1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

domenica 14 settembre 2008

Appello per la manifestazione dell'11 Ottobre

Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un'Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l'emergenza è evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali e nei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità.
Questa è la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria è solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l’hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente, ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il più grave è la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un’altra idea di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone.
E’ una risposta che non può tardare ed è l’unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e politica.
Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un’opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi :

1. riprendere un'azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso. La scommessa è ridare prospettiva a un ruolo dell’Europa quale principale protagonista di una politica che metta la parola fine all'unilateralismo dell'amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all'occupazione in Iraq e Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione), ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;

2. imporre su larga scala un'azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli “omicidi bianchi” è necessario intensificare i controlli e imporre l’applicazione delle sanzioni alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro: lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;

3. respingere l'attacco alla scuola pubblica, all'Università e alla ricerca, alla cultura, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E’ una vera e propria demolizione attuata attraverso un'azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti, l'introduzione di processi di privatizzazione, e un'offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L'obiettivo della destra al governo è colpire al cuore le istituzioni del welfare che garantiscono l'esercizio dei diritti di cittadinanza. L'affondo è costituito da un'ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà;

4. rispondere con forza all'attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell'autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio pubblico e nelle scelte personali;


5. sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere diritto di cittadinanza alle richieste dei movimenti per la libera scelta sessuale e per quelle relative al proprio destino biologico;

6. sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni, prima fra tutti l’acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo è un’idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un’idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell’esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell’uso delle risorse e l’uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E’ fondamentale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico.

7. contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.

Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un'opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in affanno. L'attuale minoranza parlamentare non è certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com'è da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all'attacco a cui è sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali). Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell'offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un'opposizione politica e sociale che abbia l’ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per "fare insieme", al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.
Al tal fine proponiamo la convocazione per il 11 ottobre di un'iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un’iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento è contribuire all’avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.

domenica 7 settembre 2008

Il tempo è maturo........

Sono trascorsi 4 anni dall’insediamento dell’attuale Amministrazione di centro destra ed è ormai opinione diffusa che Miglionico non ha fatto nessun passo avanti. La sensazione di tanti cittadini, anche di molti che hanno sostenuto l’attuale amministrazione, è che questi amministratori hanno fallito e tradito il mandato. Il completo fallimento di questa classe dirigente all’appuntamento con l’amministrazione del paese non deve essere il fallimento di Miglionico. Dobbiamo avere il coraggio di dare una svolta alla politica affaristica attuata negli ultimi 20 anni nel nostro paese. Tutti sanno criticare ma alla prova dei fatti falliscono. Negli ultimi 20 anni non si è stati capaci di andare oltre la cura degli interessi personali e la soddisfazione di qualche clientela, lasciando incancrenire i problemi veri, come la gestione del territorio e dei problemi reali della gente.

Sentiamo il dovere morale e civico di unire gli sforzi insieme a tutti coloro che veramente tengono al bene di Miglionico, perché è doveroso impegnarsi per il bene del proprio paese e costruire insieme le condizioni politiche capaci di ridare voce alla parte viva e trasparente del nostro paese.
Bisogna ripartire tenendo gli occhi puntati verso il cambiamento mettendo insieme tutti gli uomini e le donne disponibili ad un forte e disinteressato impegno per ridare a Miglionico una buona amministrazione ed una prospettiva di sviluppo. Voltare pagina significa rinnovare la classe dirigente, aprire la politica a chi può oggettivamente innovarla perché finora ne è stato escluso, soprattutto I GIOVANI E LE DONNE. Al tempo stesso innovare vuol dire selezionare e formare le persone a cui affidare il compito di concretizzare un programma di sviluppo per Miglionico. Oggi qui vogliamo sottolineare che il tempo è maturo per dar corso a questo nuovo inizio, bisogna unire le forze per il bene di Miglionico. Sapere di dover domani raccogliere i deludenti risultati che questa Amministrazione lascerà sul piano amministrativo e politico, obbliga le forze del rinnovamento a partire per tempo nella costruzione di un programma che unisca quanti vogliono per Miglionico:

1. un futuro di crescita economica e civile capace di garantire una elevata qualità di vita in un ambiente sano,

2. soddisfare le aspettative dei giovani,

3. realizzare pari opportunità tra tutti a partire dal diritto delle donne di essere adeguatamente presenti nelle Istituzioni,

4. sostenere le famiglie con politiche sociali e servizi al passo con i tempi,

5. sostenere i soggetti deboli costruendo opportunità di lavoro per chi è in difficoltà,

6. saper accogliere i lavoratori migranti e garantire la sicurezza di tutti i cittadini.

