1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

1074 VOLTE GRAZIE MIGLIONICO

venerdì 18 aprile 2008

Rilanceremo Rifondazione Comunista, senza paura della realtà, come sempre abbiamo fatto.

La catastrofe è di tali proporzioni che mi ha lasciato attonito. Sapevo, e lo avevo detto e scritto, che l’idea della Sinistra e L’arcobaleno era sbagliata anche elettoralmente. Ma non prevedevo certamente un simile risultato. Non è quindi con la stupida presunzione di chi afferma con aria supponente: - “l’avevo detto io!” – che mi accingo a scrivere queste note. Rimane solo l’amarezza di non aver potuto discutere prima, per tempo, a causa di un atteggiamento, questo si presuntuoso, di chi presentava le proprie decisioni come le UNICHE POSSIBILI, di chi derideva le posizioni altrui (come le mie per esempio) come MINORITARIE e TESTIMONIALI (salvo svegliarsi martedì mattina avendo ridotto l’intera sinistra ad una testimonianza extraparlamentare), di chi continua imperterrito a parlare di nuove accelerazioni e di nuove scelte irreversibili.

Comunque, cerchiamo di ragionare.

Prima che compaiano studi approfonditi sui flussi elettorali bisogna affidarsi ad una osservazione superficiale. Credo però sufficiente per formulare almeno ipotesi. Ovviamente da verificare. Le destre stravincono. Raccolgono tutti i propri voti potenziali (compresi quelli che nel 2006 si erano astenuti) e un cospicuo numero di elettori delusi dal centrosinistra. La intrapresa politica fondata sulla espressione dei peggiori istinti di una società atomizzata e scossa dalla crisi è pienamente riuscita. Spicca, da questo punto di vista, il voto della Lega.
Al contrario, l’operazione del PD, che tentava di contendere alla destra i voti ispirati dalla paura e dall’insicurezza e quelli dei ceti abbienti benpensanti è completamente fallita. Solo l’idea, perniciosa e perdente, del VOTO UTILE CONTRO BERLUSCONI è stata in parte premiata unicamente con voti di sinistra, occultando parzialmente la totale inefficacia del progetto del PD.
La distanza, in voti assoluti e in percentuali, fra i due principali schieramenti, lo dimostra inequivocabilmente.

La Sinistra e L’Arcobaleno perde in ogni direzione. Quando si perdono quasi tre milioni di voti su quattro si troveranno le tracce dell’esodo in ogni dove. Ma credo si possa dire, non so in quale esatta misura, che la gerarchia sia: astensione, PD (compresa italia dei valori). Molto al di sotto, in diverse altre direzioni, compresa la Lega e perfino l’UDC. Non bisogna dimenticare il voto del Partito Comunista dei Lavoratori e di Sinistra Critica (316mila al senato e 376mila alla camera pari all’uno per cento) che sono tutti voti provenienti da Rifondazione. Che due piccolissime formazioni esordienti alle elezioni prendano più di un terzo di voti rispetto a quattro partiti con 140 parlamentari è qualcosa che dovrebbe far riflettere. E non si tratta solo della falce e martello, che pure ha avuto il suo ruolo, ma anche di un voto militante e giovanile di movimento che, nonostante la dimensione sostanzialmente irrilevante dal punto di vista elettorale, non può essere osservato con sufficienza dal punto di vista politico.
Al di là dei flussi credo sia necessario capire i motivi profondi di una tale perdita di voti. Ognuno può verificare empiricamente, interrogando i propri conoscenti, che le motivazioni sono state tante, diverse, e in molti casi contradditorie. Delusione per la condotta al governo, sia nella versione del “tanto siete inutili” che in quella più diffusa (credo) del “siete diventati uguali agli altri”. Da questa scaturisce l’astensione ed anche il voto per il PD per la paura di Berlusconi, ed all’Italia dei Valori. Segue quella tanto infondata quanto esistente del “avete disturbato l’azione di governo e siete la vera causa della sua caduta”. Da questa scaturisce il voto al PD. C’è, ed anche forte, il non essersi riconosciuti nel nome, nel simbolo e nel leader della SA. Da questa scaturisce l’astensione e il voto per la falce e martello. Ovviamente le prime due motivazioni sono numericamente molto grandi, ma non bisogna sottovalutare che la terza, sebbene numericamente minore, ha investito i militanti e i più politicizzati che sono sempre il motore della campagna elettorale.
Con un’Italia devastata socialmente, con un governo pessimo del quale facevamo parte, con le lotte e i movimenti presenti ma impossibilitati a vincere e nemmeno a farsi ascoltare, con l’insidia della nascita del PD (che troppi cretini dicevano avrebbe aperto grandi spazi elettorali a sinistra) la sinistra, e Rifondazione in particolare, si è trovata in una tipica e classica situazione di empasse. In un vicolo cieco.
Invece di affrontare con realismo la situazione, di aprire una vera trattativa con Prodi mobilitando tutte le forze disponibili, anche scontando di perdere una parte di consensi, ma conservando gli altri, si è scelto di scappare dai problemi e di avviare la costruzione di un nuovo partito tanto generico quanto moderato. Per giunta mortificando le identità, soprattutto quella comunista, e facendo tutto in modo oligarchico.
Così facendo si sono persi consensi in tutte le direzioni.

