Referendum del blog www.beppegrillo.it sulla nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza
È lei favorevole alla adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l'avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell'area aeroportuale "Dal Molin" - ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense - da destinare ad usi di interesse collettivo salvaguardando l'integrità ambientale del sito?
Chi vota SI non vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza. Chi vota NO vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza.
La Gazzetta del Mezzogiorno del 29/08/2008 - Giacomo Amati
A Miglionico lavori infiniti - Una petizione chiede lumi sullinterminabile ristrutturazione del castello Petizione popolare per chiedere la piena fruibilità del castello del Malconsiglio. L’iniziativa, a cura di numerosi cittadini, è rivolta sia al sindaco Vincenzo Borelli sia al presidente della Giunta regionale, Vito De Filippo, nonchè ai ministri delle Infrastrutture, Altero Matteoli dei Beni culturali, Sandro Bondi. Si chiede di “far luce sulle motivazioni che impediscono il completamento degli ormai ventennali lavori di ristrutturazione del castello e la sua conseguente mancata fruibilità al pubblico. Sappiamo, sottolinea Dino Centonze, laurea in Dams, manager nella produzione cinematografica, che i lavori di restauro durano da circa venti anni e che sono stati già spesi parecchi soldi. La popolazione è esasperata dalla mancata fruizione di un bene artistico così prezioso; è forte la preoccupazione per i lunghi e continui blocchi dei lavori. Inoltre, è sentita l’esi - genza di far rientrare il castello nel circuito turistico culturale del Materano, al fine anche di contribuire a far crescere l’economia locale. Infine, si sollecita l’in - teressamento delle istituzioni affinchè vengano sciolti i nodi che da troppi anni impediscono il completamento dei lavori di ristrutturazione, onde restituire le aree ad esso pertinenti alla fruibilità dei cittadini e dei visitatori. Cosa ha da dire, a riguardo, il sindaco Borelli? «Il maniero non è abbandonato al suo destino; al contrario, precisa il primo cittadino, il castello è un tesoro che sta al centro dell’attenzione quotidiana della nostra attività amministrativa. Il progetto di restauro - cominciato agli inizi degli anni Novanta: da allora, si sono succedute varie amministrazioni comunali, di colore politico diverso. Per eseguire i lavori, abbiamo ricevuto una somma complessiva di quindici miliardi di vecchie lire, grazie ai finanziamenti del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica). I ritardi nell’esecuzione dei lavori non sono stati causati dalla mancanza delle risorse economiche, ma dal ritrovamento, durante gli scavi, di alcuni siti archeologici, alcuni rinvenuti nell’esecu - zione delle opere edili di consolidamento statico dell’immobile”. Quando finiranno i lavori in corso? L’ingegnere Berardino Montesano, responsabile del locale ufficio tecnico assicura che gli “interventi chirurgici” sul grande “ammalato ” stanno per concludersi. «Se tutto va bene, dichiara il capo dell’area tecnica, nel giro di un anno, potranno essere ultimati tutti i lavori». Insomma, bisogna avere ancora un altro po' di pazienza: serve un altro anno di “convalescenza ”. Poi, finirà l’attesa e questa “meraviglia ” del locale patrimonio artistico e storico potrà essere visibile a tutti, con una molteplicità di uso coerente con quello che ne è il valore architettonico.
