che corrisponde a 5 o 6 senatori (la variabile è sempre legata al risultato dell'Unione di Centro). In Liguria i sondaggi danno il 9,5%, ovvero un seggio. Dieci per cento tondo in Emilia Romagna, pari a tre senatori. Ottimo 12,5% in Toscana (il dato più alto) che corrisponde a tre eletti a Palazzo Madama. Un seggio dovrebbe arrivare anche dall'Umbria e uno dalla Marche, dove la Sinistra Arcobaleno vale rispettivamente l'11,5% e il 10. Buona anche la percentuale nel Lazio (9,5%), pari a 2 o 3 senatori. In Puglia la Cosa Rossa si attesta all'8,5%, in rialzo di quasi due punti in una settimana, pari a uno o due seggi a Palazzo Madama (la differenza è sempre legata alla performance di Casini). Un senatore anche in Basilicata, dove la percentuale è l'8,5%. Mentre in Sardegna, con lo stesso risultato che emerge dai sondaggi (8,5), si oscilla tra uno e due senatori. Ci sono poi le regioni dove l'Arcobaleno è sotto lo sbarramento. Ma ad esempio in Campania e in Calabria il 7,5% lascia aperta qualche speranza a Bertinotti. Molto difficile invece la sfida in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo (7%). Praticamente impossibile in Sicilia (6%). Il risultato a livello di senatori (tra 21 e 26) è comunque del tutto lusinghiero e nettamente più alto rispetto alle stime di 15 emerse negli ultimi giorni. Ma la complessità della legge elettorale per Palazzo Madama trasforma la Cosa Rossa in una sorta di incubo un po' per tutti. SA si dividerà ovviamente il premio di minoranza (45%) nelle regioni dove supererà la soglia dell'8. E questo comporta una diminuzione dei seggi per il Popolo della Libertà laddove appare scontata la vittoria di Veltroni. Ovvero in Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche. A subire invece l'effetto Bertinotti nel Nord (Veneto escluso) sarà il Partito Democratico. Restano poi le regioni in bilico, dal Lazio alla Puglia, dove chi perde tra i due principali poli dovrà spartirsi i seggi di minoranza con la Sinistra Arcobaleno, riducendo così il numero di eletti. Si tratta perciò di una variabile complessa e determinante al tempo stesso, che potrebbe incidere sui numeri a Palazzo Madama, favorendo o allontanando il rischio pareggio. C'è poi un'altra ripercussione, che non riguarda né Berlusconi né Veltroni. Il superamento della soglia dell'8% in molte zone da parte della Sinistra Arcobaleno riduce drasticamente il numero di senatori dell'Udc, in particolare al Sud. Di fatto, Casini è quello che più di tutti verrà penalizzato se i sondaggi interni a Rifondazione risulteranno veri. Sondaggi che a livello generale vedono lo schieramento Pdl-Lega al 45%, rispetto al precedente 44,5 (Popolo della Libertà 39,5 e Carroccio 5,5). La coalizione Pd-Idv è invece al 36,5%, in leggero calo dal 36,8 (Partito Democratico 33 e Italia dei Valori 3,5). L'Udc vale il 6,5% (era al 7), la Destra è stabile al 2% e gli altri raccolgono il 2,5.

venerdì 14 marzo 2008

Lettera di dimissioni di Gianni Palumbo da segretario provinciale di Matera

Al Comitato Politico Federale di Matera

Al Segretario Regionale Compagno Michele Saponaro

e p.c. alla Segreteria Nazionale

al Comitato Politico Regionale di Basilicata




“Solo per i potenti la storia è una linea ascendente, il cui culmine è sempre il loro oggi. Per quelli che stanno in basso, la storia è il punto di domanda a cui si può dare risposta solo guardando indietro o avanti, dunque ponendosi nuovi interrogativi”.