Anche per questo, disinteressatamente, oggi sentiamo il dovere di chiedere a chi vuole il bene di Miglionico di scendere in campo per impegnarsi nella vita politica, sulla base di idee di progresso e di cambiamento. Forze nuove, giovani fatevi avanti esprimete la vostra opinione. Gettiamo le basi per un confronto allargato. Questo può essere il momento per rinnovare, per proporsi, per far circolare aria nuova e pulita. Approfondiamo il dibattito sulle possibili prospettive e su come costruire un progetto credibile e capace di rappresentare un alternativa alla attuale amministrazione.
Noi diciamo partiamo e cresceremo, da subito e senza preconcetti, aperti al dialogo, non diamo per scontati i nostri ruoli, mettiamoci in gioco e sulla base di un comune sentire partendo dalla centralità della questione morale della politica locale, coaguliamo gli obiettivi e costruiamo un programma fatto di poche cose chiare e concrete, pochi obiettivi capaci innanzitutto di valorizzare le risorse del nostro territorio: turismo e qualità della vita in primis (giardini e rifiuti urbani non sono obiettivi strategici di una buona amministrazione, ma devono essere ordinaria amministrazione! ).

Nei prossimi mesi che precederanno le elezioni amministrative 2009 a Miglionico, dobbiamo innanzitutto analizzare le esigenze del nostro Comune, i problemi e le aspettative di cittadini, associazioni e categorie economiche, per poter acquisire ogni utile elemento necessario a consentire la stesura di un programma amministrativo semplice, completo e soprattutto partecipato.

IL METODO OPERATIVO

In politica, se non esistono dati riscontrabili ed un metodo operativo chiaro è difficile poter sostenere di essere in grado di ben amministrare, definendo preventivamente solo le linee programmatiche dell’azione di governo del Comune, ne tanto meno si può pensare di poter dare concreta attuazione a ciò che ci si propone di realizzare con una coalizione che vuole rispettare i principi di efficienza, efficacia, trasparenza ed economicità dell’azione amministrativa. E’ indispensabile quindi chiarire preliminarmente il “metodo operativo/decisionale”, perché un progetto che ha l’ambizione di mettere insieme per il bene comune, uomini, storie e culture politiche eventualmente anche diverse, solo chiarendo da subito il metodo potrà dare certezza che non si areni di fronte a future decisioni importanti e difficoltà imprevedibili che possono presentarsi ad una amministrazione lungo il suo percorso. Noi crediamo nella decisione trasparente e partecipata.

Noi crediamo che la prossima amministrazione comunale dovrà impegnarsi per la pianificazione dello sviluppo locale, ricercando la partecipazione diretta dell’intera comunità locale alla definizione di obiettivi, priorità e linee di azione.

In particolare nelle scelte importanti legate all’utilizzo e gestione del territorio, che incidono sulle condizioni di vita di una comunità, bisogna promuovere la partecipazione democratica e si dovrà sempre consentire ai cittadini di discutere i temi ed i processi che governano sia lo sviluppo che l'impatto sull'ambiente naturale e sociale, così da pianificare soluzioni condivise e concrete ai problemi esistenti.

A tal fine si deve:

· incoraggiare il dialogo e la partecipazione delle diverse componenti della società;

· creare una relazione equilibrata tra società, ambiente e sviluppo;

· consentire uno sviluppo sostenibile nel rispetto dei bisogni di progresso della comunità locale.

Operativamente bisogna individuare idonei criteri per facilitare la partecipazione sociale, pensiamo agli strumenti adottati a livello europeo in programmi come Agenda 21, piani sociali di zona e programmi per lo sviluppo locale sostenibile. I partecipanti si incontreranno per scambiarsi opinioni, sviluppare visioni, proporre come superare gli ostacoli. Questa partecipazione sociale e l’approccio dal basso alla programmazione degli interventi, consentiranno di scambiarsi punti di vista, informazioni, sviluppare visioni, discutere i processi che governano lo sviluppo economico e sociale, definendo soluzioni concrete socialmente condivise e partecipate.

