1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

martedì 11 novembre 2008

Prc, Titti De Simone è il nuovo segretario regionale. I ferreriani non votano e annunciano ricorso

Che dentro Rifondazione Comunista, lacerata tra anime e mozioni in tutto il Paese, ci sia una spaccatura è chiaro. Solo che nella celebrazione del congresso regionale, ieri a Potenza, diventa anche evidente. Nel senso letterale del termine. Ieri, il Prc lucano ha eletto il suo nuovo segretario: Titti De Simone, capolista dell’Arcobaleno alla Camera alle scorse politiche in Basilicata, succede a Michele Saponaro. Ma non è festa, né compromesso. La minoranza, che in Basilicata fa capo alla mozione dell’attuale segretario nazionale, Paolo Ferrero, con poco meno del 30 per cento, promette ricorso alla commissione nazionale di garanzia. Il comitato politico (la composizione rispecchia le percentuali delle mozioni con quella del governatore pugliese Nichi Vendola a poco più del 60 per cento) è stato eletto senza alcun voto contrario, ma con una successiva eccezione. Angela Lombardi, ex deputato, dirigente nazionale, anima ferreriana, spiega che De Simone è già componente del comitato pugliese. «Un’anomalia». Serve a poco la spiegazione di Patrizia Sentinelli, della direzione nazionale: «la tessera, Titti, ce l’ha nella federazione di Matera. Dal comitato pugliese decadrà automaticamente». Il resto è tempo di frizioni e litigi. Forma e sostanza. Il dibattito politico di poche ore prima, sul bisogno di una Rifondazione più forte - modalità diverse, ma sempre sinistra dal basso - sembra cosa vecchia. Il congresso si chiude che ancora non è tardi, con il comitato politico appena eletto chiamato a votare la candidatura di area Vendola (21 favorevoli, 2 contrari). Buona parte dei ferreriani semplicemente non vota, «perché questo è un commissariamento mascherato. Se una maggioranza non è in grado di esprimere un candidato locale qualcosa non va». Non hanno avanzato candidature, «ma avremmo gradito un percorso condiviso. Così non è stato. Allora è chiaro che ti attacchi anche alla forma». La maggioranza controaccusa di scorrettezza e “spirito divisionista”. Il voto consegna la segreteria alla «compagna Titti». Che già aveva fatto “notizia” per una candidatura “alternativa” nella Basilicata tradizionale e forse un po’ tradizionalista, lei che è stata fondatrice di Arcilesbica, leader del mondo Lgbt (lesbico-gay-bisessuale- queer). La mattina era trascorsa tra gli interventi “esterni”, sindacato e politica. C’era pure il rettore dell’Unibas che - mai negato di essere di sinistra - ne approfitta per tornare su “scuola e movimento”. Contesta chi, tra i presenti, fa mea culpa per i baroni rossi: «Io rosso sì, barone no». Mentre Rifondazione appare piuttosto il risultato di un «paradosso di Zenone». Ovvero, all’approdo si rischia di non arrivare mai. Il segretario del Pd, Piero Lacorazza richiama la frattura democratica con 15 milioni di italiani non rappresentati in parlamento, mentre Giovanni Soave (Pdci) invita alla costituente comunista. Così, Tonino Califano (Sd) ammette che «non è il caso di tirare per la giacchetta un partito che ha bisogno dei suoi tempi e che non coincidono con le scadenze elettorali ». Sarà, ma è questo uno dei “nodi”: simbolo e basta, o sinistra allargata, o mai più con il Pd. Tra chi attende «le case della sinistra» e chi avanza «azioni concrete dal basso per attaccare il liberismo». Tra chi «mi autosospendo mantenendo la tessera fino alla ritrovata unità», come Gennaro Mastro, assessore a Venosa. E chi «mi sento comunista, oltre il simbolo». Se Ottavio Frammartino, segretario nel materano, chiede che si cominci «dai bisogni reali della regione», c’è chi riconosce «un partito arroccato, ciascuno in attesa - dice Mira De Lucia, Giovani comunisti - di un “io l’avevo detto”». Era stato Saponaro a richiamare il “vento” nuovo, «movimento studentesco e del lavoro, l’elezione di Obama. Questo non vuol dire attendersi una soluzione improvvisa». Come a dire, «il viaggio è cominciato, ora l’approdo dipende da noi». Poi gli interventi, lo scontro, le parole. Sempre declinate sulla forza di Rifondazione. Da rinnovare, e sempre dal basso. Temi ricorrenti e spesso rincorsi. Solo che Achille - diceva Zenone - non raggiunge mai la tartaruga partita poco prima. Anche se è più veloce. Ecco la forza (il rischio) di un paradosso.

Nessun commento: