1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

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sabato 14 giugno 2008

La strage di Mineo: basta lacrime di coccodrillo!

Ennesima strage sul lavoro consumatasi a Mineo, cittadina in provincia di Catania, in una giornata tremenda che ha visto altri quattro morti nel resto d’Italia. Due degli operai, dipendenti di una ditta specializzata del Ragusano, probabilmente si sono sentiti male, durante i lavori di manutenzione del depuratore comunale ed allora gli altri quattro sono scesi ad aiutarli. I gas velenosi non hanno lasciato loro scampo. È accertato che tutti e sei non avevano alcuna protezione, nemmeno delle banali mascherine per filtrare l’aria che respiravano. Questa sembra essere la regola nell’isola, almeno ascoltando le dichiarazioni di Pasquale Chimpanaro, della Cgil di Caltagione secondo cui “in Sicilia non esiste una struttura al 100% sicura”. La tragedia ha assunto proporzioni così gravi a causa del gesto di eroismo dei quattro dipendenti del Comune di Mineo, che hanno perso la vita nel vano tentativo salvare quella dei loro compagni. Chiediamo al ministro Brunetta ed ai mass media, impegnati in questi giorni in una campagna di calunnie verso i dipendenti del settore pubblico: anche i lavoratori di Mineo erano dei “fannulloni”? Il comune di Mineo era chiaramente sotto organico. Risulta infatti che uno dei dipendenti comunali periti nell’incidente di ieri fosse proprio un responsabile della sicurezza della struttura, rientrato dalle ferie appositamente per seguire l’operazione di manutenzione dell’impianto di depurazione. Questa è la realtà di tanti luoghi di lavoro, pubblici e privati, dove straordinari e carenza d’organico sono all’ordine del giorno. Eppure Brunetta vuole usare ancora la scure nei confronti del servizio pubblico, tagliando le risorse per l’Ispettorato del lavoro, l’Inail, l’Inps e i Vigili del Fuoco! Oggi tutti piangeranno i morti di Mineo e si sprecheranno le parole sulla necessità di misure di emergenza. Il ministro del Welfare, con delega al lavoro, Sacconi, mentre invoca un “piano straordinario” per la sicurezza, svela tutta la sua ipocrisia andando all’attacco del Testo Unico sulla sicurezza approvato dal governo Prodi qualche mese fa. Il provvedimento del governo Prodi aveva molti limiti, ma è un boccone troppo indigesto per i padroni, che vogliono avere mano libera totale. Spiega il ministro in un’ intervista sul Corriere della sera di oggi: «non esiste l'equazione "tanti adempimenti formali uguale sicurezza". Anzi oltre un certo limite penso che più adempimenti formali possano produrre minor sicurezza sostanziale». Troppi controlli insomma, troppi “lacci e lacciuoli”. Le parole di Sacconi riecheggiano quelle sentite al convegno dello scorso fine settimana dei giovani di Confindustria. La relazione introduttiva lamentava "la fretta con cui il precedente governo ha licenziato il Testo Unico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro". "Rendere ancora più complesse e difficili le norme che presidiano la sicurezza sul lavoro impone costi crescenti agli imprenditori che già seguono il dettato della legge mentre non sfiora neppure chi dell'illegalità fa una prassi", continuavano i giovani imprenditori. Non ci servono ancora lacrime di coccodrillo. Sappiamo chi sono i mandanti di questi omicidi sul lavoro: sono coloro che pongono il profitto al di sopra della vita dei lavoratori. E sappiamo chi sono i complici: i governi dell’Unione Europea, che proprio ieri hanno approvato una deroga al limite di 48 ore settimanali di lavoro. Attraverso accordi individuali si potrà lavorare fino a 60 ore settimanali (e in alcuni casi fino a 65). Chi può dimenticare che gli operai morti nel rogo della Thyssen Krupp facevano turni fino a 12 ore senza mai fermarsi? Ma conosciamo anche chi si volta dall’altra parte, facendo finta di non vedere. Sono i vertici sindacali che la prossima settimana si siederanno al tavolo di trattativa con governo e Confindustria per depotenziare il contratto nazionale di lavoro e le garanzie ancora in esso inserite. E che hanno convocato solo due ore di sciopero domani a Catania, invece di fermare tutto il paese per protestare contro la strage di Mineo. Finchè i lavoratori non potranno effettivamente controllare tutti gli aspetti dell’attività lavorativa sui posti di lavoro, finche ai propri rappresentanti non verrà dato un potere reale sulla sicurezza in fabbrica, nei cantieri e negli uffici, la classe operaia di questo paese piangerà altri morti. Vogliamo ricordare i lavoratori morti a Mineo impegnandoci ancor di più nella lotta per una società libera dalla schiavitù del profitto, dove chi lavora non debba rischiare la propria vita ogni giorno per portare il pane a casa.