La lista che vuole governare Miglionico nei prossimi anni, per ben amministrare dovrà :

• Rilevare i bisogni dei cittadini;
• Programmare gli interventi per la crescita socio-economica di Miglionico;
• Promuovere e garantire la qualità della vita in modo da riequilibrare gli scompensi di una società che deve affrontare nuove sfide per lo sviluppo socio-economico;
• Soddisfare il bisogno di sicurezza dei cittadini, inteso non solo come garanzia di tutela dell’incolumità delle persone e dei loro beni, ma anche come sostegno e aiuto concreto alle fasce sociali più deboli;
• Garantire una crescita economica che conservi la nostra cultura, la nostra storia e i valori culturali e l’ambiente naturale.

In questi anni ogni cittadino ha potuto constatare che i bisogni che incidono sulla qualità della vita sono stati ampiamente disattesi, per questo la prossima amministrazione è tenuta a dare a queste esigenze delle risposte forti, con un azione che deve essere efficace ma anche capace di anticiparne i bisogni in una società in continua evoluzione. Pensiamo ad una programmazione di medio-lungo periodo che richiederà una gestione pianificata ed oculata della cosa pubblica per ripristinare la "normalità" che oggi manca, evitando innanzitutto sprechi e dispersione di risorse, ogni cittadino capisce che non basta realizzare qualcosa, bisogna anche che quello che viene realizzato:

- sia parte di un progetto e di un piano globale che possa portare a miglioramenti successivi, graduali nel tempo;

- sia realmente utile e diretto a soddisfare un bisogno generale prioritario e mai particolare.

NOI CREDIAMO CHE SE C'E' BUONA VOLONTA', SE NON SI CERCHERA' DI EGEMONIZZARE, DI METTERE PALETTI, DI AVVANTAGGIARSI POLITICAMENTE E SOPRATUTTO SE SI METTONO DA PARTE I PERSONALISMI, SI PUO' FARE UNA LISTA CHE FINALMENTE METTA INSIEME LE FORZE SANE E CAPACI DI MIGLIONICO.

venerdì 5 settembre 2008

venerdì 22 agosto 2008

Gravissimo episodio di Catania. Solidarieta' a M.P. e a sua madre

CHIEDO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI INTERVENIRE IMMEDIATAMENTE

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc

Nell'esprimere la mia piena a totale vicinanza e solidarietà a M.P. e a sua madre, ritengo necessario che venga affrontata e risolta la gravissima violazione costituzionale che si è verificata a Catania.

Che, nella loro relazione, i servizi sociali del comune di Catania trattino la militanza in Rifondazione Comunista come un fatto sostanzialmente illecito e negativo per un ragazzo è gravissimo e testimonia di pregiudizi incompatibili con l'espletamento di un pubblico servizio.

Che la Prima Sezione Civile del Tribunale di Catania motivi una sentenza con le stesse argomentazioni non è solo gravissimo ma inaccettabile in uno stato di diritto.

Ho quindi scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché nella sua veste di garante della Costituzione e di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura intervenga per porre rimedio a questa situazione inaccettabile.

Mi aspetto anche che il sindaco di Catania e il presidente del Consiglio dei Ministri intervengano sollecitamente ai loro rispettivi livelli per garantire che i servizi sociali di questo paese operino all'interno dei diritti e dello spirito della Costituzione.

L'attività degli organi statali al di fuori del quadro costituzionale è infatti a tutti gli effetti eversiva e l'assenza di un sollecito intervento per ripristinare una situazione di legalità costituzionale non potrebbe essere lasciata passare senza conseguenze.

mercoledì 20 agosto 2008

Sedicenne tolto alla madre perché milita in Rifondazione Comunista

Quello che è accaduto a Catania è un fatto di una gravità inaudita. Sulla base di una relazione dei servizi sociali (cioè di una struttura pubblica), il Tribunale di Catania ha motivato la sottrazione dell'affido di un ragazzo sedicenne alla madre con l'argomentazione, tra le altre, che egli è iscritto ai Giovani Comunisti del Prc. Delle due l'una: o l'ordinanza viene immediatamente ritirata oppure si accetta il principio per il quale aderire ad un partito comunista costituisce fattispecie di reato. Facciamo appello alla sensibilità democratica del Paese e alle istituzioni: serve un segnale forte, immediato, una denuncia politica e una grande mobilitazione sociale. Altrimenti ne dovremmo dedurre che in Italia non c'è più democrazia e che tutti noi, facenti parte di "gruppi di estremisti" - come ci definisce il Tribunale di Catania - saremo a breve nelle condizioni di essere posti fuori legge e, perché no?, condannati da un nuovo Tribunale speciale...