Insisto! Nessuno mi toglie dalla testa che la rottura con Prodi sul welfare avrebbe scontato la perdita di molti voti, ma anche la mobilitazione nella lotta di una parte del paese che ci avrebbe capiti benissimo e che non ci avrebbe abbandonati alle elezioni. Di fronte a tutto questo, oggi, tutto si può fare tranne che continuare, come un pugile suonato, a ripetere che la Sinistra Arcobaleno è il futuro. Sono rimasto davvero molto colpito dal fatto che Bertinotti, Giordano, Vendola e Migliore abbiano riproposto ossessivamente il superamento di Rifondazione e la costruzione di un nuovo partito anche dopo il risultato elettorale, nonostante il Pdci abbia dichiarato chiusa l’esperienza SA lanciando la costituente comunista, con l’evidente scopo di lucrare sullo scioglimento di rifondazione, nonostante i Verdi vadano al congresso con la discussione che verterà sull’alleanza (forse perfino ingresso) col PD o sul rilancio alle europee del simbolo storico del Sole che Ride, e nonostante moltissimi di Sinistra Democratica siano andati nel PD perfino in campagna elettorale ed altrettanti si apprestino a farlo presto nelle prossime settimane.
Veramente non credo alle mie orecchie!
E’ per questo che non bisogna permettergli di produrre altri fatti irreversibili.
Rifondazione Comunista esiste, ferita, con i suoi difetti e limiti, ma esiste.

Ci sono decine di migliaia di compagne e compagni che non si rassegnano, che non hanno nessuna intenzione di consegnare al PdCI e ad altri i resti militanti ed anche elettorali che deriverebbero dalla morte di Rifondazione. Che hanno saputo coniugare l’identità comunista con l’innovazione politico-culturale, che non hanno una vocazione di potere, che sono immersi in tutte le lotte del paese. Che sanno che il risultato elettorale non riflette il vero stato delle cose e che c’è rimedio a tutto questo. Perciò rilanceranno, rilanceremo, Rifondazione Comunista riprendendo il cammino del nostro progetto, mortificato e contraddetto dall’esperienza di governo, e produrremo unità nei movimenti ed anche fra le forze politiche fondandola sui contenuti, sulle cose, e non più sulle illusioni salottiere.