mercoledì 26 marzo 2008

Incidente alla Fiat di Melfi - per la Sinistra Arcobaleno di Basilicata non è una fatalità

Per La Sinistra - L'Arcobaleno della Basilicata, l'incidente sul lavoro alla Fiat di Melfi "non è fatalità, ma il risultato della ricerca spasmodica del massimo risultato produttivo.
Purtroppo, l’elenco dei morti sul lavoro anche in Basilicata continua ad allungarsi. Questa mattina alle ore 10,00 nell’Ospedale di Rionero il lavoratore Domenico Monopoli di 43 anni è morto a seguito dell’incidente avvenuto durante il turno notturno alla Fiat Sata di Melfi.
Nell’azienda più moderna d’Europa, nel giro di pochi mesi ci sono stati due morti, un infortunio grave ed altri di lieve entità.
L’assunzione del tema della sicurezza quale azione prioritaria delle forze sindacali e della Sinistra, aveva portato, nei mesi scorsi il governo ad accelerare l’iter per l’approvazione del nuovo Testo Unico sulla Sicurezza.
Purtroppo, questo ennesimo infortunio dimostra che il problema non è solo l’esistenza di leggi, quanto il loro rispetto nei luoghi di lavoro.
Non abbiamo elementi sufficienti per affermare che esistono responsabilità dell’azienda, ma sicuramente ancora una volta, siamo in presenza di cause da ricondurre alla ricerca spasmodica di realizzare il massimo della produzione.
Non è fatalità, pertanto, auspichiamo che la magistratura unitamente alle altre autorità competenti, adempiano in tempi rapidi al loro compito di accertare responsabilità e circostanze di un ennesimo incidente mortale alla Sata.
Non è questo il momento per aprire polemiche, siamo vicini alla famiglia ed a fianco dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali, ma nello stesso tempo riteniamo non più giustificabile e né sopportabile l’atteggiamento delle imprese tendente sempre più a parlare di fatalità e/o di responsabilità individuali.
La SATA, predisponga un piano di formazione della cultura della sicurezza, riduca i ritmi di lavoro e concordi con il sindacato tutte le altre azioni necessarie ad evitare che padri di famiglia perdano la vita per un salario di 1300 euro al mese.
La Giunta Regionale di Basilicata ed in primo luogo il Presidente De Filippo e l’assessorato competente, convochino la Sata e le OOSS per mettere in atto tutte le iniziative comuni finalizzate a ridurre e prevenire gli infortuni producendo atti e misure concrete in materia di sicurezza partendo da una valutazione puntuale delle cause alla base di questo aumento vertiginoso degli infortuni mortali".

giovedì 6 marzo 2008

Morti bianche: ok a decreto.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro. Il decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro ora deve passare all'esame delle commissioni parlamentari e della Conferenza Stato-Regioni. Dopodiché deve tornare al Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva. Il decreto legislativo riguarda l'attuazione dell'articolo 1 della legge 123 del 2007 in materia di tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Ferrero, ok ma mediazione non andava fatta

"La mediazione rispetto alle richieste di Confindustria non andava fatta". Uscendo da Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei Ministri, Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà Sociale, si dice "soddisfatto" per l'approvazione all'unanimità del decreto, "anche se c'é stata una sgrammaticatura che si poteva evitare". Il punto su cui non si doveva mediare è "quello che riguarda la possibilità di una ulteriore sospensione della pena solo in caso dell'inizio del lavoro" di adeguamento da parte delle aziende inadempienti. "Si vede - conclude - che l'orecchio verso Confindustria è forte anche quando Confindustria litiga".