Il Quotidiano del 24/09/2008 - Antonio Centonze Partita in estate una petizione al ministro per la rapida conclusione del restauro - Miglionico rivuole il suo castello - Cittadini stanchi dei cantieri infiniti al maniero federiciano E' stata un'estate calda, su tutti i fronti. Anchegli animi dei tantimiglionichesi emigranti e residenti, si sono surriscaldati nel vedere l'imponente maniero federiciano che domina la vallata, dalla collina di cencree, abbandonato a se stesso da almeno un ventennio. Le “fugaci” aperture dell'atrio del Castello, in qualche serata estiva per ospitare concerti di jazz, swing e musica da camera, in un ambiente suggestivo, hanno risvegliato quell'orgoglio tipico dei lucani. Valorizzare o perlomeno salvaguardare il patrimonio monumentale, la propria storia, si è fatto strada nella coscienza e nei cuori di questo popolo laborioso e tranquillo. Adesso basta, il loro grido di sconforto ma non di rassegnazione. «Passeggiare da piazza Popolo a piazza Castello e vedere il castello sempre ingabbiato da anni è un pugno al cuore -è il commento di uno degli emigranti miglionichesi di ritorno. Un monumento da tutelare e valorizzare anche a fini turistici che resta chiuso da anni è un qualcosa di inaccettabile». E come si fa a non condividere? Dal popolo è venuta fuori forte, la voglia di far sentire la propria voce su questo restauro infinito. Con una petizione popolare, senza colore politico alcuno, si reclamano certezze sul futuro del castello; si chiede di fare chiarezza sulle motivazioni di queste lungaggini dei lavori e fermezza verso chi questi lavori li prolunga a dismisura. Una piazza Castello, orfana da anni del suo castello, non è più accettabile. L'ultima scheda lavori in bella evidenza sull'ingresso principale del maniero, parla di lavori di “Completa - mento restauro ed impianti tecnologici”, appaltati alla Tecnolavori di Caserta per un importo di ben 1.843.446,86 non bruscolini. Per la progettazione e direzione dei lavori, incarico affidato allo studio dell'architetto Luigi Bubbico di Montescaglioso”. Lavori iniziati il 1 dicembre 2004 e da ultimarsi in 730 giorni. Questo recita la cartellonistica. 730 giorni a quanti anni corrispondono? Se la matematica non inganna, tenuto conto che un anno è composto da 365 giorni, dovrebbero essere 2 anni. Se togliessimo le 52 domeniche e qualche festivo, rimarrebbero almeno 300 giorni lavorativi annui. Quindi in poco meno di 2 anni e mezzo i lavori “dovevano” essere, se non ultimati, almeno in dirittura di arrivo. Dovevano!Appunto. Siamo sul finire del 2008 e dell'ultimazione di quei lavori che al più, con la tolleranza, nel primo semestre 2007 avrebbero dovuto consentire al maniero di essere usufruibile dalla collettività, non si vedeneanche l'ombra. La raccolta firme per la petizione popolare, indirizzata direttamente ai ministri Sandro Bondi per i Beni Culturali e Alfredo Matteoli per le Infrastrutture, è partita. Ampia l'adesione con firme apposte su moduli presenti in locali di attività commerciali miglionichesi, per portare a conoscenza anche del presidente della Regione Vito De Filippo e del sindaco di Miglionico Borelli, della forte volontà manifestata da semplici cittadini miglionichesi e da tanti turisti ed emigranti di riavere a propria disposizione quegli spazi, interni ed esterni, di un pezzo di storia lucana, che è il Castello del Malconsiglio.
Fa enormemente piacere vedere che la comunità miglionichese si sta "svegliando", e che prende seriamente a cuore la situazione dei lavori del Castello del Malconsiglio. Noi, non molto tempo fa, abbiamo fatto un volantinaggio difronte il castello riguardande proprio il ritardo dei lavori di ristrutturazione. A quel volantinaggio è seguita una richiesta formale al Sindaco, che ancona non ci ha risposto, chiedendo lumi sulla situazione reale dei lavori. Ci siamo anche interessati a Febbraio di quest'anno alla situazione degli operai che lavorano nel Castello, ma anche quella nostra denuncia non ha avuto risposte da nessuno. Ad ora siamo l'unico partito politico che ha preso seriamente a cuore la situazione dei lavori del castello. Su queste pagine sono presenti sia gli articoli di giornale riguardanti tutto ciò, sia il volantino da noi diffuso. Speriamo che i cittadini promotori della petizione siano più fortunati di noi. Saremo felici di collaborare in futuro per un fronte comune contro questo spreco di risorse.
