
1) Respingiamo logiche di “voto utile” e di esproprio della sovranità degli iscritti e delle iscritte. Mettiamo al centro una valutazione scrupolosa degli argomenti politici proposti.
2) Le mozioni sono rappresentate da compagni in carne e ossa: si valuti quanto scritto nei testi in relazione al ruolo che le diverse aree hanno avuto nella vita del partito in questi anni. Si valuti la coerenza tra quanto si dice, quanto si scrive e i comportamenti concreti.3) Respingiamo il sensazionalismo, i ricatti emotivi, il congresso svolto nei corridoi, nelle accuse e controaccuse che circolano sulla stampa o su tanti siti internet dove anziché parlare della condizione sociale del nostro paese o di temi politici e organizzativi seri per il rilancio del partito ci si diletta appunto nel “ping-pong” congressuale.
Gran parte del gruppo dirigente è da questo punto di vista irrecuperabile, e non è certo a loro che rivolgiamo questo invito. L’incapacità della maggior parte della direzione uscente di condurre un dibattito politico dignitoso non è l’ultimo dei motivi per cui ci battiamo per un ricambio profondo, non solo della linea politica, ma anche di chi dirige il partito. Per cominciare, proporremo non solo il criterio del salario operaio a tutti i livelli di direzione e istituzionali, ma anche una presenza obbligatoria di lavoratori dipendenti, particolarmente di lavoratori in produzione, nei futuri organismi dirigenti. Partiamo da una presenza ridotta negli organismi dirigenti uscenti, ma questo non significa che in questo congresso non abbiamo ambizioni, al contrario. La nostra volontà non è solo quella di allargare il consenso verso le nostre posizioni, cosa che siamo certi di poter fare, ma è anche di abbattere definitivamente quegli steccati che hanno fatto sì che negli anni scorsi tanti compagni e compagne capaci non potessero avere alcun ruolo nella costruzione del partito e del suo intervento di massa. Questo non ci ha fermato e chi ci conosce lo sa. In questi anni nessuna area del Prc, comprese quelle che disponevano di consensi e mezzi ben superiori ai nostri, ha sviluppato un intervento nella società neppure lontanamente paragonabile a quanto abbiamo fatto verso le fabbriche, le scuole, le università, ovunque potessimo aprirci una strada per interloquire con una classe operaia completamente abbandonata dalla sinistra e dai dirigenti sindacali. Questo lavoro prezioso fa parte della nostra battaglia congressuale e lotteremo affinché a partire da questo congresso possa entrare in una relazione virtuosa non solo con quei compagni che sosterranno la nostra mozione, ma con tutti coloro che si rimboccheranno le maniche nel duro lavoro di ricostruzione e rigenerazione necessario a far vivere il Prc. È questa anche la nostra risposta a chi, in particolare i compagni del primo documento, ha posto fin dal principio la questione della cosiddetta “gestione unitaria” del partito dopo il congresso. Ci pare come minimo precipitoso parlare prima che un solo circolo e un solo iscritto abbia potuto pronunciarsi nei congressi di base. È positivo che si critichi, sia pure con ritardo, la logica che allo scorso congresso portò all’affermarsi di una concezione maggioritaria, del “chi vince piglia tutto”. Detto questo, ci sono molte domande aperte. Unità di chi, con chi e per fare cosa? Su quali basi politiche? Su quali proposte organizzative? Unità di un gruppo dirigente sconfitto e frantumato che si autoassolve prima ancora che il congresso sia cominciato? O autentica unità nel lavoro di costruzione, radicamento, nell’elaborazione di piattaforme per l’intervento, in una ricerca teorica scrupolosa e aperta al contributo di tutti i compagni? Siamo fermamente convinti che il rafforzamento delle nostre posizioni può contribuire significativamente a dare a queste domande una risposta rigorosa, risposta che spetta innanzitutto al congresso stesso e ai compagni che vi parteciperanno.
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