Gli dicono che somiglia a Scamarcio, l'attore. A sedici anni, fa piacere. Ma ha promesso che oggi si taglia i capelli arruffati e magari non lo bollano più come comunista. Circolo Tienanmen, tessera dei Giovani comunisti, trovata dal padre, fotocopiata dai servizi sociali, allegata all'ordinanza del Tribunale di Catania, prima sezione civile, per dimostrare nella causa di affido che la madre non sa badare all'educazione del ragazzo il quale ha "la tessera d'iscrizione a un gruppo di estremisti". Quindi, M. P. - che preferisce non essere citato con il suo nome, visto che lui, ragazzo esuberante, lo conoscono un po' tutti a Catania - è stato di fatto accusato di essere comunista rifondarolo, uno che frequenta "luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope", dove cioè c'è il sospetto che si bevano birre e si fumino spinelli. Nel giudizio degli assistenti sociali, le cose stanno pure peggio perché i comunisti sono "estremisti, il segretario del circolo è un maggiorenne che pare abbia provveduto a convincere all'iscrizione e all'attivismo altri ragazzi", tra cui l'amico del cuore del sedicenne, anche lui una testa matta che lo trascina nella vita "senza regole". Non è l'unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull'affido dalla parte paterna, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. M. P. è stato tolto alla madre e ora assegnato al padre, insieme al fratello più piccolo. Tra un uomo e una donna, dopo una travagliata separazione, la resa dei conti si scarica spesso sui figli. Cose che succedono, non dovrebbero. La ragione, si sa, non sta mai da una parte sola. Però a Catania, ora ci si è messa di mezzo la politica. Mai infatti i comunisti, rifondaroli o del Pdci, si erano sentiti citati in un tribunale come pericolosi, estremisti, prova provata e sintomo di devianza giovanile. "Fino a ieri si chiamava militanza, e Rifondazione era il partito del presidente della Camera, Fausto Bertinotti; la sinistra comunista aveva due ministri nel governo Prodi", si sfoga Orazio Licandro, responsabile dell'organizzazione del Pdci. Nel partito di Diliberto hanno suonato l'allarme: comincia così la caccia alle streghe, usando in una storia delicata e complessa di affido familiare lo spauracchio dei comunisti, "è l'anticamera della messa al bando, siamo ormai extraparlamentari e anche pericolosi. Non è fascismo? Poco ci manca". Elencati nel dossier del tribunale infatti ci sono la tessera, con il costo dell'adesione, il faccione di Che Guevara e la fede nella rivoluzione riassunta nella frase "No soy un libertador, los libertadores existen, son los pueblos quienes se liberan". C'è inoltre la parodia di una canzone dei Finley "Adrenalina", ode alla cocaina, riferimenti che mandano in tilt un padre come una madre. Mamma Agata, medico ospedaliero, è disorientata. Il Tribunale la obbliga intanto a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli, a lasciare la casa nel comune etneo dove la famiglia risiedeva. Nel più pessimista dei suoi incubi, racconta, si aspettava un affido condiviso. L'Istat calcola che ormai in Italia i figli bipartisan del divorzio stanno crescendo fin quasi a diventare sette su dieci. Dev'essere la storia di un'altra Italia, non cose che capitano qua, da queste parti a Catania, taglia corto Agata. Non è disposta a riconoscere argomenti e legittimità delle richieste paterne, che invece ci sono. E il figlio? "Va al mare e studia, ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico - greco, latino e filosofia - d'altra parte come può essere sereno con questa guerra in atto?". Non facile certo, spiegare a M. P. che le difficoltà della vita per alcuni, per lui ad esempio, si sono presentate in anticipo. Capita, ma s'impara prima. Difficile a quanto pare, far comprendere al padre che, come scriveva Freud, l'adolescenza è una malattia grave ma per fortuna si guarisce. L'avvocato della madre Mario Giarrusso assicura che tenterà altri approcci, mediazioni, soluzioni. I comunisti denunciano il clima da "anticamera della messa al bando" che si respira nell'isola. M. ha progetti bellicosi per l'autunno, ma tutti davvero poco preoccupanti: una band con gli amici dove lui vuole suonare il basso e la chitarra, la militanza politica, il teatro grande passione. "Con il suo gruppo ha vinto anche un premio", s'inorgoglisce la dottoressa Agata. Nelle relazioni dei servizi sociali e nell'ordinanza del tribunale le si rimprovera di avere nascosto al marito che il ragazzo ha avuto una "irregolare frequenza scolastica", di avere dato il suo beneplacito a "mancati rientri a casa", oltre a una serie di leggerezze anche verso l'altro fratellino (la figlia più grande è maggiorenne). Ma mai si sarebbe aspettata di trovarsi sotto accusa per le idee del figlio.