Nel decreto tutela a tutti i precari

Piena tutela contro gli incidenti sul lavoro a tutte le lavoratrici e i lavoratori, compresi quelli a tempo determinato "flessibili", a domicilio e a distanza come nel caso del telelavoro. E' questo uno degli obiettivi del decreto delegato previsto in una bozza che dovrebbe essere varato dal Consiglio dei ministri, elaborato dal ministero della Salute e da quello del Lavoro. Per combattere le morti bianche, le aziende che non rispetteranno le regole sulla sicurezza (comprese quelle per la messa in regola dei dipendenti) saranno tagliate fuori dalla possibilità di lavorare per le opere pubbliche.


SANZIONI
. Fra le novità più impostanti i responsabili delle Aziende dove si svolgano attività particolarmente pericolose, che non redigano il documento di valutazione del rischio, saranno puniti con l'arresto ma è prevista anche la sospensione dell'attività e interdizione alla collaborazione con le pubbliche amministrazioni e alla partecipazioni ai pubblici appalti e gare d'asta se verrà verificata la presenza di oltre il 20 % di lavoratori in nero o violazione ripetuta delle misure di riposo. Nuova attenzione viene dedicata alla prevenzione al rischio di caduta dall'alto ( mancato utilizzo della cintura di sicurezza, mancanza di protezioni verso il vuoto) e alle violazioni che espongono al rischio di seppellimento, folgoramento, rischio d'incendio o rischio amianto.

INCIDENTI GRAVI. In caso di colpa in un incidente grave dove si sono riscontrati feriti o morti, oltre alle sanzioni amministrative fino a 1.500.000 euro, scatta la sospensione dell'attività e interdizione alla collaborazione con le P.A. e alla partecipazioni ai pubblici appalti e gare d'asta. A queste misure si aggiungono le imputazioni di carattere penale per lesioni o omicidio colposo. FONDI. Gli importi in denaro raccolti con le sanzioni pecuniari verranno utilizzati per finanziare la prevenzione.

DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO
. Riguarderà le aziende committenti di appalti e sub appalti. Servirà ad analizzare tutte le possibili situazioni di pericolo o rischio in tutte le lavorazioni che vedano coinvolte le diverse Aziende che operano nello stesso sito produttivo LIBRETTO SANITARIO PERSONALE. Seguirà l'intera vita lavorativa, anche quando si cambierà lavoro. I dati raccolti dal medico dell'azienda verranno annualmente comunicate al Servizio Sanitario Nazionale per il tramite della ASL territorialmente interessata. Sarà così possibile avere a disposizione una informazione epidemiologica per milioni da lavoratrici e lavoratori sottoposti a visite mediche professionali. Viene confermato l'obbligo per le Aziende di tenere un registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni.

RAPPRESENTANTI.
In tutte le Aziende si debbono tenere le elezioni indipendentemente dal numero dei dipendenti e viene istituito il rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza territoriale. Nasce anche il Rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza di Sito (porti, cantieri grandi opere, siti industriali ) che superino la presenza di 500 lavoratori con più Aziende.

lunedì 31 dicembre 2007

Nel 2007, 1043 vittime accertate: spegniamo la luce il 31 dicembre per i martiri del lavoro

Milleequarantre morti. È il numero di chi è morto per lavorare in questo 2007 che sta per chiudersi. Donne e uomini che non hanno più un futuro, giovani e anziani che una mattina si sono alzati per andare a lavorare e la sera non sono più rientrati. Non solo italiani, ma anche extracomunitari, o cittadini di un'Europa unita che avevano raggiunto il nostro Paese per ottenere un riscatto sociale con un lavoro che avevano sognato ma che li ha uccisi.

Queste donne e questi uomini non festeggeranno la fine dell'anno. In Italia ci saranno più di mille famiglie che avranno ben poco da gioire per un 2008 che si aprirà con un affetto in meno e senza uno stipendio che, in molti casi, era l'unica fonte di reddito. Si spengano le luci, quelle pubbliche. Si dia un segnale forte perché non è più possibile morire per lavorare.

