1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

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sabato 5 luglio 2008

LA CONGIURA DEI…….LAVORI

La storia si ripete! Ancora una volta i lavori per la ristrutturazione del Castello del Malconsiglio sono fermi ed ora è arrivato il momento di dire basta! 18 anni di silenzio sono un po’ troppi su una questione che riguarda così da vicino il futuro e la prosperità del nostro paese. Nel corso di tutti questi anni, infatti, sono state diverse le interruzioni dei lavori e sempre di natura incomprensibile per i cittadini. Mai un chiarimento, mai una iniziativa pubblica che approfondisse l’argomento, in quanto, come avviene da sempre nel nostro paese, le decisioni e le informazioni più importanti rimangono materia per pochi, materia che deve essere discussa nel chiuso degli uffici comunali, senza un minimo coinvolgimento dei cittadini; e la chiamano democrazia! Lo stallo dei lavori lascia in uno stato di incertezza tanto i cittadini di Miglionico, quanto i lavoratori impiegati dalla ditta appaltatrice. Di chi è la colpa? 18 anni di Amministrazioni Comunali, di tutti i colori, non sono riuscite a risolvere questi problemi. Amministrazioni che avevano promesso la risoluzione del problema in tempi brevi, ma non si è fatto niente, a chi giova tutto ciò?

Un discorso a parte merita la qualità dei lavori effettuati. Basta una semplice occhiata per capire lo scempio al quale è stata sottoposta la struttura e leggere in tutto ciò il marchio indelebile del solito progettista, quello a cui, nel nostro comune, vengono affidati da anni tutti i progetti, con risultati spesso disastrosi.
Riteniamo che i lavori di ristrutturazione siano stati eseguiti senza nessuna attenzione nel conservare lo stile e i materiali originari, riferendoci in particolare al fatto di aver ricoperto con intonaco le pareti e i soffitti in pietra, aver sostituito le scalinate principali ed eliminato la pavimentazione esterna in pietra. Inoltre ci sono lavori sospesi e scavi aperti da oltre tre anni, senza che sia stata realizzata nessuna opera di canalizzazione delle acque piovane, con tutto il pericolo che questo può comportare per la struttura stessa e per i cittadini. A questo punto verrebbe spontaneo chiedersi se è il caso di continuare a sacrificare la bellezza e il futuro del nostro paese per accontentare il politico di turno, affidando i progetti a persone del tutto incapaci di realizzare lavori che richiedono una certa competenza di conservazione storica. Altro aspetto riguarda le continue varianti al progetto, varianti che nessuno riesce a spiegarsi, visto che c’è gente che viene pagata per programmare i lavori. Forse sarebbe il caso di affidare questi compiti a qualcuno più competente.
Prendiamo posizione in maniera decisa contro coloro che per anni avrebbero dovuto garantire la trasparenza, la celerità e soprattutto la qualità dei lavori di ristrutturazione di un monumento di importanza nazionale e riteniamo responsabili oltre ai vari direttori dei lavori risarciti e non, anche le Amministrazioni Comunali succedutesi negli anni e la Sovrintendenza ai Beni Architettonici.
Chiediamo con forza all’Amministrazione Borelli di chiarire le reali motivazioni per le quali, ormai da alcuni mesi, i lavori non procedono, risparmiandoci la solita filastrocca sulle varianti al progetto o su chissà quale inaspettato ritrovamento.
Per questi motivi invitiamo tutti i miglionichesi ad intervenire in massa al prossimo Consiglio Comunale per protestare contro questa situazione divenuta insostenibile.
L’impegno del Circolo di Rifondazione di Miglionico è quello di tenere alta la guardia e di organizzare nei prossimi mesi una serie di iniziative pubbliche per denunciare lo stato di degrado in cui versa tutto il centro storico miglionichese.