ramon mantovani

giovedì 17 aprile 2008

Appello - Ricostruire a Sinistra

Appello

COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI

Ricostruire a sinistra



Dopo il crollo della Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia

Siamo comuniste e comunisti del nostro tempo. Abbiamo scelto di stare nei movimenti e nel conflitto sociale. Abbiamo storie e sensibilità diverse: sappiamo che non è il tempo delle certezze. Abbiamo il senso, anche critico, della nostra storia, che non rinneghiamo; ma il nostro sguardo è rivolto al presente e al futuro. Non abbiamo nostalgia del passato, semmai di un futuro migliore. Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso: non solo essa ottiene un quarto della somma dei voti dei tre partiti nel 2006 (10,2%) - quando ancora non vi era l’apporto di Sinistra Democratica - ma raccoglie assai meno della metàdei voti ottenuti due anni fa dai due partiti comunisti (PRC e PdCI), che superarono insieme l’8%. E poco più di un terzo del miglior risultato dell’8,6% di Rifondazione, quando essa era ancora unita. Tre milioni sono i voti perduti rispetto al 2006. E per la prima volta nell’Italia del dopoguerra viene azzerata ogni rappresentanza parlamentare: nessun comunista entra in Parlamento. Il dato elettorale ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”: risaltano la delusione estesa e profonda del popolo della sinistra e dei movimenti per la politica del governo Prodi e l’emergere in settori dell’Arcobaleno di una prospettiva di liquidazione dell’autonomia politica, teorica e organizzativa dei comunisti in una nuova formazione non comunista, non anticapitalista, orientata verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito Democratico e ad una logica di alternanza di sistema.

E’ giunto il tempo delle scelte: questa è la nostra
Non condividiamo l’idea del soggetto unico della sinistra di cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”, nonostante il fallimento politico-elettorale. Proponiamo invece una prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi o logiche auto-referenziali. Rivolgiamo un appello ai militanti e ai dirigenti di Rifondazione, del PdCI, di altre associazioni o reti, e alle centinaia di migliaia di comuniste/i senza tessera che in questi anni hanno contribuito nei movimenti e nelle lotte a porre le basi di una società alternativa al capitalismo, perché non si liquidino le espressioni organizzate dei comunisti ed anzi si avvii un processo aperto e innovativo, volto alla costruzione di una “casa comune dei comunisti”. Ci rivolgiamo: -alle lavoratrici, ai lavoratori e agli intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari, al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che insieme rappresentano la base strutturale e di classe imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo; -ai movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica originaria di liberazione integrale solo se è capace di assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche poste dal movimento femminista; -ai movimenti contro la guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese, che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela militare, politica ed economica dell’imperialismo; -al mondo dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo continua a produrre su scala planetaria, perchè solo dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere - nella lotta comune - una cultura ed una solidarietà cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla “diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso traguardi di superiore convivenza e di pace. Auspichiamo un processo che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità di promuovere una riflessione problematica, anche autocritica. Indagando anche sulle ragioni per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della “rifondazione comunista” non sia stata capace di costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio e la sinistra avevano ed hanno bisogno; e come mai quel processo sia stato contrassegnato da tante divisioni, separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla militanza decine di migliaia di compagne/i. Chiediamo una riflessione sulle ragioni che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono da quella esperienza, ed anche gli errori che ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della ripresa delle destre. Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto reciproco per questa riflessione. Ma se la eludessimo, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione. Il nostro non è un impegno che contraddice l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al cambiamento. Né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie. Ma tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi. Che - tanto più oggi - sappia vivere e radicarsi nella società prima ancora che nelle istituzioni, perché solo il radicamento sociale può garantire solidità e prospettive di crescita e porre le basi di un partito che abbia una sua autonoma organizzazione e un suo autonomo ruolo politico con influenza di massa, nonostante l’attuale esclusione dal Parlmento e anche nella eventualità di nuove leggi elettorali peggiorative. La manifestazione del 20 ottobre 2007, nella quale un milione di persone sono sfilate con entusiasmo sotto una marea di bandiere rosse coi simboli comunisti, dimostra – più di ogni altro discorso – che esiste nell’Italia di oggi lo spazio sociale e politico per una forza comunista autonoma, combattiva, unita ed unitaria, che sappia essere il perno di una più vasta mobilitazione popolare a sinistra, che sappia parlare - tra gli altri - ai 200.000 della manifestazione contro la base di Vicenza, ai delegati sindacali che si sono battuti per il NO all’accordo di governo su Welfare e pensioni, ai 10 milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il referendum sull’art.18. Auspichiamo che questo appello – anche attraverso incontri e momenti di discussione aperta - raccolga un’ampia adesione in ogni città, territorio, luogo di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna, un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo l’orizzonte ultimo della civiltà umana.