Noi di articolo 21 abbiamo lanciato questa proposta a tutti i comuni d'Italia. Sta viaggiando sul web, sta raccogliendo le prime adesioni di sindaci di grandi e piccole città. Per le metropoli sarà forse difficile spegnere tutta l'illuminazione pubblica, ma nelle forme e nelle possibilità possono scegliere di spegnere l'illuminazione di una parte della città, di alcuni palazzi pubblici, di una piazza famosa. Solo per un minuto. Il buio equivale al silenzio ed il fatto che questo possa accadere alla mezzanotte dell'ultimo dell'anno può dare veramente il senso di quella che è una tragedia che di anno in anno si ripropone.

E non sarebbe certo male se all'iniziativa dessero la propria adesione - sebbene formale - le associazioni di categoria, le associazioni degli imprenditori, i sindacati per segnalare che quella delle morti bianche è una piaga che può e deve essere sconfitta. Come sarebbe bello se, nonostante la schiavitù dell'auditel, anche le televisioni italiane, pubbliche e private decidessero di osservare, nei modi che più preferiscono, un minuto di buio. Magari un semplice cartello, con la semplicissima scritta "Non si può morire per lavorare". Sarebbe un segno di grande civiltà!

Giorgio Santelli

per aderire:
www.articolo21.info

La Sinistra Arcobaleno di Miglionico aderisce all'iniziativa ed invita tutti i concittadini a spegnere le luci alla mezzanotte per ricordare le migliaia di vittime del lavoro.

mercoledì 19 dicembre 2007

Obbligatorio non morire sul lavoro

Fgci, Giovani Comunisti, Sinistra Democratica, Assopace, I Ken, Liberatorio politico, Sinistra flegrea, UDS, UDU hanno lanciato un appello per la sicurezza sui posti di lavoro.

Ottocento, mille euro al mese? Quanto costa oggi in Italia la vita di un lavoratore? Abbiamo ancora negli occhi la tragedia di Torino, il dolore di sei vite spezzate. L'amarezza e la percezione della sconfitta: la sconfitta di chi ha combattuto per salvare quel minimo di sicurezza oggi possibile, di chi ha combattuto lavorando fino al crollo fisico e psichico, per andare avanti, per non perdere il lavoro, e poi alla fine ha perso, la lotta e la vita, è crollato nel modo più atroce possibile.
Davanti alla tragedia tutto il resto sembra muto: tutti i numeri, tutte le statistiche. Eppure i numeri spiegano più delle tragedie, che purtroppo nell'immaginario collettivo rischiano a volte di durare lo spazio di una commozione. Nello spazio di un dramma umano le cose perdono il loro senso, davanti ai numeri ne acquistano uno inaccetabile: 2,9 morti al giorno nel 2007 sui luoghi del lavoro, 1.328 morti all'anno di media nel triennio 2003/5, 25.034 invalidi, 1.001.482 infortuni denunciati all'INAIL, senza tener conto del lavoro nero e di quello sommerso.
I numeri spiegano che la mattanza è un fenomeno di massa, una variabile pienamente accettata all'interno del sistema produttivo: il costo delle materie prime, gli impianti, il corpo dei lavoratori, sono tutti costi che vanno ridotti al minimo, gestiti con logiche analoghe, come negli anni ruggenti della prima rivoluzione industriale. Migliaia di lavoratrici e lavoratori morti come semplice effetto collaterale di un sistema di produzione che vede il lavoro come il fattore meglio comprimibile: precarizzabile, affittabile, delocalizzabile, appaltabile e subappaltabile.
Non si tratta di escogitare nuovi strumenti tecnici per evitare qualche disgrazia: si tratta di ripensare al ruolo del lavoro, di credere, nuovamente o finalmente, nella superiorità dell'uomo sul profitto.
Noi crediamo che ritmi di lavoro insostenibili, il massiccio ricorso agli straordinari, la mancanza di preparazione specifica sul tema della sicurezza dei lavoratori adibiti alle mansioni più pericolose, l'insufficienza delle strutture di controllo mal finanziate, purtroppo in alcuni casi non esenti da un certo ambiguo permissivismo, siano tra le cause efficienti di una tragedia che non possiamo non affrontare.
La sinistra politica e sociale si sta muovendo nelle istituzioni e nei luoghi del lavoro perché questi nodi più problematici vengano immediatamente affrontati.
Noi, per quello che ci riguarda, lanciamo una sfida culturale e politica, quella di mobilitare la città su questo dramma, di costruire un'opinione che vada al di là della commozione. Proveremo a rappresentare la tragedia, a rappresentarla in mezzo alla gente, davanti alla sede napoletana di Confindustria, perché crediamo che i singoli imprenditori, per le condizioni specifiche degli impianti delle loro aziende, e l'associazione di categoria tutta, per le politiche di cui si fa promotrice, siano i responsabili principali di quest'insostenibile situazione.
Proveremo a rappresentare con i nostri corpi la sconfitta di chi dal lavoro cercava gli strumenti per vivere e ha trovato quelli per morire.