domenica 29 giugno 2008

Eletta la nuova segreteria del circolo

Segretario:............................ Francesco Triunfo

Vicesegretario:.................... Orazio Signorella

Responabile organizzativo:.......Antonio Centonze

mercoledì 25 giugno 2008

Il nuovo direttivo di circolo

  1. Triunfo Francesco
  2. Frescura Lucia
  3. Signorella Orazio
  4. Buono Florinda
  5. Centonze Antonio
  6. Flumine Carlo
  7. Bruni Michelangelo
  8. Frescura Gino
  9. Dimucci Angelo

Risultati Congresso di Circolo

Mozione 1 - Rifondazione Comunista in movimenti (Ferrero)
Voti 2

Mozione 2 - Manifesto per la Rifondazione (Vendola)
Voti 0

Mozione 3 - Rifondare un partito comunista.... (Pegolo)
Voti 0

Mozione 4 - Una svolta operaia per una nuova rifondazione comunista (Bellotti)
Voti 14


Mozione 5 - Disarmiamoci....(De Cesaris)
Voti 0

mercoledì 18 giugno 2008

La nuova Giunta Provinciale, l’ultimo disperato tentativo di Nigro per rimanere a galla…e il Presidente perde nuovamente e indecorosamente le staffe.

Davvero un brutto spettacolo quello andato in scena ieri mattina nella sala del Consiglio Provinciale nel corso dei lavori dello stesso. Una maggioranza disastrata che tenta, con tutta la goffaggine di cui è capace, di camuffare la ragioni alla base di una crisi irreversibile che vede tutti contro tutti senza nessuna articolazione politica, senza nessun partito contrapposto ad altri ma solamente interessi singolari in competizione tra loro. Lo spettacolo pessimamente condotto da Nigro è avvenuto in una sala colma di lavoratrici/ri della ex Sma che, attoniti, si chiedevano di cosa si stesse parlando -visto il lessico incomprensibile alla maggior parte delle persone comuni- di tanto importante da meritare un sonoro diniego alla loro richiesta di chiarimenti circa le vicende che attengono alla loro vertenza. Tra 9 mesi, il tempo di un parto, si chiude la vicenda amministrativa di questa Provincia. Tanto è il tempo che ci separa dalle prossime elezioni e si pretende d’aver varato una sorta di Giunta di “rilancio”. Niente di tutto ciò: piuttosto è la Giunta degli equilibri di potere; la possibilità di “spargere” fette di potere fino all’ultimo giorno del mandato di questa amministrazione provinciale. Diremmo si tratti di un ottimo argomento per decidere di far perdere definitivamente al centro-sinistra l’opportunità di riscattarsi col rischio che il Nigro-“Caronte” traghetti il centro-sinistra sull’altra sponda (dove uno come lui potrebbe anche trovarsi a suo agio). Un amministrare senza qualità: è questa la vera ricetta che ha contraddistinto gli anni di questa amministrazione, tra gli ululati e i latrati dei tanti che chiedevano una “postazione di comando”, ululati mai sopiti, neanche nella giornata di ieri durante la quale anche la riproposizione di una pseudo-sinistra di governo ha creato mal di pancia interni. Ancora una volta il Presidente Nigro ha perso le staffe, come ogni qual volta accade, da un po’ di tempo a questa parte, a colui che non è abituato al dissenso e al confronto democratico. Nigro mostra di essere un relitto della diplomazia che chiude definitivamente, con questa esperienza, il suo mandato politico, prima (chissà) di essere debitamente “parcheggiato”, come accade a molti, in qualche ente pubblico secondario di accompagnamento alla meritata pensione. Rifondazione Comunista, orgogliosamente all’opposizione di questo meccanismo tutto piegato sul potere e per niente riverso alla soluzione dei problemi dei cittadini rimarca il proprio ruolo di opposizione e continuerà, senza sconti per nessuno, a vigilare sull’esercizio del “potere” dei giaculanti ostentatori di via Ridola.