A chi ci chiede per quale motivo manifestare a Roma l’11 ottobre sarebbe forse semplice rispondere domandando come si può non scendere in piazza in un momento come questo. Il governo più reazionario nella storia della Repubblica ha aperto il fuoco e nel mirino ci sono tutti. Ci sono i lavoratori di Alitalia e c’è l’intera istruzione pubblica, dalle elementari all’università, con tutti coloro che vi lavorano e studiano; ci sono gli immigrati, oggetto di provvedimenti ignobili e di una campagna di criminalizzazione e repressione anche questa senza precedenti nel nostro paese. Ci sono i dipendenti pubblici, genericamente definiti “fannulloni”. Ci sono i diritti di tutti i lavoratori italiani, sui quali Confindustria si sta scagliando armata di piccone tentando di demolire il contratto nazionale di lavoro, e con esso qualsiasi idea di sindacato che non sia rigidamente inquadrato nell’impresa e nelle superiori ragioni della produttività e del profitto. Ci sono delegati sindacali eletti dai lavoratori come Dante De Angelis, licenziato da Trenitalia per aver denunciato le carenze della sicurezza sui treni. Ci sono i lavoratori interinali colpiti dal decreto Brunetta. C’è il mezzogiorno, messo a rischio dalla cosiddetta riforma federalista. C’è quel che resta di pubblico nella nostra industria e nei nostri servizi. Le destre passano all’incasso della vittoria elettorale di aprile e i poteri forti, anche quelli che nelle elezioni pendevano verso il Partito democratico, si allineano alla velocità della luce. La cordata dei “salvatori”, o meglio degli affossatori, di Alitalia è piena di nomi legati al Pd, da Corrado Passera a Colaninno. La classe dominante si ricompone attorno a Berlusconi e sulle macerie della sinistra massacrata nelle elezioni di aprile tenta una volata in una gara senza avversari. Non si può certo dire infatti che il Partito democratico costituisca un elemento di contraddizione rispetto all’offensiva della destra. Privati della posizione di governo e senza una credibile prospettiva di ritornarvi a breve termine, Veltroni e compagnia girano a vuoto, parlano un giorno di dialogo con Berlusconi e il giorno dopo promettono di fare opposizione, in entrambi i casi approdando al nulla. Su tutti i temi sopra elencati, al di là delle parole più o meno risonanti, il Pd non è in grado di esprimere una vera opposizione per il semplice fatto che le sue concezioni partono in larga misura dalle stesse premesse di quelle del governo e a maggior ragione di Confindustria. Prova visiva di quanto scriviamo è stata l’immagine di Colaninno junior che in qualità di “ministro ombra” balbettava i suoi commenti sulla partecipazione di Colaninno senior all’operazione su Alitalia… È vero che il Pd scenderà in piazza a fine ottobre; per cosa, però, non si sa. L’offensiva del capitale mira lontano e profondo, dobbiamo saperlo, e sulla sua traiettoria c’è la Cgil. Il gruppo dirigente del maggiore sindacato italiano brancola nel buio più totale. L’intera stagione aperta dai famigerati accordi del 1992-93 è arrivata al capolinea, neppure la gabbia concertativa basta più a un’industria italiana in piena crisi di competitività. Oggi, a quarant’anni dal ’68, a gridare “vogliamo tutto!” sono i padroni. Epifani si trova di fronte alla scelta fra due mali: o capitolare di fronte ai ricatti del governo (Alitalia) e di Confindustria (modello contrattuale), sdraiandosi sulla linea della Cisl e aprendo un forte conflitto interno alla Confederazione; oppure rompere, alzarsi da quei tavoli-trappola e andare a uno scontro frontale in condizioni politiche estremamente sfavorevoli, un conflitto che la maggioranza della Cgil non vuole e non prepara e che guarda con sospetto e paura. Queste sono le partite aperte, le partite decisive delle prossime settimane e mesi, nelle quali la posta in gioco è altissima; dal loro esito si determinerà infatti la possibilità o meno per Berlusconi di gettare le basi non solo di un governo, ma di un vero e proprio “regno” la cui durata sarebbe a quel punto difficile prevedere; e contemporaneamente si determinerà la sorte della Cgil, forse persino la sua integrità organizzativa, e l’intero schieramento della sinistra e del movimento operaio italiano nella prossima fase. E qui entra in campo la data dell’11 ottobre, al cui appello di convocazione Rifondazione comunista ha dato formalmente adesione nel Comitato politico nazionale del 13 settembre. L’11 ottobre può, deve servire a un compito fondamentale: creare un primo momento di raccolta, di unione, di alleanza fra tutti coloro che sentono la necessità di questo conflitto. È uno strumento per rompere l’isolamento, che è oggi il nostro primo nemico. Lavoriamo affinché in quella piazza ci siano tutti; non si tratta di fare l’appello dei reduci dell’Arcobaleno, ma di coinvolgere tutti coloro che devono affrontare l’attacco del governo. Ci vengano gli insegnanti che la Gelmini vuole tagliare e gli studenti che vorrebbe ricacciare nella scuola classista di quarant’anni fa; ci vengano i lavoratori Alitalia in lotta per il lavoro, ci vengano i dipendenti pubblici senza contratto e i militanti della Fiom e della sinistra sindacale che lottano per strappare la Cgil alla deriva concertativa… ci vengano tutti questi e tanti altri, portino in quella piazza le loro rivendicazioni, le loro lotte e anche le tante cose che l’appello non dice o dice male (ahi! questi “intellettuali”, queste “personalità”…). Se riusciremo a farla così, allora questa manifestazione non sarà né una sfilata, né un rito, ma può diventare il trampolino di lancio per un autunno caldo senza il quale non possiamo