Per aderire, clicca su www.comunistiuniti.it

Prc Basilicata, si dimette il Segretario Regionale Michele Saponaro

Il segretario regionale di Rifondazione comunista, Michele Saponaro, ha annunciato le dimissioni dall’incarico. “Anche in Basilicata la proposta politica de La Sinistra-L’Arcobaleno è stata battuta sonoramente. L’ossessione del ‘voto utile’, indotto dalla polarizzazione voluta dalle scelte populistiche – quelle rozze e indecenti, cioè razziste, mafiose, padronali, egoiste del centro-destra; quelle ‘interclassiste’, che volutamente tendono a confondere, sotto l’egida del mercato, gli interessi del capitale e del lavoro – spiega con tutta evidenza – ha sostenuto Saponaro - il grado di irrazionalismo inculcato nelle scelte elettorali con il chiacchiericcio dei salotti buoni televisivi; ma soprattutto, l’impotente solitudine della ‘scelta di parte’ fatta in ritardo dalla Sinistra, come estremo tentativo di salvarsi dalla sua fine. Ne è conferma proprio il contestuale voto amministrativo, che risarcisce in qualche modo la sinistra lì dove si è coalizzata con il PD. Ho condiviso le scelte fatte e questo motiva le mie dimissioni. In realtà, da tempo la politica del Novecento – e di cui ancora nel ’68 e fin nei primi anni ‘70 abbiamo avuto la ventura di viverne gli ultimi sprazzi – non è più il luogo della decisione perché – continua ancora - le decisioni restano per principio sottratte alla discussione pubblica, che così si adatta passivamente alla politica, così come la politica si è passivamente adattata all’economia e questa alla tecnica. Ma la Tecnica tende solo al proprio autopotenziamento, da cui traggono profitto i potentati economici indifferenti alle sorti umane. Questo processo oggi si è disvelato fino al punto di risolversi in un procedimento regolamentato dall’acclamazione, indotta dalla fascinazione televisiva, di élite chiamate alternativamente al potere. Oggi, è toccata a Berlusconi, legittimato da un elettorato che non poteva far altro, a prendere decisioni all’interno dello scenario dischiuso e predisposto dalla tecnica (per decidere sì o no l’apertura di centrali nucleari, introdurre organismi geneticamente modificati, petrolio o fonti rinnovabili, acqua pubblica o privata, tassi d’inflazione, ecc.; per tali decisioni, occorrerebbe essere di volta in volta fisici atomici genetisti, consulenti di organismi internazionali - FMI, Banche, Borse, ecc.). Non sta qui il progressivo disinteresse dei cittadini di fronte alla politica, incapace di indicare un modo diverso e più efficace per restituire agli uomini - costretti oggi a confrontarsi in disperse formazioni, quando non individualmente col volto tremendo del futuro, dell’ignoto, dell’incommensurabile, quale oggi la tecnica è - il diritto di parola sulla loro vita sociale e collettiva? Paradossalmente, spezzati gli antichi legami affettivi e comunitari originati proprio – ha affermato - per sottrarci al terrore della solitudine e dell’irreperibilità di una traccia di senso, la loro assenza, oggi, ci rigetta in quella stessa paura del futuro che la natura incomprensibile metteva agli antichi. Non sono morte le ragioni della Sinistra e del suo popolo, neppure in Italia: lavoro, democrazia, partecipazione, cultura del limite; sono gli oggetti del nostro interrogarci e che fanno la vera politica. Non ci si può rassegnare al conformismo e al rischio della scomparsa degli uomini e della natura. Ma per un progetto simile occorrono altre forze, altre energie, un’altra generazione di cittadini. Noi possiamo solo – conclude Saponaro - ripartire dal dichiararci ‘parte’: dalla parte delle ragioni del lavoro e della precarietà del lavoro e della vita”.

mercoledì 16 aprile 2008

Seppellire l’Arcobaleno
Ricostruire il Prc dall’opposizione
Il risultato elettorale della Sinistra arcobaleno è per generale ammissione al di sotto delle peggiori aspettative. Per la prima volta da 126 anni, da quando nel 1882 Andrea Costa venne eletto primo parlamentare socialista, non esiste nel parlamento italiano né un socialista, né un comunista. Non esistono precedenti, almeno nel nostro paese, che possano fare da guida per darci un orientamento.

