1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

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mercoledì 17 dicembre 2008

Tangenti e oro nero. Arresti in Lucania - Liberazione 17/12/2008

Affari e politica, affaristi e politici. Il legame è noto, purtroppo, e si chiama mazzetta. Un giro di appalti che riguarda un settore che in Italia non è spesso citato, soprattutto in casi giudiziari: il petrolio. Un'inchiesta, quella del pm Henry John Woodcock (sì, è proprio quello del caso Corona), che ha portato ieri all'arresto dell'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha e della messa agli arresti domiciliari del deputato Pd, Salvatore Margiotta. Oltre a loro, che sono i nomi di spicco, sono stati arrestati Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto "Tempa Rossa" (uno tra i più grandi giacimenti petroliferi della Basilicata); Roberto Pasi, responsabile dell'ufficio di rappresentanza lucano della Total e un suo collaboratore, Roberto Francini; l'imprenditore materano Francesco Ferrara e il sindaco di Gorgoglione, sempre in provincia di Matera, Ignazio Tornetta. Arresti eseguiti, tanto per rimanere nell'alveo dei nomi noti, dai carabinieri del Noe, guidati da quel capitan Ultimo (Sergio De Caprio) che arrestò Totò Riina. Le accuse su cui ruota l'indagine sono di corruzione, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta (con riferimento specifico agli appalti dei lavori per le estrazioni petrolifere) e concussione. In sintesi, il pm ipotizza che l'imprenditore Ferrara avrebbe elargito somme di denaro ai politici indagati per favorirlo nella corsa ai bandi pubblici. In particolare, secondo l'accusa, Ferrara avrebbe dato a Margiotta 200mila euro in cambio della sua influenza di parlamentare e leader del Pd regionale usata per fare pressione ai dirigenti della Total, società titolare di una delle concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi della Val d'Agri, e per fornire informazioni privilegiate al gruppo di imprenditori.
Margiotta si è detto «fiducioso» sull'esito dell'inchiesta, ma nel frattempo si è autosospeso da ogni incarico esecutivo all'interno del Pd, sia a livello nazionale che regionale. «Lo stupore e l'amarezza sono enormi; più grande è la certezza di non avere commesso alcun reato. - ha detto il deputato - È questa consapevolezza che mi dà la forza di affrontare la sofferenza di questi momenti, e mi infonde fiducia: la verità non potrà che emergere, spero prestissimo». Oggi la giunta per le autorizzazioni della Camera dovrà decidere se avallare o meno la procedura degli arresti domiciliari per il deputato. «Abbiamo intenzione di chiedere altre carte ai magistrati di Potenza. Forse si sono dimenticati di inviarcene alcune perché, ad una prima e superficiale lettura dell'ordinanza, non mi sembra proprio che si precisi quale ruolo attivo avrebbe avuto Margiotta nell'eventuale alterazione dell'appalto» ha anticipato il deputato del Pdl Nino Lo Presti, componente della Giunta. Dalla Total invece non è giunto alcun commento su quanto accaduto: «C'è un'inchiesta in corso» si dice ai vertici.
Tornando all'inchiesta, e allargando il quadro, i pm potentini stanno lavorando su un'ipotesi di patto corruttivo da 15 milioni di euro fra i dirigenti della Total e gli imprenditori interessati agli appalti per l'estrazione petrolifera. I boss della multinazionale avrebbero favorito gli imprenditori della cordata capeggiata da Ferrara, in cambio dell'impegno a rifornirsi per 5 anni esclusivamente di carburanti e di oli lubrificanti della Total. I dirigenti della società petrolifera, inoltre, sono accusati, in concorso con un funzionario del Comune di Corleto Perticara, in cui ricadono gran parte dei giacimenti petroliferi, di aver imposto condizioni «capestro» di esproprio ad alcuni titolari dei terreni. Questi avrebbero dovuto accettare una somma di poco superiore a 6 euro al metro quadro, e quindi assolutamente «fuori mercato», per evitare di doversi accontentare di un'indennità di esproprio di soli 2 euro e 50 che, sostiene l'accusa, sarebbe stata concordata tra i manager Total e il funzionario comunale. Nel registro degli indagati anche un sindaco che avrebbe ricevuto, sempre dagli stessi dirigenti, periodiche somme di denaro, regali e un non meglio specificato oggetto prezioso. Lui, al pari degli altri politici e funzionari comunali indagati, avrebbe fatto da intermediario fra il gruppo Total e gli imprenditori locali. Lo stesso Ferrara, inoltre, avrebbe promesso di affidare ad una società di fatto gestita dal sindaco il servizio mensa per gli operai della sua impresa. Fra le altre cose, l'imprenditore Ferrara è indagato pure per violazione della legge sulla droga, sempre da parte della procura potentina. L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

