
Cari concittadini, come tutti voi già saprete, fra qualche mese saremo chiamati alle urne per rinnovare

Cari concittadini, come tutti voi già saprete, fra qualche mese saremo chiamati alle urne per rinnovare
Scorro in internet la rassegna stampa: la Palestina non si trova più nelle prime pagine dei grandi giornali, tra le notizie importanti. Nessuna sorpresa: altre popolazioni martoriate non ci sono addirittura mai arrivate. Quasi per caso nella vecchia posta ritrovo alcune foto scattate a Tulkarem, tre anni fa, quando sono andata ad assistere alle elezioni con ragazzi e ragazze dei Giovani Comunisti; siamo in gruppo e sorridenti, qualcuno tiene il braccio sollevato, la mano stretta a pugno: un gesto identitario? Sono successe molte cose in questi tre anni; i social forum, che erano la nostra speranza, nati dallo spirito di Genova 2001, si sono per lo più disciolti come neve al sole; alcuni di quei ragazzi sono andati "oltre", dove non mi è chiaro e, quel che è peggio, temo non sia chiaro neppure a loro stessi. Siamo di fronte a una gravissima crisi economica frutto di venti anni di politiche liberiste che hanno precarizzato il lavoro, tagliato i salari e accresciuta la ricchezza di ladri ed evasori. Le fabbriche chiudono; i lavoratori continuano a morire. Non c'è sicurezza per loro. Rischia di scomparire il Contratto nazionale di lavoro, scompaiono cioè le garanzie collettive sui salari e sui diritti, conquistate in tanti anni di lotte. In cambio ricompaiono i manganelli contro gli operai, a Pomigliano, contro i lavoratori dell'Innse a Milano. Non c'è sicurezza per chi difende il proprio territorio, la vita dei propri figli: linea dura delle forze dell'ordine contro i No dal Molin a Vicenza, città d'arte con coprifuoco militare. Come in Valsusa, si pretende di gestire con la forza la pacifica contestazione degli abitanti. Ma la "grande informazione" non ne parla. Non c'è sicurezza neanche per le donne nelle vie delle nostre città e, soprattutto tra le pareti domestiche, perché non saranno certamente leggi più repressive, a difenderle, bensì una cultura più diffusa, una maggiore attenzione ai problemi delle persone, maggiore partecipazione alla vita nelle città. «Ser culto es el único modo de ser libre» , ricordava José Martí nell'ottocento, ma qui la cultura viene umiliata ogni giorno, la scuola pubblica impoverita: è meglio non allevare giovani cittadini capaci di pensare con la propria testa perché potrebbero un giorno diventare uomini e donne davvero liberi. Non c'è più neppure la speranza di poter morire in pace. In cambio ritornano le leggi razziali. Assistiamo quotidianamente a colpi di mano contro la giustizia e la civiltà: medici trasformati in spioni contro gli ammalati più poveri, tanto poveri da non possedere nemmeno un documento; legalizzate le ronde; proibito indagare negli affari di lorsignori. Vengono votate in Parlamento leggi ordinarie che svuotano di significato la Carta costituzionale. In questo panorama l'opposizione a volte cinguetta con la maggioranza, a volte balbetta; quello che un tempo era il blocco sociale della sinistra si va sbriciolando.
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Etichette: Partito della Rifondazione Comunista
“Dopo che è stata ufficializzata l’adesione al Mps, capeggiato da Vendola una parte del gruppo dirigente del Prc di Basilicata, Rifondazione Comunista resta. Resta e rilancia la sua iniziativa per un'altra Basilicata, un'altra Italia e un'altra Europa. E’ stato costituito pertanto un coordinamento regionale provvisorio che si pone l’obbiettivo di rilanciare il nostro progetto nel territorio e che nei tempi utili procederà ad integrare il gruppo dirigente.
“Ieri è stata ufficializzata l’adesione al MPS, capeggiato da Vendola da una parte del gruppo dirigente del Prc di Basilicata. Una parte dunque che sceglie di fare un altro percorso ma Rifondazione Comunista resta. Resta e rilancia la sua iniziativa per un'altra Basilicata, un'altra Italia e un'altra Europa”.
Da tempo andiamo dicendo che non esistono margini per accordi di legislatura con il Pd e che continuando a perseguire questo tipo di alleanze a livello locale si mette a rischio l’esistenza di Rifondazione Comunista. Ma ogni qual volta ci accingiamo a sollevare la questione, si alza nella sala un solerte dirigente che con sguardo serio ed accigliato ci apre sotto gli occhi il bignami del buon riformista, e dopo l’immancabile litania contro il settarismo ci da bella lezione di pragmatismo: ”invece di ragionare per dogmi badate ai programmi, compagni…”. Come se solidi e corposi programmi non fossero mai esistiti in passato (quello dell’Unione era di 246 pagine!) tanto reclamizzati, quanto inefficaci ad evitare la capitolazione del partito agli interessi padronali. Ed è grazie a questo supposto realismo che il Prc ha perso credibilità ed è stato ridotto ai minimi termini subendo una rottura dietro l’altra. Nel ’97-’98 col primo governo Prodi le scissioni sono state due: una a sinistra (Bacciardi), l’altra a destra (Pdci), col Prodi-bis si è andati al raddoppio, tre a sinistra (Sinistra Critica, Pcl, Pdac) ed una, di questi giorni, della destra vendoliana. Se a queste sommiamo quella dei comunisti unitari del ’95, arriviamo a quota sette. Le scissioni di destra sono state certamente le più rilevanti e tutte fortemente sovrarappresentate nei gruppi dirigenti. Ci sono finiti tutti gli ex-segretari (Garavini, Bertinotti, Giordano) e presidenti del Cpn (Cossutta, Zuccherini) che questo partito ha avuto fin dalla sua nascita. Se da una parte ci auguriamo che Ferrero e Grassi godano di miglior fortuna dei loro predecessori, dall’altra ci poniamo il problema del rapporto che un partito comunista deve avere con il governo e le rappresentanza politiche della borghesia. Ce n’è a sufficienza perché da queste esperienze il partito tragga le logiche conclusioni e svolti verso una politica di indipendenza di classe. Ma nonostante gli sforzi della nostra area la maggioranza del gruppo dirigente del Prc continua sulla linea dei “paletti programmatici”. E dietro la logorrea più radicale del post-Chianciano, non c’è un seguito (se non in casi sporadici) con atti coerenti e scelte conseguenti.
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Etichette: falcemartello, Partito della Rifondazione Comunista Miglionico
Serve a qualcosa la legge approvata dal nostro parlamento nel 2000, su iniziativa del centro-sinistra e del deputato Furio Colombo, per celebrare la liberazione del lager di Auschwiz, il fallimento della «soluzione finale» di Hitler e i milioni di donne, uomini e bambini massacrati nei campi di concentramento e di annientamento nazisti?
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