Nel 1948 il Fronte popolare costituito da comunisti e socialisti subì una disfatta storica che aprì la strada a vent’anni di pesante egemonia democristiana, agli anni duri della discriminazione anticomunista, alla scissione della Cgil. Tuttavia le strutture portanti ressero, il Pci rimaneva un partito forte e radicato profondamente nella classe operaia.

Oggi la portata della sconfitta non discende solo dall’esclusione dal parlamento, ma soprattutto dalla sensazione di tracollo e di disfacimento che traspare in queste prime ore.

Che una sconfitta ci sarebbe stata, era scritto in partenza. Un’esperienza di governo fallimentare, terminata ingloriosamente per mano di Mastella e Dini: una rottura col Pd subìta con rassegnazione da parte dei gruppi dirigenti dell’Arcobaleno, che in buona parte hanno continuato a piagnucolare per la protervia di “Walter” che non ha voluto stringere accordi (e c’è chi continua anche dopo il voto con lo stesso ritornello); una campagna elettorale zoppicante, parole d’ordine vaghe e contraddittorie, dirigenti in larga misura screditati che si rivolgevano a piazze quasi sempre semivuote. Tutto questo lasciava presagire un esito negativo, ma i numeri, smentendo anche i sondaggi più negativi, dicono che si è aggiunto qualcosa di più.

Alla semplice domanda: “C’è un solo motivo per cui valga la pena di votare l’Arcobaleno?” oltre due milioni e settecentomila elettori che nel 2006 avevano votato le forze dell’Arcobaleno (senza contare Sinistra democratica) non hanno saputo dare risposta. Il voto della sinistra è esploso in frammenti, chi nell’astensione, chi nelle liste del Pcl e di Sinistra critica, chi nel “voto utile” al Pd, diversi, c’è da supporre, anche nel voto a Di Pietro e alla Lega nord. Il terreno è franato sotto i piedi di un gruppo dirigente che fino all’ultimo minuto non ha dimostrato di avere il minimo sentore di quanto si stava preparando. È la fine di un’epoca.

Al capolinea arriva non solo una linea politica fallimentare che dal 2005 ha condotto Rifondazione da una sconfitta all’altra. Finisce l’epoca della sinistra glamour che invece che ai cancelli delle fabbriche convoca i giornalisti nei locali alla moda; finisce la lunga stagione delle “trovate” bertinottiane, dei giochi di parole, delle “mosse del cavallo” e dei “balzi della tigre” che tanto piacevano all’ex presidente della Camera.

Si potrebbe scrivere un lungo catalogo degli argomenti con i quali questi dirigenti intelligenti attaccavano noi e tutti coloro che criticavano la loro linea negli anni scorsi, in particolare quando ci opponevamo all’entrata nel governo Prodi. Per non dilungarci citiamo solo il più (involontariamente) umoristico: “Se seguissimo le vostre posizioni – dicevano –, usciremmo dalla politica e finiremmo col fare gli extraparlamentari!”. I signori strateghi sono ora serviti!

Si apre una probabile diaspora, l’attrazione verso il Pd sarà irresistibile per larga parte del ceto politico dirigente dell’Arcobaleno. Gran parte dei Verdi si prepara a una precipitosa correzione di rotta. Sinistra democratica ha ripetuto per tutta la campagna elettorale e anche oltre che prima o poi col Pd bisognerà riaprire il dialogo. Le sirene si fanno sentire anche in Rifondazione.