EZLN

Care compagne e cari compagni,

la mappa del dissenso in Italia per la formulazione delle candidature è ampio almeno quanto lo stesso territorio nazionale. Il gruppo dirigente nazionale ha commesso un grave errore, e con esso si sono aperti prevedibili conflitti sui territori. Si invoca, a ragione, il percorso di costruzione della Sinistra l’Arcobaleno, come necessità per continuare a garantire nella società una forza di sinistra autentica, plurale e forte. Proprio per questi stessi motivi, spontaneamente, e senza sapere gli uni degli altri, nei territori si sono moltiplicate le forme di dissenso su quanto è stato imposto con la cortocircuitazione dei metodi democratici. Rifondazione Comunista, in particolare, viene da un percorso, anche congressuale, che da Genova in avanti le aveva conferito il primato di avviare un cambiamento dell’idea stessa di Partito. L’involuzione democratica nella quale siamo precipitati con questa non voluta tornata elettorale ci ha messo di fronte alla realtà, fatta di gesti meschini, di raccapriccianti giochi per elemosinare candidature, di meccanismi imposti in nome di una ragion politica che sovrasterebbe le scelte di partecipazione e di democrazia per una verità indiscussa e indiscutibile che sembra appartenga solo a pochi e fortunati “eletti”. Tutti gli altri, pur essendo la maggioranza, non concorrono alla formazione di alcuna nuova idea da praticare. Lo scontro cannibale che si sta consumando anche dentro la vicenda delle liste de la Sinistra l’Arcobaleno, in questo momento di crisi generalizzata della politica della quale noi di Rifondazione Comunista siamo stati tra i primi a percorrere e praticare analisi e prospettive, non mi consente di andare oltre in questo percorso dirigenziale che, evidentemente, è tale solo se inquadrato davvero in una logica minoritaria e autoritaria che dovrebbe poter essere letta da tutti come quella giusta. La necessità, nella società, di una forza di Sinistra è prioritaria ed impellente, e questa va costruita con il massimo della partecipazione possibile, mi permetto di dire che va ricostruita dal basso e non nella forma di un monco cartello elettorale pur legittimo e difficile da costruire. “Democrazia elettorale è il concetto che i prepotenti chiamano la lotta per entrare nell’affare di vendere la dignità e portare avanti la catastrofe mondiale” sostiene il subcomandante Marcos nel Chiapas insurgente. Discutere delle candidature ci avrebbe messo nelle condizioni di confrontarci davvero portando nelle nostre liste non le risultanze degli “ordini di scuderia” ma la possibilità di comprendere la complessità di una regione, la Basilicata, che ha espresso in questi ultimi anni una identità nuova che forte del passato ha chiesto di poter costruire un futuro migliore; pratiche comunitarie e politiche che si andavano incrociando e sperimentando su percorsi interessanti. Le ultime vicende, determinate anche dalla difficoltà nella quale siamo precipitati ci rende esplicita ed evidente la difficoltà che abbiamo davanti e che in quanto tale dobbiamo affrontare con la massima determinazione possibile. Dare cioè un voto di parte capace di rompere gli schemi del dualismo destra-destra (dico bene: destra-destra) Veltroni-Berlusconi sul “voto utile”. E’ necessario che la Sinistra l’Arcobaleno raccolga il massimo risultato possibile per poter ricostruire quanto fino ad ora nel giro di pochi mesi non si è riuscito a determinare nella società. Ed è necessario farlo destrutturando le modalità che hanno portato alle miserie di questi ultimi mesi; miserie che consentono, ancora una volta, di demotivare e privare di entusiasmo soprattutto quell’esercito di giovani che avevano reso un partito come Rifondazione Comunista la proiezione per la costruzione di una realtà nuova e diversa. Sento il dovere di sottrarmi allo scontro in atto perché ritengo -come ha ben fatto e sottolineato la compagna Anna Maria Palermo a cui va il mio ringraziamento per il significato della sua esperienza civile e politica che ha portato al Senato della Repubblica negli ultimi due anni- che il privato è politico e quando questo volutamente non si vuole capire o addirittura si vuole comprendere diversamente vuol dire che vi è, da parte di qualcuno, anche una certa dose di malafede gratuita non altrimenti interpretabile. Le intelligenze e gli entusiasmi che sono stati traghettati da un vecchio ad un nuovo concetto della politica nelle pratiche di difesa dei territori, avrebbero potuto trovare maggiore e più consapevole rappresentanza in un momento tanto delicato come questo nel quale tutti, convergiamo, avvertiamo il rischio della sparizione di una forza reale che rischia di essere relegata a pura testimonianza. Ed è proprio questo rischio che rende doppiamente pesante l’errore politico determinatosi con la caduta del Governo Prodi e il conseguente serrarsi delle fila come percorso tutto interno ai partiti della Sinistra. Ben ventuno tra compagne e compagni, con un ruolo di dirigenza nella Federazione di Matera, hanno sottoscritto la richiesta legittima di dimissioni della intera segreteria regionale di cui sono componente. Ritengo, per non essere riuscito a produrre nemmeno una discussione in seno agli organi preposti, tra cui lo stesso Comitato Politico Regionale, di essere conseguente rispetto a questa richiesta il cui merito l’ho condiviso dallo stesso momento in cui ho letto il documento. Ma le mie dimissioni sono contestualmente da Segretario della Federazione di Matera, alla cui guida sono stato per 7 mesi intensi e interessanti, nonostante tutto, come momento di crescita politica e personale. Ringrazio tutte e tutti e abbraccio le compagne e i compagni, uno per uno, nessuno escluso, augurandovi una buona campagna elettorale. Faccio anche il mio sentito in bocca al lupo a Titti e a Rosa affinché la loro candidatura ritrovi una connessione e un nesso forte nei territori e vinca la sfida delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile.