Il Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti di Miglionico aderiscono anche loro all'appello!

INCIDENTE FIAT, CORDOGLIO E SGOMENTO PRC, PDCI, VERDI E SD

“Muore un lavoratore presso la Fiat Sata di Melfi, ancora una morte bianca in Basilicata. Lo sgomento, la rabbia e l’indignazione non lasciano trovare parole appropriate per denunciare una simile piaga che affligge il nostro paese e la nostra regione”. Lo sostengono in una nota congiunta il segretario regionale del Prc, Michele Saponara, il segretario regionale del Pdci, Giovanni Soave, il segretario regionale dei Verdi, Giancarlo D’Angelo e il coordinatore regionale del Sd, Tonino Califano.
“In questo momento, tuttavia - continua la nota - lo sdegno deve lasciare spazio alla doverosa solidarietà verso la famiglia del lavoratore coinvolto. Da tempo le forze della sinistra hanno denunciato la costante rappresentata dalle morti bianche, quest’anno in aumento rispetto al 2006. Non servono proclami né sterili promesse o prese di posizione. Occorrono azioni concrete.
Nessuno paga – aggiungono gli esponenti della Sinistra - per gli incidenti o per le morti sul lavoro. Nessun condannato ha usufruito della legge sull’indulto, semplicemente perché nessuno è finito in carcere per omicidi del genere. La precarietà ed il salario legato alla produttività oltre che una competitività basata sulla compressione dei diritti dei lavoratori sono la causa di queste morti.
Anche nella tanto decantata Fiat di Melfi – concludono - sebbene più volte siano state denunciate carenze nei sistemi di controllo ed aumento dei ritmi di lavoro a danno degli operai puntualmente rimaste inascoltate, si muore di lavoro. Si muore per 1.000 euro al mese. Lo sfruttamento del lavoro e dei lavoratori ha raggiunto limiti intollerabili. Non è più tempo di vacui impegni occorrono gesti e provvedimenti concreti ed immediati”.

INCIDENTE FIAT, LOMBARDI (PRC): GIUSTO SCIOPERO LAVORATORI

“L’ennesima vittima di una guerra durissima sulla quale non si devono spegnere i riflettori”. E’ il commento della deputata lucana Angela Lombardi (Prc-Se) sull’incidente di ieri nello stabilimento Fiat di Melfi, in cui ha perso la vita un operaio di una ditta esterna che ha il compito di manutenzione dei nastrotrasportatori.“In queste ore giustamente i lavoratori e le lavoratrici della Fiat stanno scioperando. La serrata – continua la parlamentare - è piena dei rumori della rabbia di chi urla che in questo paese si muore di lavoro. Neanche la Fiat è indenne dalla strage quotidiana. Non possiamo lasciarli soli. L’episodio si colloca in un momento difficile delle relazioni tra l’azienda e i lavoratori che hanno prodotto un peggioramento delle condizioni materiali di lavoro. Anche questo incide sul clima e sulla condizione generale di sicurezza.Bisogna fare di più per limare sempre meglio la legislazione sulla sicurezza del lavoro ma soprattutto bisogna interrompere la precarietà, quella precarietà che rende i diritti quando li hai non esigibili, quella precarietà che ti fa sentire solo e separato. Nelle prossime ore le organizzazioni sindacali e i lavoratori decideranno se e come procedere ad iniziative che non facciano calare il silenzio sulle condizioni di vita e lavoro che si fanno ogni giorno più drammatiche. Senza retorica – aggiunge la Lombardi - aderirò a tutte le iniziative dei lavoratori con la disponibilità a battermi come ho fatto ma come dovremmo fare con maggiore forza contro la precarietà e perché il lavoro vivo, quei corpi di uomini e donne ritornino con i loro bisogni e con le loro domande al centro della politica. Questo credo sia il modo migliore per unirmi al cordoglio di queste e di tutte le famiglie vittime di una guerra sporca che sono i morti di lavoro”.