Bene: chi deve andare vada, senza farsi trattenere dai rimpianti; vadano ad accomodarsi nel loft di Veltroni, nessuno li rimpiangerà, per ricostruire dopo questa sconfitta ci servirà ben altro materiale umano e ben altra linea politica e se nel fuggi-fuggi dovesse essere travolto qualche spezzone del Prc, tanto meglio. Se il Prc ha un futuro, può averlo solo liberandosi dei tanti che invece di vivere per la politica hanno deciso di vivere di politica, di carriera, di amministrazioni locali, dei traffichini della politica pronti a tutto pur di salire un gradino di carriera.

Comincia una lunga marcia verso i lavoratori, le fabbriche, i conflitti, gli immigrati, le donne (quelle vere, che subiscono sulla loro pelle il pesante ritorno del clericalismo e dell’oppressione familiare e lavorativa; non le immaginette da convegno che fanno solo battaglie per le candidature), le periferie, i tanti luoghi nei quali nessuno sa più a cosa debba servire un partito comunista e di classe.

Questa lunga marcia la faremo, ne siamo certi, assieme a tante migliaia di compagni e compagne che non sono disposti a vedere andare in liquidazione le idee e il partito per il quale abbiamo combattuto tante battaglie.

Il presidente uscente di Confindustria Montezemolo esulta perché il risultato elettorale non solo garantisce la governabilità, ma anche per “la netta sconfitta delle forze politiche portatrici si una cultura anti-impresa, anti-mercato e anti-sviluppo”.

C’è solo una strada per smentire l’arrogante trionfalismo del capo confindustriale: ricostruire, con pazienza certosina, tanta umiltà e tanto spirito di sacrificio, la presenza dei comunisti nei conflitti di classe che inevitabilmente torneranno ad attraversare il nostro paese. Che non si tratti di pie illusioni lo conferma il fatto che molti commentatori qualificati, dal direttore del Corriere della Sera in giù, hanno manifestato la loro preoccupazione per la cancellazione della sinistra dal parlamento: temono, dicono, una deriva radicale. Faremo di tutto per far sì che il loro timore sia la nostra speranza, che nelle lotte future si ricostruisca un Prc che possa andare a testa alta non nei salotti televisivi, ma fra gli sfruttati che lottano per i propri diritti e il proprio futuro.

Per fare una lunga marcia occorre tuttavia una direzione credibile, per idee e personaggi. Uno dei pochi punti oscuri di questo risultato elettorale è come faccia Franco Giordano a occupare ancora la carica di segretario del Prc. Diciamo questo non perché cerchiamo facili consolazioni o capri espiatori, ma per la convinzione profonda che sarebbe un primo atto volto a ridare credibilità al nostro partito.

Quanto alle “dimissioni” annunciate da Bertinotti, non siamo propensi a prenderle troppo sul serio. È noto che gli dèi non si dimettono dall’Olimpo, e il compagno Bertinotti ha già abbondantemente dimostrato in questi mesi e anche nella campagna elettorale di preferire di gran lunga il ruolo di deus ex machina che dall’alto della sua posizione pronuncia sentenze oracolari piuttosto che tornare a mischiarsi con noi, poveri plebei della politica militante, ai quali tuttavia non si perita di lasciar pagare il conto (politicamente parlando) dei suoi festini. E cosa dovremmo pensare di quei dirigenti che come un disco rotto ripetono “guai se si ferma il processo unitario!”… e viene da domandarsi quali altri guai dovrebbero ancora capitarci prima che ci si decida a buttare alle ortiche una linea fallimentare!

Il compagno Alfonso Gianni ha il pregio di parlare sempre chiaro. Su Liberazione del 15 aprile si esprime come segue: “idea personale: lanciare subito un appello per una costituente della sinistra, contare insomma chi ci sta, nei partiti e nella società”.

Per l’ennesima volta, che sarebbe anche l’ultima, si tenta di porre il partito di fronte a un fatto compiuto; ma è anche, dobbiamo esserne coscienti, il tentativo disperato di una componente politica sconfitta, che minaccia neanche tanto fra le righe nuove scissioni (“chi ci sta… nei partiti”) pur di sottrarsi a un dibattito democratico. Possiamo e dobbiamo battere questo tentativo in un confronto serrato, implacabile e soprattutto che coinvolga finalmente quelle migliaia e migliaia di compagni che sono stati espropriati da tempo del loro diritto a dibattere e a decidere del futuro del partito.