Gianni Palumbo
Comitato Politico Regionale PRC-SE

Vincenzo Dambrosio
Capogruppo PRC-SE
Provincia di Matera

sabato 14 giugno 2008

La strage di Mineo: basta lacrime di coccodrillo!

Ennesima strage sul lavoro consumatasi a Mineo, cittadina in provincia di Catania, in una giornata tremenda che ha visto altri quattro morti nel resto d’Italia. Due degli operai, dipendenti di una ditta specializzata del Ragusano, probabilmente si sono sentiti male, durante i lavori di manutenzione del depuratore comunale ed allora gli altri quattro sono scesi ad aiutarli. I gas velenosi non hanno lasciato loro scampo. È accertato che tutti e sei non avevano alcuna protezione, nemmeno delle banali mascherine per filtrare l’aria che respiravano. Questa sembra essere la regola nell’isola, almeno ascoltando le dichiarazioni di Pasquale Chimpanaro, della Cgil di Caltagione secondo cui “in Sicilia non esiste una struttura al 100% sicura”. La tragedia ha assunto proporzioni così gravi a causa del gesto di eroismo dei quattro dipendenti del Comune di Mineo, che hanno perso la vita nel vano tentativo salvare quella dei loro compagni. Chiediamo al ministro Brunetta ed ai mass media, impegnati in questi giorni in una campagna di calunnie verso i dipendenti del settore pubblico: anche i lavoratori di Mineo erano dei “fannulloni”? Il comune di Mineo era chiaramente sotto organico. Risulta infatti che uno dei dipendenti comunali periti nell’incidente di ieri fosse proprio un responsabile della sicurezza della struttura, rientrato dalle ferie appositamente per seguire l’operazione di manutenzione dell’impianto di depurazione. Questa è la realtà di tanti luoghi di lavoro, pubblici e privati, dove straordinari e carenza d’organico sono all’ordine del giorno. Eppure Brunetta vuole usare ancora la scure nei confronti del servizio pubblico, tagliando le risorse per l’Ispettorato del lavoro, l’Inail, l’Inps e i Vigili del Fuoco! Oggi tutti piangeranno i morti di Mineo e si sprecheranno le parole sulla necessità di misure di emergenza. Il ministro del Welfare, con delega al lavoro, Sacconi, mentre invoca un “piano straordinario” per la sicurezza, svela tutta la sua ipocrisia andando all’attacco del Testo Unico sulla sicurezza approvato dal governo Prodi qualche mese fa. Il provvedimento del governo Prodi aveva molti limiti, ma è un boccone troppo indigesto per i padroni, che vogliono avere mano libera totale. Spiega il ministro in un’ intervista sul Corriere della sera di oggi: «non esiste l'equazione "tanti adempimenti formali uguale sicurezza". Anzi oltre un certo limite penso che più adempimenti formali possano produrre minor sicurezza sostanziale». Troppi controlli insomma, troppi “lacci e lacciuoli”. Le parole di Sacconi riecheggiano quelle sentite al convegno dello scorso fine settimana dei giovani di Confindustria. La relazione introduttiva lamentava "la fretta con cui il precedente governo ha licenziato il Testo Unico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro". "Rendere ancora più complesse e difficili le norme che presidiano la sicurezza sul lavoro impone costi crescenti agli imprenditori che già seguono il dettato della legge mentre non sfiora neppure chi dell'illegalità fa una prassi", continuavano i giovani imprenditori. Non ci servono ancora lacrime di coccodrillo. Sappiamo chi sono i mandanti di questi omicidi sul lavoro: sono coloro che pongono il profitto al di sopra della vita dei lavoratori. E sappiamo chi sono i complici: i governi dell’Unione Europea, che proprio ieri hanno approvato una deroga al limite di 48 ore settimanali di lavoro. Attraverso accordi individuali si potrà lavorare fino a 60 ore settimanali (e in alcuni casi fino a 65). Chi può dimenticare che gli operai morti nel rogo della Thyssen Krupp facevano turni fino a 12 ore senza mai fermarsi? Ma conosciamo anche chi si volta dall’altra parte, facendo finta di non vedere. Sono i vertici sindacali che la prossima settimana si siederanno al tavolo di trattativa con governo e Confindustria per depotenziare il contratto nazionale di lavoro e le garanzie ancora in esso inserite. E che hanno convocato solo due ore di sciopero domani a Catania, invece di fermare tutto il paese per protestare contro la strage di Mineo. Finchè i lavoratori non potranno effettivamente controllare tutti gli aspetti dell’attività lavorativa sui posti di lavoro, finche ai propri rappresentanti non verrà dato un potere reale sulla sicurezza in fabbrica, nei cantieri e negli uffici, la classe operaia di questo paese piangerà altri morti. Vogliamo ricordare i lavoratori morti a Mineo impegnandoci ancor di più nella lotta per una società libera dalla schiavitù del profitto, dove chi lavora non debba rischiare la propria vita ogni giorno per portare il pane a casa.