neppure sognarci di fermare l’offensiva avversaria. Se l’11 riesce bene sarà di aiuto a tutti, a partire dallo sciopero convocato dai sindacati di base per il 17 ottobre, una data alla quale il Prc ha dato pure adesione e che può essere importantissima particolarmente nel mondo della scuola in subbuglio. Siamo quasi a un anno dal 20 ottobre 2007. Quella piazza fu grande, grandissima, e altrettanto grande fu il tradimento delle speranze di quelle centinaia di migliaia di lavoratori e di compagni. Fu quindi una manifestazione sconfitta; eppure anche nella sconfitta fu un sussulto importante, il più forte, di un popolo della sinistra che sentiva che lo si stava portando nella palude e tentava uscirne prima che fosse troppo tardi. Fu anche, lo si vede ancora meglio retrospettivamente, un elemento di resistenza forte contro le tendenze dissolutorie che pochi mesi dopo avrebbero portato Rifondazione sull’orlo della distruzione. Se oggi possiamo scendere ancora in piazza, lo dobbiamo anche a quella manifestazione. Allora fu l’ultima battaglia in una guerra persa. Lavoriamo perché l’11 ottobre 2008 sia invece il primo passo nella risalita di una nuova Rifondazione comunista e delle ragioni dei lavoratori!
Inauguriamo una nuova sezione del blog che intende dar voce ai cittadini.
Intervisteremo soprattutto chi, per la propria storia ed esperienza di vita, risulta essere particolarmente rappresentativo delle diverse tipologie di persone che vivono nel nostro paese, dal precario al disoccupato, dal lavoratore all’imprenditore, con l'intenzione di contribuire alla conoscenza reciproca e quindi al miglioramento della convivenza sociale.
Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un'Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l'emergenza è evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali e nei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità.
Questa è la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria è solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l’hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente, ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il più grave è la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un’altra idea di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E’ una risposta che non può tardare ed è l’unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e politica. Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un’opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi :
1. riprendere un'azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso. La scommessa è ridare prospettiva a un ruolo dell’Europa quale principale protagonista di una politica che metta la parola fine all'unilateralismo dell'amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all'occupazione in Iraq e Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione), ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;
2. imporre su larga scala un'azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli “omicidi bianchi” è necessario intensificare i controlli e imporre l’applicazione delle sanzioni alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro: lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;
3. respingere l'attacco alla scuola pubblica, all'Università e alla ricerca, alla cultura, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E’ una vera e propria demolizione attuata attraverso un'azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti, l'introduzione di processi di privatizzazione, e un'offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L'obiettivo della destra al governo è colpire al cuore le istituzioni del welfare che garantiscono l'esercizio dei diritti di cittadinanza. L'affondo è costituito da un'ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà;
4. rispondere con forza all'attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell'autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio pubblico e nelle scelte personali;
5. sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere diritto di cittadinanza alle richieste dei movimenti per la libera scelta sessuale e per quelle relative al proprio destino biologico;
6. sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni, prima fra tutti l’acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo è un’idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un’idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell’esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell’uso delle risorse e l’uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E’ fondamentale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico.
7. contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.
Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un'opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in affanno. L'attuale minoranza parlamentare non è certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com'è da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all'attacco a cui è sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali). Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell'offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un'opposizione politica e sociale che abbia l’ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per "fare insieme", al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.
Al tal fine proponiamo la convocazione per il 11 ottobre di un'iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un’iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento è contribuire all’avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.