martedì 16 dicembre 2008

Maria Campese - Segreteria Nazionale PRC - Territorio martoriato

"Dietro l'attacco ambientale portato avanti da anni contro una delle zone più belle e verdi della Basilicata, la Val d'Agri, si cela una ragnatela di malaffare": lo ha detto, in una dichiarazione, Maria Campese, segretaria nazionale di Prc per l'area territorio, ambiente e beni comuni. "L'inchiesta della procura di Potenza, che ha portato oggi all'arresto dell'amministratore delegato di Total Italia, Lioned Levha, e agli arresti domiciliari per il deputato del Pd Salvatore Margiotta - ha aggiunto - potrebbe mostrare cosa si nasconde dietro la depauperazione del territorio: un giro di tangenti e la rincorsa ai profitti leciti e illeciti da parte di imprenditori e politici senza scrupoli. La popolazione, le lavoratrici e i lavoratori della Val d'Agri, hanno dovuto subire in questi anni l'umiliazione di un territorio calpestato, sotto il costante ricatto del problema lavoro. Dovevano arrivare i posti, le misure per la sostenibilità ambientale, la formazione e lo sviluppo culturale. Ma il petrolio ha portato solo ad un maggiore inquinamento, il lavoro manca come prima e i giovani continuano ad emigrare, il territorio non ha ricevuto in cambio nemmeno le opere promesse e annunciate e la benzina non ha subito sconti. Dietro questa rapina del territorio si conferma purtroppo anche il dato di una classe politica staccata dalle esigenze reali del Paese, di un ceto di dirigenti che pensa più agli affari privati che agli interessi della collettività".

Perquisizione a casa del Presidente della Provincia di Matera, Carmine Nigro

L'abitazione e gli uffici del presidente della Provincia di Matera, Carmine Nigro (Popolari Udeur) sono stati perquisiti oggi nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal pm di Potenza, Henry John Woodcock, sul "comitato d'affari" costituito per approfittare delle estrazioni petrolifere in Basilicata. E' stato portato via un computer e a Nigro è stata consegnata una informazione di garanzia che fa riferimento a presunte irregolarità nell'aggiudicazione, nel 2007, di un appalto per l'adeguamento della strada statale 175, finanziato con 18 milioni di euro e affidato all'associazione temporanea composta dalle imprese Ferrara, Polidrica e Giuzio: "Ho la massima fiducia nella magistratura", ha detto Nigro. E' stata perquisita anche l'abitazione del consigliere provinciale Nicola Montesano (Pd), che è agli arresti domiciliari.

Arrestato AD della Total - Arresti domiciliari per Margiotta (PD)