Matera 14 marzo 2008

Gianni Palumbo

Segretario PRC-Sinistra Europea

Federazione Provinciale di Matera

Il vero voto utile - Più voti Veltroni, più vince Berlusconi

Dal Messaggero studio a sopresa: in senato più il risultato è bipartitico più vince Silvio
Perché il vero «voto utile» è a sinistra
Matteo Bartocci (tratto dal Manifesto del 11/03/2008)

Più voti Veltroni più vince Berlusconi. Dati del 2006 alla mano è uno dei paradossi più clamorosi, per il senato, della legge elettorale «porcata» votata dal centrodestra. Uno studio pubblicato sul Messaggero ha il merito di rovesciare tutti i luoghi comuni costruiti ad arte sul «voto utile». Soprattutto perché con un'operazione di verità ribalta l'analisi dal bipartitismo artificiale Veltroni-Berlusconi prendendo in considerazione tutte le forze principali in campo: Pd, Pdl, Sinistra arcobaleno e Udc. Com'è noto, alla camera con questa legge elettorale basta un solo voto in più rispetto a tutti gli altri partiti per accaparrarsi 340 deputati (il 54%). E visto che a Montecitorio Berlusconi è in testa in tutti i sondaggi, Pd, Sa e Udc si spartiranno i 270 deputati restanti. Chi parla di pareggio dunque deve necessariamente concentrarsi su palazzo Madama, che anche nella prossima legislatura sarà l'ago della bilancia. Sul Messaggero Claudio Sardo traccia 4 scenari constatando che «il controllo della camera alta non dipende solo dallo scontro diretto Berlusconi e Veltroni» ma soprattutto dal risultato delle altre forze politiche. Per come è fatta la legge elettorale e per la serie storica di dati tra regioni «bianche» e «rosse» una maggioranza chiara (di destra) è infatti quasi impossibile. Salvo in un caso: con i due partitoni che prendono tutto o con una sinistra perdente sotto l'8%.
Prendiamo per semplicità la simulazione più «bipartitica» di tutte: prevede un testa a testa Pd-Pdl (39,4% contro il 42, 4%) e una sconfitta pesante sia per Bertinotti che per Casini (entrambi sotto il 6%). Ebbene, potrà sorprendere, ma proprio il risultato più netto è quello che garantisce la maggioranza assoluta del senato a Berlusconi: 164 seggi al Pdl contro i 138 del Pd e 2 ciascuno per Sa e Udc ( in Toscana e Sicilia). Questo perché sia nelle regioni «rosse» che in quelle «bianco-azzurre» proprio le terze forze Sa e Udc hanno l'effetto (riequilibrante) di togliere seggi al partitone perdente. Facendo le somme, in quasi tutte le regioni un successo della Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al Sud, viceversa, un risultato dell'Udc favorisce (di poco) Veltroni. Non a caso, la simulazione massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori) è anche quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154). Dal punto di vista politico si possono trarre due conclusioni. La prima è che chiunque vinca in senato ci saranno comunque tre opposizioni (Sa, Udc e Pd) che non si possono sommare tra loro. Per esempio: sulle missioni estere Udc e Pd potrebbero votare con il Pdl ma la Sa no. La seconda, altrettanto importante, è che parlare di sostanziale pareggio non vuol dire altro che preparare uno scenario in cui Pd e Pdl da soli controllano 311 seggi su 315 a palazzo Madama. Un numero forse insufficiente a dare un governo stabile ma che consente di fare riforme costituzionali senza neanche passare per il referendum confermativo. Una «grande coalizione» per le riforme del tutto inedita nella storia repubblicana. Nel 2006 Prc, Pdci e Verdi hanno avuto più voti al senato che alla camera. Segno che una parte dell'elettorato ha voluto garantire la vittoria a Prodi con un voto «utile» sentendosi invece più libero a palazzo Madama. Stavolta si vuole far credere l'esatto contrario. Ma se così avvenisse l'unico effetto concreto sarebbe di consegnare il paese a Berlusconi. Se il 30% di elettori è ancora indeciso è ora che la Sinistra arcobaleno provi a spiegare, anche con i numeri, che l'unico voto utile contro Berlusconi è il suo.