Una nuova linea di classe e di opposizione può e deve affermarsi nel congresso del Prc, che rivendichiamo si apra in tempi brevissimi. Vengano i compagni, gli iscritti, i militanti, quelli del 20 ottobre, e mettano a riposo un gruppo dirigente fallimentare e impongano un drastico cambio di rotta. Questa è la battaglia che faremo nel congresso, aperti a collaborare con tutti i compagni, comunque l’abbiano pensata fino a ieri, che condividano con noi due semplici cose: un’idea politica e un sentimento.

L’idea politica è che possiamo ricostruire un partito comunista all’altezza delle necessità se sapremo calarci fino in fondo nel conflitto di classe nella società e nella politica, interpretandolo nel solo modo concepibile oggi, e cioè come un conflitto che ci contrappone a entrambi gli schieramenti dominanti del Pd e del Pdl.

Il sentimento è quello di chi non è disposto a permettere che dopo averci condotto a questo disastro, i responsabili principali compiano l’ultimo scempio usando una sconfitta causata da loro stessi per dissolvere in un nulla politico il lavoro e le battaglie di centinaia di migliaia di compagni.

martedì 15 aprile 2008

Rassegna stampa






Comunicato Stampa di Francesco Cirigliano (CPN Prc/Se)

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Comitato Politico Nazionale – Direzione Regionale di Basilicata


Comunicato Stampa

La debacle elettorale de La Sinistra,L’Arcobaleno annunciata dagli exit pool e dalle prime proiezioni, confermata dal risultato finale, ci pone di fronte ad un vero e proprio baratro: per la prima volta sarebbe assente dal Parlamento – quello nato con la costruzione della Repubblica antifascista – un partito che, attraverso simboli e programmi, rappresenta le lavoratrici e i lavoratori. Per la prima volta di questa storia mancherebbero dai rami del Parlamento le comuniste e i comunisti.

Un fatto senza precedenti che vede dei responsabili sia nel gruppo dirigente nazionale, sia in quello regionale di Basilicata che, in questi mesi e in queste settimane, ha costantemente ingessato dibattiti e discussioni, per procedere a testa bassa in un progetto il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti.

Sulla strada di un’accelerazione tutta organizzativista che, dopo aver cancellato la falce e martello, non è riuscita a mantenere fede a quella moratoria – proposta dal segretario nazionale e da lui stesso violata – volta a rimandare a dopo le elezioni il dibattito congressuale sul presunto scioglimento del Prc. Se a ciò si aggiunge il modello verticistico e senza appelli con cui si è proceduti alla formazione delle liste elettorali, emerge con drammaticità il quadro che fa da cornice alla catastrofe che abbiamo di fronte.

Ora è arrivato il momento di convocare immediatamente gli organi dirigenti regionali e, sin da subito, si sente la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte dei protagonisti di questo fallimento. Non possono esistere uomini buoni per tutte le stagioni!

Potenza, li 14.04.’08

Francesco CIRIGLIANO

(membro del Comitato Politico Nazionale del PRC-SE)

Dichiarazione di Ramon Mantovani sui risultati elettorali

Dal Blog di Ramon Mantovani

“Quattro partiti prendono un milione di voti e diventano extraparlamentari.
Se il gruppo dirigente irresponsabile che ha portato a questo disastro insiterà sulla linea della sinistra arcobaleno sarà travolto dai militanti e dagli iscritti di rifondazione comunista.
Sarebbe bene per loro e per il partito che si dimettessero immediatamente.
E’ stata l’esperienza di governo a deludere gli elettori e ad allontanarci dai movimenti e dalle lotte.
Bisogna ripartire da rifondazione e ripartiremo da rifodazione, anche cercando una unità seria con altre forze mettendo da parte l’idea elettoralistica e subalterna al partito democratico della sinistra e l’arcobaleno”.

ramon mantovani