lunedì 11 agosto 2008

Lettera ad Ottaviano Del Turco

Gentilissimo Ottaviano "Gramsci" Del Turco, mi permetto di disturbarLa semplicemente per chiederLe di intercedere presso la pleteora di politicanti, parlamentari e portaborse che da giorni si recano in pellegrinaggio presso la Sua cella per esprimerLe solidarietà e vicinanza in questo momento difficile della Sua vita, affinchè li esorti a volgere anche solo per un breve istante lo sguardo oltre le sbarre della sua cella.
Comprendo che a muovere siffate persone oltre i cancelli di quelle discariche umane e sociali che oggi sono le carceri in Italia, tra le quali primeggia la prigione di Sulmona, è solo un sentimento di solidarietà di classe e di casta: in questi anni infatti nessuno mai di costoro si è preoccupato delle drammatiche condizioni di vita nelle prigioni oramai ritornate sovraffollate, della violenza di una restrizione della libertà accompagnata dalla negazione dei diritti fondamentali dell'uomo, della violazione sistematica dell.art.27 della Costituzione, della morte di Francesco Vedruccio, Luigi D'Aloisio, Cosimo Tramacere, Luigi Acquaviva, Guido Cecola, Diego Aleci, Francesco Di Piazza, Camillo Valentino, Antonio Miccoli, Nunzio Gallo e degli altri detenuti morti suicidi in questi anni nella prigione di Sulmona.
A lor signori, che invocano pene più severe e carcere per tutti i poveri disgraziati, mentre piangono lacrime di coccodrillo quando a finire dietro le sbarre è qualcuno di essi trovato non certo a taccheggiare in un supermercato ma con in tasca qualche tangente di vari milioni di euro, Lei oggi ha la possibilità di spiegare il valore del garantismo, inteso non come immunità e impunità per i ricchi e i potenti ma tutela delle libertà di tutti, in primo luogo per gli ultimi, i disgraziati, i deboli e i dimenticati della società.
Del resto ho appreso della sua scelta di soprannominarsi Antonio Gramsci: nessuno può negarLe la libertà di autonominarsi come meglio crede, tuttavia mi permetto di rammentarLa che il comunista Antonio Gramsci trascorse 13 anni in prigione non sulla base dell'accusa di essersi intascato mazzette o tangenti, ma per le sue battaglie e i suoi ideali di uguaglianza e giustizia sociale. Proprio in nome di questi valori, sempre più calpestati dalla violenza della tracotante rivoluzione passiva, li inviti per una volta ad oltrepassare i cancelli, a varcare i confini degli inferi, a penetrare in quei buchi neri della democrazia che sono a pochi metri dalla sua cella. Li esorti, dopo aver discusso con Lei, a salire al secondo piano della prigione, dove troveranno un centinaio di persone incarcerate senza aver commesso alcun reato specifico, rinchiuse in una cella semplicemente perchè a sessant'anni dalla caduta del fascismo nessun governo si è mai preoccupato di chiudere queste sezioni speciali inventate dal regime di Mussolini per "soggetti e personalità inclini alla marginalità e la delinquenza", misura di sicurezza preventiva che non esiste in nessun paese democratico, eppure in Italia, nello specifico proprio a Sulmona e in altre 5 prigioni, continuano ad essere internate persone in queste sezioni speciali chiamate da allora eufemisticamente "case-lavoro", null'altro che reparti di detenzione nei quali finiscono solo i digraziati che non hanno una famiglia e un avvocato.
Non conoscono nemmeno quanti anni devono restare, poichè non c'è alcuna pena da scontare ma solo, di proroga in proroga, il rischio di trovarsi affibbiati un ergastolo "bianco". Tra le sbarre troverà un vecchietto di nome Antonio, che negli anni novanta per arrotondare la pensione vendeva le sigarette di contrabbando: fermato e denunciato cinque, sei, sette volte, continuò per anni a venderle, poi scomparse il contrabbando, ma per la burocrazia giudiziaria era ormai una personalità incline a delinquere e quindi rinchiuso di proroga in proroga da ormai quasi 10 anni. 10 anni per una malboro di contrabbando. Poche celle più avanti troverà Luigino, pluripregiudicato per truffa: a differenza di una parte consistente della classe politica e imprenditoriale del mezzogiorno, Luigino non ha mai fatto sparire nelle sue tasche svariati miliardi di finanziamenti europei, ma più semplicemente si presentava in tonaca nei ristoranti per sfamarsi e poi spedire il conto presso ignare parrocchie. Anche lui, dopo svariate denunce, è rinchiuso e internato da anni nella casa-lavoro.
Carissimo Ottaviano Gramsci Del Turco, le confesso che dietro le sbarre nelle quali Lei oggi è recluso, io sono stato un mucchio di volte, non per parlare con qualche detenuto eccellente come fanno le decine di deputati e senatori che si alternano in questi giorni alle porte della prigione di Sulmona, ma per conoscere e denunciare questi buchi neri della democrazia: ricordi a Lor signori che il potere ispettivo nelle carceri per i parlamentari è stato promulgato per questo motivo e non certo come un ulteriore privilegio grazie al quale poter incontrare, chiacchierare e consegnare pizzini a colleghi e amici finiti in prigione. Li inviti quindi a fare il loro dovere, a misurare lo stato di salute della nostra democrazia che, come diceva Tocquiville, "lo si comprende non dal grado di sfarzosità delle aule parlamentari ma dalla vivibilità dei tuguri più bui delle prigioni". Devono fare solo pochi scalini. E chissà se troveranno poi, tra un lodo Alfano e un altro decreto per l'impunità ad personam, tempo e modo in parlamento di legiferare un provvedimento per la chiusura di questi buchi neri della democrazia nostrana, se troveranno tempo e modo di preoccuparsi non solo delle sorti giudiziarie di Silvio e Ottaviano, ma anche dei tanti Antonio e Luigino della nostra società.