Chi è Rosa Rivelli

Rosa Rivelli, 49 anni, fisioterapista, sposata con Angelo e mamma di Gaetano. Già consigliera comunale a Ferrandina per due legislature e Assessora comunale in una giunta progressista, negli ultimi anni ha ricoperto il ruolo di Assessora della Provincia di Matera, prima con delega alle Politiche sociali, Cultura, Sport e Pubblica Istruzione, poi con quella alla Formazione, Lavoro e Politiche giovanili. Un’esperienza che è durata fino alle recenti dimissioni.
"Le mie radici affondano nel proletariato lucano. In quello di Tricarico, raccontato con amore e maestria dalla penna di Rocco Scotellaro. Padre manovale, madre bracciante, sono la prima di sette figli. E’ nei movimenti di liberazione delle donne che mi sono formata politicamente e culturalmente alla fine degli anni ’70. Sono stata iscritta al PCI e immediatamente dopo la svolta della Bolognina ho aderito al Movimento e al Partito della Rifondazione Comunista. Ho ricevuto la mia prima tessera dalle mani di Rosario Pellegrino, operaio della PNT, del Circolo Fabbriche della Val Basento. In questa valle e nelle sue lotte è maturata la mia scelta di parte, nelle lotte dei lavoratori della Ex Materit, al loro fianco in occasione dell'occupazione del Comune di Ferrandina. In quella azienda gli operai lavoravano l'amianto senza particolari precauzioni, sia perchè non pienamente consapevoli del pericolo, sia perchè sotto l’umiliante ricatto di perdere il posto di lavoro. Molti di quei lavoratori, oggi, non ci sono più. Forse è per queste ragioni che i temi del lavoro, della precarietà, della sicurezza e delle malattie professionali determinano le priorità del mio impegno politico."

giovedì 13 marzo 2008

Agenda elettorale

Venerdì 14 marzo, ore 19,00 Ferrandina (MT), Sala Caputi
Apertura campagna elettorale della Sinistra l'Arcobaleno.
Interverranno i segretari provinciali di PRC, VERDI, SD, PDCI, il consigliere comunale dei Verdi Leonardo Recchia, Giacomo Schettini, Titti De Simone capolista alla Camera e Rosa Rivelli capolista al Senato.

Domenica 16 marzo dalle ore 10.00 Matera, Piazza Vittorio Veneto
Banchetti informativi.
Saranno presenti Rosa Rivelli e Titti De Simone capoliste al Senato ed alla Camera e i candidati delle liste della Sinistra l'Arcobaleno in Basilicata.

Blog di Rosa Rivelli


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candidata capolista al Senato della Repubblica

mercoledì 12 marzo 2008

Un voto Rosa e Arcobaleno!

Il circolo PRC/SE di Ferrandina accoglie con grande orgoglio la candidatura, per le prossime elezioni del 13 e 14 Aprile, a capolista al Senato nella lista della SINISTRA ARCOBALENO della nostra compagna Rosa Rivelli. La fiducia che è stata riposta nei confronti di Rosa è il frutto di un impegno costante e intenso che affonda le proprie radici in anni di presenza sul territorio e di lotte al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici, da sempre al centro delle politiche del nostro partito. Noi candidiamo una donna a capolista per eleggerla e non per rispondere a falsi criteri di quote rosa! La candidatura di Rosa è testimonianza dell'ottimo lavoro svolto al comune di Ferrandina in passato e negli ultimi anni come assessora alla Provincia di Matera. Rosa è la persona giusta per una politica di parte che porti la politica dalla giusta parte! ...e cioè una politica che mette al centro i diritti e la dignità di ogni singolo cittadino soprattutto dei più deboli troppo spesso fuori dall'agenda politica... Un voto orgogliosamente di PARTE, finalmente di SINISTRA, decisamente UTILE!