venerdì 13 giugno 2008

Un congresso decisivo per il Prc - L'editoriale del nuovo numero di Falcemartello

Il congresso in corso è il più duro della storia del Partito della rifondazione comunista. Esige da parte di tutti noi un forte scatto d’orgoglio e partecipazione cosciente e attiva. La difficoltà deriva innanzitutto dalla sconfitta maturata negli ultimi tre anni e rivelatasi in modo dirompente nelle elezioni del 13-14 aprile, ma non si riduce ad essa. Il carattere potenzialmente distruttivo di questa situazione dipende dalla natura di quella sconfitta. Può accadere, è accaduto tante volte, che un partito comunista arretri, che venga sconfitto da un rapporto di forza sfavorevole o anche da errori specifici nell’impostazione di una battaglia. Si perde terreno, consenso, l’organizzazione ne viene indebolita, ma rimane la ragione politica e di classe della battaglia combattuta, sulla quale è possibile correggere gli errori e riprendere il cammino. La nostra storia recente, tuttavia, è diversa. Il Prc non solo è stato sconfitto, ma ha disertato il terreno dello scontro: questa è l’amara verità dei tre anni nei quali siamo stati parte dell’Unione e poi del governo Prodi. Le date del 9 giugno e del 23 luglio 2007 ce lo ricordano con particolare durezza. Il 9 giugno vide la rottura fra il partito e il movimento contro la guerra; il 23 luglio fu la rottura con milioni di lavoratori che avevano votato l’Unione, e noi con essa, nella speranza di porre un argine al precipitare della loro condizione di lavoro e di vita. Il Prc, imprigionato nella gabbia governativa, fu assente da quello scontro, impegnato a giustificare l’ingiustificabile. Prima e dopo quelle due date decisive, una serie interminabile di bocconi amari, promesse smentite, acrobazie verbali, autodifesa ad oltranza dei gruppi dirigenti. Per questo la sconfitta elettorale ha lasciato questa scia di smarrimento, perdita di punti di riferimento, e ci consegna la necessità di una vera e propria rivoluzione interna al nostro partito: politica, di gruppi dirigenti, di programmi, obiettivi, pratiche. Il primo compito è quindi quello di appropriarci di questo congresso, di farne il primo passo di questa svolta. Sono tanti, troppi quelli che suonano le campane a morto per Rifondazione comunista e guardano al congresso con la logica speculativa di chi punta non a ricostruire, ma a raccogliere i cocci in favore di altri progetti “costituenti” più o meno immaginari. Il nostro appello è innanzitutto a tutti i compagni che respingono questa logica distruttiva. FalceMartello si identifica pienamente nel percorso della mozione 4, della “svolta operaia”. Nelle pagine di questo numero abbiamo tentato di trattare alcuni dei temi decisivi di questo congresso. Qui vogliamo invece sottolineare alcuni punti riguardanti il modo come pensiamo sia giusto affrontare il dibattito. Ai compagni che partecipano ai congressi nei circoli ci permettiamo di segnalare alcuni punti importanti.
1) Respingiamo logiche di “voto utile” e di esproprio della sovranità degli iscritti e delle iscritte. Mettiamo al centro una valutazione scrupolosa degli argomenti politici proposti.
2) Le mozioni sono rappresentate da compagni in carne e ossa: si valuti quanto scritto nei testi in relazione al ruolo che le diverse aree hanno avuto nella vita del partito in questi anni. Si valuti la coerenza tra quanto si dice, quanto si scrive e i comportamenti concreti.