cordialmente

Francesco Caruso

Haidi Giuliani: Le ragioni di un'adesione

Iscritta al Prc perché è l'ora di risvegliare le coscienze.

Cara Rifondazione,
forse è corretto che io ti scriva le ragioni per cui mi trovo ad avere la tessera n° 041204. «Al cuore non si comanda», ha scritto Lidia Menapace chiedendo l'iscrizione al partito. Il mio cuore, in realtà, è sempre stato un po' anarchico, più a suo agio nelle piazze e tra i movimenti che in una struttura organizzata. Perciò chi mi conosce, quando dico che anch'io mi sono iscritta, mi guarda con sorpresa. E' una decisione maturata da qualche tempo ma per chiedere la tessera ai compagni e alle compagne di quello che da sette anni è di fatto il mio circolo, ho preferito aspettare la fine del congresso: infatti, pur avendo assunto chiaramente posizione nel dibattito tra le mozioni, riconoscendomi nella prima, non volevo che la mia iscrizione potesse apparire in alcun modo una scelta "contro" mentre vuole essere decisamente "per". C'è chi dice che non è possibile risolvere la crisi della sinistra con un partitino che raccoglie i cocci di altri precedenti, ma io sono una vecchia maestra abituata a lavorare partendo dai dati reali e non mi pare che ci siano in giro molte forze attualmente impegnate ad arginare la gravissima deriva di destra. C'è chi auspica un vasto ed eterogeneo movimento di forze autorganizzate, me lo auguro anch'io ma nel frattempo ho letto dichiarazioni su quanto è bello il nucleare, ho visto arrivare i soldati nelle vie delle città, tanto per fare due esempi, senza un'ombra di opposizione, essendo in quei giorni il Prc chiuso nelle sue stanze, impegnato a discutere del proprio futuro; menomale che sulle impronte dei bambini rom si è mobilitata l'Arci e ha fatto qualche dichiarazione la chiesa, altrimenti sarebbero passate sotto silenzio anche quelle. E poi c'è la guerra, con le sue stragi; e la guerra quotidiana del lavoro, con i suoi morti; e la guerra della fame, con i suoi annegati; e la guerra della disinformazione, che uccide i cervelli, e davvero non si può aspettare, non dico un mese ma neppure un minuto di più, per rimboccarsi le maniche e andare tra la gente e lavorare a risvegliare coscienze. Così mi sono iscritta, da sinistra e dal basso che più in basso non si può; anche perché, ora che pare non vada più di moda, ora che più di qualcuno ci considera una specie in via di estinzione, mi piace vedere scritta vicino al mio nome la parola "comunista".