http://prcferrandina.blogspot.com

martedì 11 marzo 2008

Conferenza Stampa Sinistra Arcobaleno Basilicata

Si terrà domani mercoledì 12 marzo ’08 alle ore 11.00 presso l’Hotel Vittoria in via della Tecnica n.11 la conferenza stampa de la SINISTRA/ARCOBALENO di presentazione dei candidati alla Camera e Senato. Saranno presenti oltre alle due capolista On.le Titti De Simone alla Camera e Rosa Rivelli al Senato, gli altri candidati ed i segretari regionali e provinciali di Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani e Sinistra Democratica.

Lettera di rinuncia alla candidatura da capolista al Senato di Anna Maria Palermo

Questi due anni di attività parlamentare sono stati per me intensi e difficili, sia sul piano personale che su quello più specificatamente politico. Il tentativo di contribuire a segnare una qualche discontinuità con i precedenti governi, sostenendo il Governo Prodi sulla base di un programma concordato, si è rivelata un’illusione: non si è riusciti, se non per piccoli frammenti e per di più scarsamente visibili, a realizzare i punti più avanzati di quel programma, a mettere in cantiere, da subito, provvedimenti che potessero segnare un miglioramento concreto delle condizioni materiali e nell’affermazione dei diritti di coloro che continuano ad essere i meno garantiti.
I poteri forti sono riusciti a stoppare o a rendere il meno efficace possibile qualunque azione che potesse sfiorarli, usando anche metodi non propriamente ortodossi, (ad esempio, la sostituzione di una parola, nottetempo, in importanti leggi, quali le finanziarie, che non potevano essere più modificate a meno di decadere). In nome della salvezza del Governo, sicuramente il migliore possibile visti i rapporti di forza, abbiamo dovuto approvare scelte che più di una volta hanno smentito noi stessi. Abbiamo sopportato il peso della rappresentanza istituzionale, avvertendo, di tanto in tanto, lo sgretolarsi della possibilità di rimanere in sintonia con i nostri elettori, di essere leggibili nelle nostre azioni, a volte sentendo di essere percepiti come la controparte, di doverci difendere, ribadendo che essere parlamentare non vuol dire automaticamente avere potere, non implica necessariamente un allineamento ad una condizione di privilegio, non significa sentirsi inevitabilmente parte della casta.
Sono stati due anni vissuti in una dimensione duale, in cui il livello personale e quello politico non si sono incrociati quasi mai, né nei luoghi, né nei tempi, dunque difficili da gestire per chi ha costruito la sua vita proprio sul tentativo di non separare mai quei due piani. E’ questa la ragione principale che mi ha spinto a non accettare la candidatura come capolista al Senato per la Sinistra, l’Arcobaleno. L’esperienza di questi due anni di lavoro parlamentare e la proposta di candidatura mi hanno posto di fronte alla difficoltà di conciliare serenamente l’impegno istituzionale romano con l’esigenza, per me imprescindibile, di mantenere quei rapporti di qualità con la mia comunità di riferimento (a partire dalla mia famiglia) necessari a dare senso alle mie azioni: sono convinta che per essere minimamente credibili, in primo luogo con noi stessi, sia necessario assumere comportamenti coerenti con le proprie aspirazioni, stabilire, con chi ci è immediatamente vicino, modalità di relazione che prefigurino la società che vorremmo costruire.
So che questa scelta può aver deluso molti e può aver creato qualche difficoltà a la Sinistra, l’Arcobaleno, ma sono certa che un progetto politico di spessore e di prospettiva non debba dipendere da un nome, piuttosto debba essere capace di esprimere la forza dei propri contenuti intercettando quelle donne e di quegli uomini che, dalle istituzioni o dalla base, vorranno riprendere la parola, che vorranno portare avanti, da protagonisti, il progetto di trasformazione del mondo. Come dice Fausto Bertinotti in una recente intervista al Manifesto: una volta sofferta la composizione delle liste, piuttosto che recriminare, affoghiamola moltiplicando i luoghi della partecipazione.
Ringrazio le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista, dal gruppo dirigente a tutti i circoli della Basilicata, per la fiducia che hanno riposto in me nello scegliermi per due volte come loro rappresentante.
Nei momenti più difficili mi sono stati di conforto le compagne e i compagni del nostro gruppo parlamentare (e non solo): Josè, Haidi, Maria Celeste, Titti, Daniela,… Olimpia, con cui ho condiviso praticamente tutta la mia vita romana, e non solo: l’appartamento, la Commissione, il treno, il luogo di nascita, l’amore per la Basilicata ed il Cilento, le preoccupazioni per i figli (due, maschi e quasi della stessa età!), lo studio, le riflessioni, i dubbi, le angosce, ma soprattutto tante, tante risate. A tutti loro il mio grazie per esserci stati e per esserci.
Il ringraziamento più sentito va, infine, alle cittadine e ai cittadini lucani che mi hanno sostenuto, dimostrandomi stima e affetto anche nei momenti più difficili. Il mio impegno in politica non verrà meno poiché, come dice qualcuno: se vuoi cambiare il mondo puoi farlo dal posto di lavoro, dalla terra che coltivi, dalle chiese, dai comitati, dalle associazioni, dai partiti, …O ancora, come ci racconta Marcos: Visto dall’alto il mondo si rimpicciolisce e non ci entra altro che l’ingiustizia. Ma visto dal basso il mondo è così spazioso che c’è posto per l’allegria, la musica, il canto, il ballo, il lavoro degno, la giustizia, l’opinione e il pensare di tutti…

