
Margiotta si è detto «fiducioso» sull'esito dell'inchiesta, ma nel frattempo si è autosospeso da ogni incarico esecutivo all'interno del Pd, sia a livello nazionale che regionale. «Lo stupore e l'amarezza sono enormi; più grande è la certezza di non avere commesso alcun reato. - ha detto il deputato - È questa consapevolezza che mi dà la forza di affrontare la sofferenza di questi momenti, e mi infonde fiducia: la verità non potrà che emergere, spero prestissimo». Oggi la giunta per le autorizzazioni della Camera dovrà decidere se avallare o meno la procedura degli arresti domiciliari per il deputato. «Abbiamo intenzione di chiedere altre carte ai magistrati di Potenza. Forse si sono dimenticati di inviarcene alcune perché, ad una prima e superficiale lettura dell'ordinanza, non mi sembra proprio che si precisi quale ruolo attivo avrebbe avuto Margiotta nell'eventuale alterazione dell'appalto» ha anticipato il deputato del Pdl Nino Lo Presti, componente della Giunta. Dalla Total invece non è giunto alcun commento su quanto accaduto: «C'è un'inchiesta in corso» si dice ai vertici.
Tornando all'inchiesta, e allargando il quadro, i pm potentini stanno lavorando su un'ipotesi di patto corruttivo da 15 milioni di euro fra i dirigenti della Total e gli imprenditori interessati agli appalti per l'estrazione petrolifera. I boss della multinazionale avrebbero favorito gli imprenditori della cordata capeggiata da Ferrara, in cambio dell'impegno a rifornirsi per 5 anni esclusivamente di carburanti e di oli lubrificanti della Total. I dirigenti della società petrolifera, inoltre, sono accusati, in concorso con un funzionario del Comune di Corleto Perticara, in cui ricadono gran parte dei giacimenti petroliferi, di aver imposto condizioni «capestro» di esproprio ad alcuni titolari dei terreni. Questi avrebbero dovuto accettare una somma di poco superiore a 6 euro al metro quadro, e quindi assolutamente «fuori mercato», per evitare di doversi accontentare di un'indennità di esproprio di soli 2 euro e 50 che, sostiene l'accusa, sarebbe stata concordata tra i manager Total e il funzionario comunale. Nel registro degli indagati anche un sindaco che avrebbe ricevuto, sempre dagli stessi dirigenti, periodiche somme di denaro, regali e un non meglio specificato oggetto prezioso. Lui, al pari degli altri politici e funzionari comunali indagati, avrebbe fatto da intermediario fra il gruppo Total e gli imprenditori locali. Lo stesso Ferrara, inoltre, avrebbe promesso di affidare ad una società di fatto gestita dal sindaco il servizio mensa per gli operai della sua impresa. Fra le altre cose, l'imprenditore Ferrara è indagato pure per violazione della legge sulla droga, sempre da parte della procura potentina. L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti.
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