L'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, è stato arrestato oggi nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Potenza per tangenti sugli appalti per estrazione di petrolio in Basilicata: coinvolto anche il deputato del Pd Salvatore Margiotta, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. La misura di detenzione domiciliare per il parlamentare potrà, tuttavia, essere eseguita solo se la Camera dei Deputati darà l'autorizzazione. La relativa richiesta è stata presentata questa mattina. Le misure cautelari - in carcere per alcune persone, agli arresti domiciliari per altre - sono state disposte dal gip di Potenza Rocco Pavese, su richiesta del pm Henry John Woodcock, ed eseguite da Carabinieri del Noe guidati dal tenente colonnello Sergio De Caprio (il 'Capitano Ultimo' che arrestò Totò Riina) e personale della squadra mobile di Potenza, diretta da Barbara Strappato. Gli arresti sono stati fatti in gran parte a Roma, con la collaborazione della squadra mobile della Capitale e della polizia municipale di Potenza. La custodia in carcere riguarda, oltre all'ad di Total Levha, anche Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto "Tempa Rossa" (così si chiama uno tra i più grandi giacimenti petroliferi della Basilicata), attualmente all'estero; Roberto Pasi, responsabile dell'ufficio di rappresentanza lucano della Total e un suo collaboratore, Roberto Francini. E' stata anche disposta la detenzione in carcere dell'imprenditore Francesco Ferrara, di Policoro (Matera), e del sindaco di Gorgoglione (Matera) Ignazio Tornetta. Arresti domiciliari, invece, oltre che per l'on. Margiotta (la misura potrà essere eseguita solo se la Camera darà l'approvazione), anche per altre tre persone, e obbligo di dimora per altri cinque indagati. I reati contestati, diversi da persona a persona, sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta (con riferimento specifico agli appalti dei lavori per le estrazioni petrolifere), corruzione e concussione. Il gip ha inoltre disposto varie perquisizioni, che sono tuttora in corso, e il sequestro di numerose società. Duecentomila euro: questa la somma che sarebbe stata promessa al deputato del Pd Salvatore Margiotta da Francesco Ferrara, uno degli imprenditori coinvolto nell'inchiesta sugli appalti per il petrolio in Basilicata, in cambio di un suo interessamento per favorirlo. E' l'accusa che il pm di Potenza Henry John Woodcock muove al parlamentare, per il quale è stata chiesta oggi alla Camera l'autorizzazione per gli arresti domiciliari. In particolare, secondo quanto si è appreso, Margiotta avrebbe fatto valere il suo potere e la sua influenza di parlamentare e di leader del Partito democratico della Basilicata per favorire l'aggiudicazione degli appalti alla cordata capeggiata da Ferrara. In questo senso si sarebbe impegnato a fornire informazioni privilegiate al gruppo di imprenditori e a fare pressioni sui dirigenti della Total, società titolare di una delle concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi della Val d'Agri, in Basilicata. Un patto corruttivo da 15 milioni di euro tra i dirigenti della Total, società titolare di concessione petrolifera in Basilicata, e gli imprenditori interessati agli appalti per le estrazioni. E' quanto si ipotizza nell'inchiesta della procura di Potenza che oggi ha portato in carcere, tra gli altri, l'ad di Total Italia, Lionel Levha ed alcuni dirigenti della società. In particolare, sempre secondo l'accusa, i dirigenti della società avrebbero favorito l'aggiudicazione degli appalti dei lavori per la realizzazione del Centro Oli di "Tempa Rossa" e per altre attività alla cordata capeggiata dall'imprenditore Francesco Ferrara (anche lui finito in carcere): per l'appalto del Centro Oli, in particolare, sarebbero state addirittura sostituite le buste delle offerte. In cambio, sempre ad avviso della procura, sarebbe stato stipulato nel febbraio scorso un accordo commerciale da 15 milioni: tutte le imprese della cordata Ferrara si sarebbero rifornite per cinque anni solo di carburanti e di oli lubrificanti della Total. I dirigenti della società petrolifera, inoltre, sono accusati, in concorso con un funzionario del Comune di Corleto Perticara, in cui ricadono gran parte dei giacimenti petroliferi, di aver imposto condizioni "capestro" di esproprio ad alcuni titolari dei terreni. Questi avrebbero dovuto accettare una somma di poco superiore a 6 euro al metro quadro, e quindi assolutamente "fuori mercato", per evitare di doversi accontentare di una indennità di esproprio di soli 2 euro e 50 che, sostiene l'accusa, sarebbe stata concordata tra i manager Total e il funzionario comunale. Periodiche 'dazioni' di denaro in contanti, doni ed elargizioni varie, oltre a un non meglio definito "oggetto prezioso": sarebbe stata questa, secondo la procura di Potenza, la contropartita ottenuta dal sindaco di Gorgoglione (Matera), Ignazio Giovanni Tornetta, per la sua attività di intermediazione tra i manager della Total e la cordata di imprenditori interessata agli appalti del petrolio in Basilicata. Tornetta (tra i destinatari della misura cautelare in carcere) è il sindaco di uno dei Comuni in cui ricadono i giacimenti petroliferi lucani: secondo l'accusa, avrebbe ricevuto più volte somme di denaro dall'imprenditore Francesco Ferrara per la sua attività di mediazione illecita; lo stesso Ferrara, inoltre, avrebbe promesso di affidare ad una società di fatto gestita dal sindaco il servizio mensa per gli operai della sua impresa. Destinatario di un provvedimento di arresti domiciliari è invece Domenico Pietrocola, dirigente dell'Ufficio tecnico della Provincia di Matera, che - sostiene l'accusa - si sarebbe fatto dare da Ferrara 200mila euro nell'ambito di un appalto per lavori stradali in Basilicata.