Sen. Anna Maria Palermo

Dichiarazione di Titti De Simone

"Sono felice di poter rappresentare per la Sinistra quella domanda di futuro e di speranza che viene dal Sud Italia, specialmente dai giovani e dalle donne di cui sento la forza e l'amore, per un riscatto dallo sfruttamento e dal clientelismo politico affaristico che ha solo saccheggiato questo territorio senza restituire niente alla sua gente.
Dalla Basilicata, come dalla Sicilia, riparte con le donne una grande battaglia per i diritti, sociali e civili, per il lavoro e l'ambiente, contro il furto di futuro che colpisce decine di migliaia di ragazze e ragazzi che lasciano la propria terra ogni anno per una precarietà senza fine in qualche città del nord. Si può ricominciare a sognare, anche sotto il peso di tanto dolore e tanta ingiustizia? Vorrei che si parlasse di questo, invece delle solite promesse che i partiti fanno e che poi sono disattese. Mentre le multinazionali si arricchiscono (vedi Eni e affare del petrolio) in Basilicata i giovani fuggono perché non c'è lavoro, l'ambiente viene danneggiato. E' la metafora più amara del Mezzogiorno. Io penso che c'è bisogno di un cambiamento reale, e credo che la Sinistra Arcobaleno rappresenti senza ambiguità questa domanda di cambiamento, che è quella di tante lotte fatte sul territorio, da Melfi a Scanzano. Ci presentiamo con queste ragioni e in Basilicata con due donne capolista sia alla Camera che al Senato. Siamo gli unici a farlo perché siamo una bella differenza".

Tratto dal sito di Titti De Simone http://www.tittidesimone.it/

lunedì 10 marzo 2008

Liste Sinistra Arcobaleno Camera e Senato

Candidati alla Camera dei deputati

Titti De Simone
(Dirigente nazionale - PRC)
Antonio Placido
(Sindaco di Rionero in Vulture - SD)
Gregorio Giannini
(Assessore comunale di Bernalda - VERDI)
Natale Vallone
(Avvocato - PDCI)
Giuseppe Di Sanzo
(Consigliere comunale di Montalbano Jonico - SD)
Michele Passannante
(Operaio licenziato con la falsa accusa di terrorismo alla fiat di Melfi - PRC)


Candidati al Senato della Repubblica

Rosa Rivelli
(Ex assessora provincia di Matera - PRC)
Raffaele Soave
(Assessore provicia di Potenza, ex operaio fiat a Mirafiori - PDCI)
Giulio Spadafora
(Consigliere comunale di Potenza - VERDI)
Rosario Chiacchio
(Operaio responsabile sicurezza CGIL Basilicata)
Giacomo Nardiello
(Consigliere regionale - PDCI )
Emilia Simonetti
(Consigliera regionale - PRC)
Anna Maria Palermo
(Senatrice uscente - PRC)