martedì 18 dicembre 2007

E' TEMPO DI DIRE BASTA!

Luigi Simeone, di 57 anni, residente nell'Avellinese e dipendente della ditta «Merielettra due», ditta esterna operante nello stabilimento FIAT di Melfi, stava pulendo un macchinario dai residui della produzione, nel reparto stampaggio, quando è stato investito o è rimasto schiacciato nella stessa apparecchiatura.
L'incidente mortale sul lavoro avvenuto oggi nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat è “l'ennesimo caso che si aggiunge al vero e proprio bollettino di guerra che dai posti di lavoro ci giunge sul piano nazionale e agli altri incidenti mortali che si sono verificati in Basilicata”: lo hanno detto, in una nota congiunta, i senatori Piero di Siena (Sd) e Anna Maria Palermo (Prc) e l’on. Angela Lombardi (Prc): “Nell’esprimere il cordoglio nostro alla famiglia di questa ulteriore vittima delle condizioni di rischio in cui ormai si lavora in Italia – hanno aggiunto – vogliamo sottolineare che l’universo Fiat è lungi dall’essere estraneo alle condizioni generali di insicurezza. Vogliamo ricordare come nello stabilimento di Melfi gli ultimi mesi sono stati segnati da un deterioramento delle relazioni sindacali a cui è corrisposto un peggioramento delle condizioni generali di lavoro che probabilmente hanno potuto, anche indirettamente, influire sulle circostanze che hanno provocato questo luttuoso evento”.

Il Partito della Rifondazione Comunista di Miglionico e lo staff del blog "Cosa Rossa Miglionico" esprimono profondo cordoglio per l'ennesima vittima del lavoro.

venerdì 14 dicembre 2007

LOMBARDI (PRC) SU SCIOPERO E MORTI BIANCHE

“Condivido e aderisco alla giornata di lotta indetta oggi dai sindacati metalmeccanici e che ha visto una manifestazione anche nella zona industriale di Potenza e a cui la votazione della finanziaria non mi ha permesso di essere presente”. Lo ha detto la deputata lucana del Prc-Se, Angela Lombardi.
“I metalmeccanici hanno scioperato per dire basta alla quotidiana sequenza di omicidi prodotti dai così detti “incidenti” sui posti di lavoro e che la strage di Torino, degli operai della ThyssenKroup, ha così drammaticamente messo in evidenza. E’ arrivato il momento che a dire basta siamo tutti noi, che i lavoratori non siano lasciati soli dopo che i media spegneranno i riflettori sulla tragedia di Torino. La strage è quotidiana, anche qui nella nostra regione, proprio oggi – ha continuato la parlamentare - abbiamo avuto notizia che un altro lavoratore, Armando Penta è deceduto per le conseguenze di un “incidente” avvenuto nella zona industriale della Val Basento, il suo nome si aggiunge a quelli di Canio Lovallo, Salvatore Tolve, Domenico Vito Abelardi, lavoratori deceduti nella nostra regione solo nell’ultimo mese e che si aggiungono ad un elenco che sembra inarrestabile. Non è più il momento della retorica e dell’ipocrisia, quelle che sembrano attribuire alla sfortuna e alla fatalità le morti e gli infortuni e vogliono demandare tutto unicamente alle leggi sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, magari rendendo colpevoli della loro sorte i lavoratori stessi. Come si può avere sicurezza sui luoghi di lavoro quando il lavoro è sempre più devalorizzato, reso precario, sottoposto sempre più alla logica del profitto? Tutte le cose invocate in definitiva e giornalmente da Confindustria e dai suoi vassalli.
Questo è il vero punto della questione, se non si sostituiscono i diritti alla precarietà, ogni altro provvedimento in materia potrà ben poco. E’ una lotta in cui il mio partito è impegnato, insieme ad altri soggetti politici e sindacali, ma in un’epoca – conclude Angela Lombardi - in cui la precarietà sembra dominare, è impossibile ottenere risultati senza una stagione di rivendicazioni e mobilitazioni in cui, lo ripetiamo le lavoratrici ed i lavoratori non devono essere lasciati soli”.