venerdì 12 dicembre 2008

Appello di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista

Contro gli intenti dichiaratamente golpisti del presidente del Consiglio, sulla riforma della giustizia come sulla volontà di cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, mi appello a tutte le forze di sinistra e democratiche affinché domani partecipino in massa allo sciopero generale indetto dalla Cgil e dai sindacati di base, facendo riuscire una manifestazione che sarà solo la prima tappa della lotta contro il governo e i suoi provvedimenti economici, e affinché vengano firmati i referendum contro il lodo Alfano (banchetti di Rifondazione comunista saranno presenti domani e nel wee-end in tutte le principali città italiane). E' necessario, cioè, partecipare tutti affinché si costruisca un movimento di massa che, dai lavoratori agli studenti, dai precari ai pensionati, riesca a sconfiggere la manovra economica proposta dalle destre e i tentativi golpisti di Berlusconi. A questo riguardo, trovo davvero singolare che proprio il giorno prima dello sciopero il governo-ombra del Pd proponga di aprire una discussione con il governo sui temi economici e sociali, indebolendo di fatto il movimento e le forze che si oppongono al governo.

lunedì 1 dicembre 2008

Amministrazione Provinciale: tra affarismo e clientela

Dopo il concorso truffa dell’Apea denunciato dal PRC di Matera, dove già su un bando pende una sentenza di sospensione del TAR, l’amministrazione Provinciale bandisce una selezione per esperti esterni dell’Ageforma scandalosa. Il termine dato dall’ente per essere ammessi alla selezione e di soli 7 giorni dalla pubblicazione e con criteri del tutto descrizionali. Non è difficile capire che a questo punto o si è fortunati o si è amici degli amici , per avere l’opportunità di partecipare. Questo modo di agire dell’amministrazione Nigro che sempre più si sta caratterizzando per una politica malata di clientelismo e affarismo, incapace di introdurre pratiche trasparenti dove il diritto si coniughi con il merito e l’opportunità per tutti, ci porta ad opporci in tutte le sedi contro un altro provvedimento truffa. Prendiamo anche atto che tutti gli sforzi per la costruzione di un progetto di alleanze per la prossima amministrativa sono minate da atti gestionali inaccettabili, e che arrivati a questo punto si possono ricomporre solo con una forte discontinuità da quest’esperienza fallimentare sia sull’aspetto etico sia della gestione. Partendo proprio da questa questione il PRC di Matera si attiverà su tutto il territorio provinciale con una campagna dal titolo “ ci fanno pagare la crisi e ci rubano l’opportunità ” per informare i tanti giovani e lavoratori che ancora una volta un governo provinciale che si dice di centrosinistra nega a loro l’opportunità di partecipare a un bando.

Il segretario Prov.le PRC
Ottavio Frammartino

giovedì 27 novembre 2008

Una proposta alternativa per uscire a sinistra dalla crisi

di Roberta Fantozzi - segr. nazionale Area lavoro e welfare

Abbiamo avviato già da domenica la campagna davanti ai luoghi di lavoro, in preparazione dello sciopero generale del 12 dicembre. Un calendario di iniziative organizzate in pochissimi giorni, a cui molte altre si stanno aggiungendo. Volantinaggi, ma anche incontri e assemblee con le lavoratrici e i lavoratori, dibattiti. Davanti alle fabbriche, ai luoghi della produzione industriale, ma anche nei servizi, dai trasporti alle grandi aziende del commercio, al lavoro pubblico. La volontà è quella di un percorso non episodico, che ricostruisca reti di relazioni e presenza organizzata. Un percorso che si intreccia con l'inchiesta, a partire da quella che svilupperemo nei prossimi giorni sui primi effetti della crisi: sul terreno della materialità dei processi ma anche del vissuto e della soggettività di lavoratrici e lavoratori.

Non è un optional lo sviluppo
di questo percorso. Non lo è rispetto all'obiettivo decisivo della riuscita dello sciopero generale, non lo è rispetto al contesto in cui ci muoveremo nei prossimi mesi. La crisi determina uno scenario pesantissimo. Con la cassa integrazione che si moltiplica e con il problema, per chi vi accede, di come riuscire ad arrivare alla fine del mese con il salario decurtato, se già non ci si arrivava prima. Con il problema drammatico dei precari. Quattro milioni di persone prive di ogni garanzia, seicentomila già a rischio per il sommarsi della crisi economica nell'industria con i provvedimenti del governo sul lavoro pubblico. Con il dramma aggiuntivo dei lavoratori migranti, che per una legge razzista e incivile rischiano di perdere con il lavoro, il permesso di soggiorno: espulsi o ricacciati nell'irregolarità, magari dopo anni di lavoro in questo paese.