Sono trascorsi 4 anni dall’insediamento dell’attuale Amministrazione di centro destra ed è ormai opinione diffusa che Miglionico non ha fatto nessun passo avanti. La sensazione di tanti cittadini, anche di molti che hanno sostenuto l’attuale amministrazione, è che questi amministratori hanno fallito e tradito il mandato. Il completo fallimento di questa classe dirigente all’appuntamento con l’amministrazione del paese non deve essere il fallimento di Miglionico. Dobbiamo avere il coraggio di dare una svolta alla politica affaristica attuata negli ultimi 20 anni nel nostro paese. Tutti sanno criticare ma alla prova dei fatti falliscono. Negli ultimi 20 anni non si è stati capaci di andare oltre la cura degli interessi personali e la soddisfazione di qualche clientela, lasciando incancrenire i problemi veri, come la gestione del territorio e dei problemi reali della gente.
Sentiamo il dovere morale e civico di unire gli sforzi insieme a tutti coloro che veramente tengono al bene di Miglionico, perché è doveroso impegnarsi per il bene del proprio paese e costruire insieme le condizioni politiche capaci di ridare voce alla parte viva e trasparente del nostro paese.
Bisogna ripartire tenendo gli occhi puntati verso il cambiamento mettendo insieme tutti gli uomini e le donne disponibili ad un forte e disinteressato impegno per ridare a Miglionico una buona amministrazione ed una prospettiva di sviluppo. Voltare pagina significa rinnovare la classe dirigente, aprire la politica a chi può oggettivamente innovarla perché finora ne è stato escluso, soprattutto I GIOVANI E LE DONNE. Al tempo stesso innovare vuol dire selezionare e formare le persone a cui affidare il compito di concretizzare un programma di sviluppo per Miglionico. Oggi qui vogliamo sottolineare che il tempo è maturo per dar corso a questo nuovo inizio, bisogna unire le forze per il bene di Miglionico. Sapere di dover domani raccogliere i deludenti risultati che questa Amministrazione lascerà sul piano amministrativo e politico, obbliga le forze del rinnovamento a partire per tempo nella costruzione di un programma che unisca quanti vogliono per Miglionico:
1.un futuro di crescita economica e civile capace di garantire una elevata qualità di vita in un ambiente sano,
2.soddisfare le aspettative dei giovani,
3.realizzare pari opportunità tra tutti a partire dal diritto delle donne di essere adeguatamente presenti nelle Istituzioni,
4.sostenere le famiglie con politiche sociali e servizi al passo con i tempi,
5.sostenere i soggetti deboli costruendo opportunità di lavoro per chi è in difficoltà,
6.saper accogliere i lavoratori migranti e garantire la sicurezza di tutti i cittadini.
Anche per questo, disinteressatamente, oggi sentiamo il dovere di chiedere a chi vuole il bene di Miglionico di scendere in campo per impegnarsi nella vita politica, sulla base di idee di progresso e di cambiamento. Forze nuove, giovani fatevi avanti esprimete la vostra opinione. Gettiamo le basi per un confronto allargato. Questo può essere il momento per rinnovare, per proporsi, per far circolare aria nuova e pulita. Approfondiamo il dibattito sulle possibili prospettive e su come costruire un progetto credibile e capace di rappresentare un alternativa alla attuale amministrazione.
Noi diciamo partiamo e cresceremo, da subito e senza preconcetti, aperti al dialogo, non diamo per scontati i nostri ruoli, mettiamoci in gioco e sulla base di un comune sentire partendo dalla centralità della questione morale della politica locale, coaguliamo gli obiettivi e costruiamo un programma fatto di poche cose chiare e concrete, pochi obiettivi capaci innanzitutto di valorizzare le risorse del nostro territorio: turismo e qualità della vita in primis (giardini e rifiuti urbani non sono obiettivi strategici di una buona amministrazione, ma devono essere ordinaria amministrazione! ).
Nei prossimi mesi che precederanno le elezioni amministrative 2009 a Miglionico, dobbiamo innanzitutto analizzare le esigenze del nostro Comune, i problemi e le aspettative di cittadini, associazioni e categorie economiche, per poter acquisire ogni utile elemento necessario a consentire la stesura di un programma amministrativo semplice, completo e soprattutto partecipato.