PALUMBO (PRC): MORTI BIANCHE, UN'INTOLLERABILE STRAGE

“Ogni operaio che muore è un ulteriore segno, oltre che di immenso dolore, di pezzi di civiltà cancellata. Cancellata dalla logica del profitto e dell’aberrazione materiale che ha portato al disprezzo della vita. Se, come afferma il segretario della Filcem-Cgil, “ci troviamo di fronte ad un caso di banditismo industriale di imprese senza scrupolo”, dovremmo almeno interrogarci sulla necessità della politica di porre un argine al divenire tumultuoso di questi mostri che strappano la vita di donne e uomini in carne ed ossa, ferendo mortalmente il corpo stesso del lavoro”. Lo afferma segretario provinciale del Prc di Matera, Gianni Palumbo, a seguito della morte in un incidente sul lavoro di un operaio in Val Basento.
“E’ intollerabile – continua Palumbo - la strage che ogni anno attraversa il Paese, Basilicata compresa, di morti bianche. Un governo che voglia distinguersi contro la deriva di civiltà, deve poter porre in essere l’obiettivo concreto di cambiare il segno del precipitare impetuoso di tale deriva.
Rifondazione Comunista esprime segno di cordoglio per l’operaio della Mcm, morto in Val Basento, e invoca la verifica e i controlli per perseguire coloro che di questa tragedia si sono resi responsabili”.

BASTA MORTI SUL LAVORO, BASTA PRECARIETA!

Oggi è il momento del lutto e del silenzio. Esprimiamo tutto il nostro dolore per la morte dei 4 quattro giovani operai morti alla ThyssenKroup, e per la morte dell'operaio di 52 anni morto cadendo dall'altezza di 7 metri a Pisticci Scalo negli stabilimenti ex Anic.
Morire di lavoro non è accettabile per un paese civile. Ora vogliamo dire basta accanto a tutti gli operai, non staremo ad aspettare. Ogni anno muoiono migliaia di uomini e donne sul loro posto di lavoro. Muoiono per imperizia e per negligenza delle imprese, perché sotto ricatto e perché per troppe imprese la rincorsa dei profitti vale anche la vita dei propri lavoratori, il mancato rispetto della legislazione sulla sicurezza e sul lavoro. Il nostro dolore è silenzio, rispetto e contemporaneamente un grido di indignazione. Il Governo, il Parlamento hanno una responsabilità politica che non si può occultare, i datori di lavoro in troppi casi hanno una responsabilità oggettiva che va denunciata e perseguita.
Oggi, venerdi 14, partecipiamo alla giornata di lotta dei metalmeccanici manifestando insieme a tanti altri sotto le sedi di Confindustria in più di 40 città italiane. Lo facciamo come gesto di solidarietà con gli operai in sciopero, ma anche per pretendere ancora una volta la cancellazione delle leggi che rendono la vita precaria a tanti ragazzi e ragazze in questo paese. Non vogliamo più essere insicuri, non vogliamo, come dice Confindustria, “lavorare di più per guadagnare di più”, perchè questo significa essere ricattabili, significa ogni giorno esporsi ad un pericolo in più dato dalla stanchezza, dallo stress, da un’incubo che trasforma tutto il tempo di vita in tempo di lavoro.
Non si può più vivere di precarietà e morire di lavoro. Dov’è in questo momento chi invoca ad ogni piè sospinto ‘legalità’ per criminalizzare povertà ed emarginazione?