3) Respingiamo il sensazionalismo, i ricatti emotivi, il congresso svolto nei corridoi, nelle accuse e controaccuse che circolano sulla stampa o su tanti siti internet dove anziché parlare della condizione sociale del nostro paese o di temi politici e organizzativi seri per il rilancio del partito ci si diletta appunto nel “ping-pong” congressuale.
Gran parte del gruppo dirigente è da questo punto di vista irrecuperabile, e non è certo a loro che rivolgiamo questo invito. L’incapacità della maggior parte della direzione uscente di condurre un dibattito politico dignitoso non è l’ultimo dei motivi per cui ci battiamo per un ricambio profondo, non solo della linea politica, ma anche di chi dirige il partito. Per cominciare, proporremo non solo il criterio del salario operaio a tutti i livelli di direzione e istituzionali, ma anche una presenza obbligatoria di lavoratori dipendenti, particolarmente di lavoratori in produzione, nei futuri organismi dirigenti. Partiamo da una presenza ridotta negli organismi dirigenti uscenti, ma questo non significa che in questo congresso non abbiamo ambizioni, al contrario. La nostra volontà non è solo quella di allargare il consenso verso le nostre posizioni, cosa che siamo certi di poter fare, ma è anche di abbattere definitivamente quegli steccati che hanno fatto sì che negli anni scorsi tanti compagni e compagne capaci non potessero avere alcun ruolo nella costruzione del partito e del suo intervento di massa. Questo non ci ha fermato e chi ci conosce lo sa. In questi anni nessuna area del Prc, comprese quelle che disponevano di consensi e mezzi ben superiori ai nostri, ha sviluppato un intervento nella società neppure lontanamente paragonabile a quanto abbiamo fatto verso le fabbriche, le scuole, le università, ovunque potessimo aprirci una strada per interloquire con una classe operaia completamente abbandonata dalla sinistra e dai dirigenti sindacali. Questo lavoro prezioso fa parte della nostra battaglia congressuale e lotteremo affinché a partire da questo congresso possa entrare in una relazione virtuosa non solo con quei compagni che sosterranno la nostra mozione, ma con tutti coloro che si rimboccheranno le maniche nel duro lavoro di ricostruzione e rigenerazione necessario a far vivere il Prc. È questa anche la nostra risposta a chi, in particolare i compagni del primo documento, ha posto fin dal principio la questione della cosiddetta “gestione unitaria” del partito dopo il congresso. Ci pare come minimo precipitoso parlare prima che un solo circolo e un solo iscritto abbia potuto pronunciarsi nei congressi di base. È positivo che si critichi, sia pure con ritardo, la logica che allo scorso congresso portò all’affermarsi di una concezione maggioritaria, del “chi vince piglia tutto”. Detto questo, ci sono molte domande aperte. Unità di chi, con chi e per fare cosa? Su quali basi politiche? Su quali proposte organizzative? Unità di un gruppo dirigente sconfitto e frantumato che si autoassolve prima ancora che il congresso sia cominciato? O autentica unità nel lavoro di costruzione, radicamento, nell’elaborazione di piattaforme per l’intervento, in una ricerca teorica scrupolosa e aperta al contributo di tutti i compagni? Siamo fermamente convinti che il rafforzamento delle nostre posizioni può contribuire significativamente a dare a queste domande una risposta rigorosa, risposta che spetta innanzitutto al congresso stesso e ai compagni che vi parteciperanno.