La ricetta della Lega
per gestire la crisi è tanto semplice quanto barbara: trasformare l'ansia in un salto di qualità nella produzione di capri espiatori, di conflitto orizzontale, di ferocia sociale. La chance di contrastare la regressione possibile sta nella messa in campo di un'iniziativa a tutto tondo: di denuncia, di piattaforma, di conflitto, che ricostruisca nella crisi una connessione, che consenta di individuare nuovamente a sinistra la possibile via d'uscita. Non è un esito scontato, se è vero come è vero che non solo siamo nell'onda lunga di una sconfitta trentennale, ma che la sinistra ha consumato nell'attraversamento recente della fase di governo la propria credibilità. E' un percorso che richiede idee, proposte, modificazioni delle modalità dell'agire politico, come dimostra il successo dei gruppi di acquisto popolare, la pratica di forme di mutualismo che rispondano alla disgregazione ricostruendo anche per questa via la possibilità di riconoscersi come parte di un'agire collettivo.
Saremo dunque nelle prossime settimane davanti ai luoghi di lavoro, con la volontà di avviare un percorso lungo, dentro le contraddizioni esistenti.

Diremo che la crisi non è piovuta dal cielo, ma è la conseguenza di trent'anni di politiche neoliberiste, in cui la deregolamentazione selvaggia della finanza è stata l'altra faccia della medaglia di un mondo di bassi salari, di una gigantesca redistribuzione della ricchezza prodotta a favore di profitti e rendite, in cui il consumo è stato garantito dal crescente indebitamento dei lavoratori, mentre nei paradisi fiscali si concentra un quarto della ricchezza mondiale prodotta ogni anno. Diremo che ci vuole un aumento significativo di salari e pensioni e un salario sociale per rispondere alla crisi con uno strumento generale di garanzia rispetto alle mille frammentazioni delle tipologie di lavoro, alle tante facce della precarietà e che le risorse vanno prese dalla rendita, dall'evasione fiscale e contributiva, dalla tassazione dei movimenti speculativi di capitali.

Diremo che il ritrarsi del pubblico
, privatizzazioni e liberalizzazioni, invece dei benifici annunciati dalla propaganda liberista, non sono stato altro che il modo per promuovere un gigantesco processo di spoliazione, sfruttamento e messa a valore della natura oltre che del lavoro, all'origine di una crisi ambientale, energetica e climatica, che richiede un cambiamento radicale dei modelli di sviluppo. Per sottrarre spazi alla logica di mercato, alla valorizzazione del capitale come meccanismo sovradeterminante dei processi di riproduzione sociale e riconsegnarli alla scelta democratica, alla sovranità collettiva sul proprio futuro.

La elaborazione di una piattaforma
all'altezza della crisi della globalizzazione capitalistica, deve accompagnarsi alla capacità di costruire un senso comune di massa su a chi imputare la responsabilità della situazione presente, opposta all'operazione reazionaria delle destre, generalizzando la consapevolezza espressa dal movimento degli studenti.

La politica del Governo Berlusconi
e di Confindustria, ha fin qui determinato una manovra pesantissima di tagli e ristrutturazione del sistema di welfare, dalla sanità agli enti locali, intrecciata all'attacco ai diritti del lavoro. Un attacco che dalla legge 133 alla controriforma del processo del lavoro, agli annunci sul diritto di sciopero, ha avuto e ha al suo centro la riscrittura del sistema della contrattazione, la volontà di frammentare e impoverire ulteriormente i lavoratori, cancellare l'autonomia del sindacato, riscriverne il ruolo: "complice" delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro e di interi pezzi di uno stato sociale da cui la presenza pubblica si ritrae ulteriormente. Ora a fronte della crisi, la sua ricetta è quella di destinare risorse pubbliche al sistema bancario lasciando invariati assetti proprietari e modalità di funzionamento, puntare sulle grandi opere, destinando pochissimo alle fasce sociali più disagiate.

Lo sciopero generale del 12
indetto dalla Cgil e dai sindacati di base, deve rappresentare per noi e per l'intera sinistra il modo per far vivere nel dibattito pubblico e a livello di massa una proposta radicalmente alternativa a quelle politiche, per costruire una uscita da sinistra alla crisi di un intero modello di sviluppo.