IL METODO OPERATIVO
In politica, se non esistono dati riscontrabili ed un metodo operativo chiaro è difficile poter sostenere di essere in grado di ben amministrare, definendo preventivamente solo le linee programmatiche dell’azione di governo del Comune, ne tanto meno si può pensare di poter dare concreta attuazione a ciò che ci si propone di realizzare con una coalizioneche vuole rispettare i principi di efficienza, efficacia, trasparenza ed economicità dell’azione amministrativa. E’ indispensabile quindi chiarire preliminarmente il “metodo operativo/decisionale”, perché un progetto che ha l’ambizione di mettere insieme per il bene comune, uomini, storie e culture politiche eventualmente anche diverse, solo chiarendo da subito il metodo potrà dare certezza che non si areni di fronte a future decisioni importanti e difficoltà imprevedibili che possono presentarsi ad una amministrazione lungo il suo percorso. Noi crediamo nella decisione trasparente e partecipata.
Noi crediamo che la prossima amministrazione comunale dovrà impegnarsi per la pianificazione dello sviluppo locale, ricercando la partecipazione diretta dell’intera comunità locale alla definizione di obiettivi, priorità e linee di azione.
In particolare nelle scelte importanti legate all’utilizzo e gestione del territorio, che incidono sulle condizioni di vita di una comunità, bisogna promuovere la partecipazione democratica e si dovrà sempre consentire ai cittadini di discutere i temi ed i processi che governano sia lo sviluppo che l'impatto sull'ambiente naturale e sociale, così da pianificare soluzioni condivise e concrete ai problemi esistenti.
A tal fine si deve:
·incoraggiare il dialogo e la partecipazione delle diverse componenti della società;
·creare una relazione equilibrata tra società, ambiente e sviluppo;
·consentire uno sviluppo sostenibile nel rispetto dei bisogni di progresso della comunità locale.
Operativamente bisogna individuare idonei criteri per facilitare la partecipazione sociale, pensiamo agli strumenti adottati a livello europeo in programmi come Agenda 21, piani sociali di zona e programmi per lo sviluppo locale sostenibile. I partecipanti si incontreranno per scambiarsi opinioni, sviluppare visioni, proporre come superare gli ostacoli. Questa partecipazione sociale e l’approccio dal basso alla programmazione degli interventi, consentiranno di scambiarsi punti di vista, informazioni, sviluppare visioni, discutere i processi che governano lo sviluppo economico e sociale, definendo soluzioni concrete socialmente condivise e partecipate.
La lista che vuole governare Miglionico nei prossimi anni, per ben amministrare dovrà :
• Rilevare i bisogni dei cittadini; • Programmare gli interventi per la crescita socio-economica di Miglionico; • Promuovere e garantire la qualità della vita in modo da riequilibrare gli scompensi di una società che deve affrontare nuove sfide per lo sviluppo socio-economico; • Soddisfare il bisogno di sicurezza dei cittadini, inteso non solo come garanzia di tutela dell’incolumità delle persone e dei loro beni, ma anche come sostegno e aiuto concreto alle fasce sociali più deboli; • Garantire una crescita economica che conservi la nostra cultura, la nostra storia e i valori culturali e l’ambiente naturale.
In questi anni ogni cittadino ha potuto constatare che i bisogni che incidono sulla qualità della vita sono stati ampiamente disattesi, per questo la prossima amministrazione è tenuta a dare a queste esigenze delle risposte forti, con un azione che deve essere efficace ma anche capace di anticiparne i bisogni in una società in continua evoluzione.Pensiamo ad una programmazione di medio-lungo periodo che richiederà una gestione pianificata ed oculata della cosa pubblica per ripristinare la "normalità" che oggi manca, evitando innanzitutto sprechi e dispersione di risorse, ogni cittadino capisce che non basta realizzare qualcosa, bisogna anche che quello che viene realizzato:
-sia parte di un progetto e di un piano globale che possa portare a miglioramenti successivi, graduali nel tempo;
-sia realmente utile e diretto a soddisfare un bisogno generale prioritario e mai particolare.
NOI CREDIAMO CHE SE C'E' BUONA VOLONTA', SE NON SI CERCHERA' DI EGEMONIZZARE, DI METTERE PALETTI, DI AVVANTAGGIARSI POLITICAMENTE E SOPRATUTTO SE SI METTONO DA PARTE I PERSONALISMI, SI PUO' FARE UNA LISTA CHE FINALMENTE METTA INSIEME LE FORZE SANE E CAPACI DI MIGLIONICO.